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Il Maestro, di Andrea Di Stefano

di Daniela Trincia

Il Maestro, di Andrea Di Stefano

#lascenapiùbella: quando Raoul, sulla terrazza della piscina della villa della sua vecchia fiamma Claudia, guarda il mare e la scogliera.

Fallimento e debolezza o debolezza e fallimento? La marzulliana domanda, al di là della possibile risposta, evidenzia solo come a volte è difficile scindere la causa dall’effetto e viceversa. Non per niente Raoul, a chi incontra, domanda: “meglio un uovo oggi o la gallina domani?”. Quella debolezza che, troppo spesso, diventa non solo una gabbia, ma il principale ostacolo a qualsiasi vera e consapevole scelta di vita. Quella debolezza che, però, ha la sua dolcezza, delicatezza.

Per questo, poi, nonostante tutto, quelle persone che, in modi diversi, gravitano intorno a lui, malgrado le delusioni o la rabbia, continuano, più o meno, a proteggerlo, a non condannarlo, perché sanno che il suo modo di fare e di agire è qualcosa che va oltre le sue possibilità. E lo capisce benissimo, sebbene la sua giovane età, anche l’imberbe e bravissimo allievo Felice.

Non solo, quindi, una storia di una vita mancata, ma anche quella di un rapporto genitoriale soffocante che cerca, a tutti i costi e nonostante tutto, nei propri figli il riscatto della propria vita anonima e piatta.

Sì, alcune situazioni, sono un po’ da manuale, ma, alla fine, non è tanto quello a interessare, ma è il modo di affrontarle e l’atmosfera che si crea in esse. Perciò, è anche bello lasciarsi trasportare in quegli anni, dove tantissime cose erano un po’ tanto sopra le righe.

  • Sul film: qui

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Il Maestro, di Andrea Di Stefano
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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