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Alessandro Piangiamore. Frangiflutti

di Daniela Trincia

È così che Alessandro Piangiamore (Enna, 1976), con un serio sorriso sulle labbra, illustra il titolo della sua ultima personale da Magazzino, con la quale presenta gli ultimi lavori realizzati per questa mostra:

“Frangiflutti anche perché, essendo un po’ orso, per me sono elementi riparatori ma, al tempo stesso, pongono la giusta distanza tra la terraferma e il moto ondoso del mare”.

Fedeli alla sua pratica artistica, attenta a segnalare e svelare la capacità riparatrice delle arti, attraverso elementi naturali che silenziosamente fanno parte del quotidiano di ognuno di noi, i lavori in mostra sono centrati nel rendere definitivamente stabile quello che in natura è temporaneo e provvisorio, e “fermare l’attimo fuggente”, dando forma all’informe e al transitorio, concretezza al senso vivente racchiuso negli elementi, anche attraverso materiali industriali (basti ricordare il lavoro Ieri Ikebana, presentato nella mostra Quaranta sempre nella galleria Magazzino, dove l’industriale calcestruzzo definitivamente mantiene la memoria, nonché il ricordo, della forma di fiori che hanno completamente terminato il proprio ciclo vegetativo).

Ma, ovviamente, oltre all’ironia di Piangiamore, il titolo (come sempre parte integrante delle sue mostre) sta ad indicare quell’elemento che dovrebbe porsi, in qualche modo, tra noi e il flusso perpetuo di immagini che costantemente pervadono il nostro tempo, annebbiando e logorando la capacità di cernita e di critica; quell’elemento che dovrebbe ri-portare un certo equilibrio.

Una mostra che, nell’incanto racchiuso in ogni lavoro, ci invita a una serie riflessione sulla natura che ci circonda, sulla sua magnificenza ma anche, e soprattutto, su quello che le stiamo facendo, col rischio di rovinare per sempre i suoi piccoli miracoli quotidiani.

Anziché di aquiloni, Piangiamore, alla stessa stregua di un rabdomante, è il Cacciatore di Polveri, e va a caccia di tutti quegli elementi presenti in natura, che decontestualizza e mostra in modo nuovo e inedito, conferendo loro un significato e un aspetto diversi.

Una caccia il cui bottino lentamente ingrossa la sua attenta collezione, come quella di terre. Pazientemente raccolte durante i suoi viaggi, alcune le ha utilizzate come materia, stendendole sui grandi pannelli.

Così affiancati, oltre a costruire una variegata quanto colorata serie di compatti monocromi, ridimensionano il luogo comune che il colore della terra sia generalmente “marrone”. E in questa semplice, quanto potente, constatazione sta tutta la bellezza e la meraviglia dei dieci pannelli.

immagine per Alessandro Piangiamore - Frangiflutti, Magazzino 2022
Cacciatori di Polvere, Alessandro Piangiamore

E dopo la Terra, l’Acqua. Che, nel suo continuo ciclo di trasformazione, Piangiamore fissa nella sua fase congelata in Acqua negli occhi, una serie di scatti fotografici di medio formato stampati su carta baritata.

Sottili lastre di ghiaccio, anche loro come minuti e tenui filtri, attraverso i quali si vede l’immenso cielo illuminato, che, penetrate dai raggi del sole, mostrano tutta la loro piena limpidezza.

immagine per Alessandro Piangiamore - Frangiflutti, Magazzino 2022
Acqua negli Occhi, Alessandro Piangiamore

E dopo la Terra e l’Acqua, l’Aria. Quella che si percepisce in Qualche uccello si perde nel cielo: un potente blu, steso in pannelli di grande formato, nel quale si stagliano, con tutta la loro leggerezza e potenza evocativa, nivee piume vere di uccelli.

immagine per Alessandro Piangiamore - Frangiflutti, Magazzino 2022
Qualche uccello si perde nel cielo, Alessandro Piangiamore

E dopo la Terra, l’Acqua e l’Aria, il Fuoco. Metaforicamente incarnato in Giove, pittore di farfalle (il riferimento a Dosso Dossi non è casuale), dove si racchiude un’epifania: quella dell’arcobaleno.

immagine per Alessandro Piangiamore - Frangiflutti, Magazzino 2022
Giove, pittore di Farfalle, Alessandro Piangiamore

Quasi al confine col design, dei cilindri di cristallo soffiato -che volutamente rievocano il ghiaccio-, sono ravvivati da cangianti luci a LED che suggestivamente richiamano l’effimero arcobaleno che magicamente si origina dopo la dura lotta tra gli elementi naturali.

Dal momento che in natura, molto è imprevisto, altrettanto lo è l’intensità e la tonalità della luce che, secondo schemi e volontà sconosciuti, variano per l’intenzione di una macchina, o di un dio?

Info mostra

immagine per Alessandro Piangiamore - Frangiflutti, Magazzino 2022
Alessandro Piangiamore, exhibition View – Magazzino 2022
immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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