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Come ti muovi sbagli, di Gianni Di Gregorio

di Daniela Trincia

Come ti muovi sbagli, di Gianni Di Gregorio (2025)

#lascenapiùbella: quando il Professore, rientrato a casa, si siede alla sua scrivania, col fermo intento di proseguire la scrittura del suo libro sui Longobardi.

Un racconto del tutto alla Di Gregorio. Una storia che delicatamente descrive un piccolo spaccato di quotidianità in cui ognuno, per diversi motivi, può tranquillamente identificarsi. Una riflessione anche sui rapporti familiari, soprattutto quello tra genitori e figli.

Ben rappresenta quello molto irritante della figlia (come di qualsiasi altra persona concentrata esclusivamente su sé stessa, convinta che abbia tutti i motivi del mondo per esserlo), totalmente egoista e pretenziosa, che non si crea minimamente il problema di come possa stare il genitore, perché tutto le è dovuto.

Il Professore dimostra una pazienza di Giobbe, che verrebbe voglia di gridargli: “ma no, dài, non accettare anche sta’ cosa!”. Però, poi, lo guardi con tenerezza, perché lui è così e non potrebbe essere altrimenti, non riuscirebbe mai a fare diversamente.

È bella anche la descrizione di come ognuno si costruisca i propri alibi e anche la propria zona di conforto, necessari per difendersi, sì, dal mondo, ma, soprattutto, per darsi l’illusione dell’aver finalmente raggiunto un apparente equilibrio.

Quell’equilibrio ingannevole che, invece, può venir giù come un castello di carte in qualsiasi momento. Ma, alla fine, non è detto che tutti i mali vengano per nuocere, e che il suo crollo sia solo un fallimento perché, anzi, potrebbe dar corso a nuove condizioni.

Molto, molto carino.

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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