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O Sentimental Machine #1 François Sarhan – William Kentridge, Ictus Ensemble

di Daniela Trincia

Trae leggermente in inganno l’enfasi con cui è sottolineato il ritorno nella Capitale di William Kentridge con l’opera O Sentimental Machine #1. Perché il lavoro, presentato in prima nazionale all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, in occasione della 37^ edizione di Roma Europa Festival, è l’ampliamento di una precedente opera del 2008 e il prodotto di un’attività a più mani: Telegrams from the Nose era stata, infatti, creata da William Kentridge, dal compositore François Sarhan e dall’ensemble Ictus, nella Marian Goodman Gallery di Parigi, sebbene il loro incontro risalga al 2006, allorquando Kentridge si stava dedicando a The Nose of Shostakovich.

 

Dal momento che il materiale prodotto era di gran lunga maggiore a quanto pensato per la sua messa in scena, Kentridge decise che quello in eccedenza fosse utilizzato per ciò che sarà poi titolato, per l’appunto, Telegrams from the Nose, e che Sarhan avrebbe composto le musiche, evitando di utilizzare quelle di Shostakovich.

Quindi, un lavoro collettivo, creato da personalità diverse, che si rifletta anche nella diversità dei pubblici presenti in sala. Da quello interessato esclusivamente alla musica, a quello attratto unicamente all’arte.

Coralità che ha fatto sì che il noto artista sudafricano altri non fosse che uno dei protagonisti, forse non del tutto al pari degli altri. O meglio, di sicuro, per esempio, non è il muscoloso Kentridge di Refuse the hour, presentato nel 2012, sempre in occasione di Roma Europa Festival, al Teatro Argentina.

Né il Kentridge della Biennale di Istanbul del 2015, con O Sentimental Machine: di più ampio respiro, molto più articolato e sviluppato dalla sua sorprendente fantasiosa creatività.

Fuori di dubbio, l’architettura portante è la sperimentazione, musicale quanto di collaborazione, in cui si vedono riuniti, un sudafricano, un francese e un’orchestra belga, che volgono il loro sguardo all’Unione Sovietica degli Anni Venti e alle avvisaglie del Futurismo, alla figura dell’Uomo Nuovo, agli anni del duro stalinismo e alle sue derive, intrecciando l’animazione di Kentridge a immagini d’archivio anche del funerale di Iosif Stalin.

Ricalcando la consuetudine dei primi del Novecento, di accompagnare con musiche live le scene dei film muti, l’ensemble, infatti, va in parallelo alle immagini animate di Interplanetary Revolution (1924), inserendo anche la declamazione, da parte di François Sarhan, di poesie ispirate da Daniil Harms, alle animazioni di Kentridge e alle immagini di repertorio.

Chi ha partecipato allo spettacolo, sperando nella visione di un lavoro più corposo di Kentridge, rimane piuttosto deluso per l’esiguità di quanto mostrato e, solo in rari passaggi, si coglie la sua potente originale paternità (tra cui il megafono antropomorfo che seduce la segretaria di Leon Trotsky; o il cammeo che lo vede protagonista in veloci passaggi, tra fogli di giornale, che rispecchia una sua modalità oramai classica).

Inoltre, altrettanto evidente è che, un simile prodotto, viene avvertito quasi come un esercizio di stile, o comunque si fatica a rintracciare la radice concettuale da cui ha preso avvio l’opera, ovvero si è dissolto il motivo che ha spinto l’artista a un tale avvicinamento e a una siffatta riflessione.

Lo sguardo a lavori realizzati oltre un secolo fa, da parte di artisti pregni di tutt’altra formazione, che incardinano una costruzione che risente in modo forte e deciso dell’impianto futurista, spiazza, e non poco, parte del pubblico.

Anche per quel lieve sentore di anacronismo perché, nel 2022, si prende ancora come riferimento la produzione dell’avanguardia del secolo scorso. Nei settanta minuti, nell’ottica dell’opera totale, si mescolano e, a volte, si fondono, animazione, musica suonata dal vivo (con strumenti Stroh appositamente realizzati da Matthieu Metzger, musicista jazz e inventore di strumenti, che sembrano figli delle kentridgiane macchine celibi), performance, poesia, elettronica.

Il risultato perseguito di scollamento, non completamente omogeneo, tra immagine e musica, è raggiunto, ma a discapito di un’armonia e di un trasporto emozionale che sicuramente lo spettatore avrebbe preferito.

Info O Sentimental Machine #1 François Sarhan – William Kentridge – Ictus Ensemble

  • 28-29 ottobre 2022
  • Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – Sala Petrassi
immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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