Arte compressa #79. Delphine Valli. Climax

Quando uno spazio si rinnova di frequente, trasmette la sensazione che le sue pareti siano attraversate dal ritmico movimento del respiro, che siano un vigoroso organismo vivente e pulsante. E le installazioni ambientali di Delphine Valli (Champigny-sur-Marne, 1972), realizzate site specific da Albumarte, danno l’impressione di voler assecondare questo ritmo, rafforzando questa sensazione di mobilità e vitalità dell’ambiente.

Attraverso sollecitazioni, sia pittoriche che scultoree, con elementi lineari e wall drawings, Delphine Valli, infatti, ridisegna lo spazio, alterandone la percezione. Lo maneggia come un qualsiasi altro elemento strutturale dell’opera stessa e attribuisce particolare valore e importanza anche al vuoto.

In una costante e ininterrotta reciprocità tra opera e ambiente, i minimali interventi sono realizzati con esili barre metalliche colorate, e completate da figure geometriche in metallo, a formare una sagoma, o disegnate, a formare una piramide o un triangolo.

Le Tensioni in superficie, approntate da Delphine Valli, creano, così, degli inaspettati sfondamenti spaziali, con una trazione che si trattiene sempre al limite, in un persistente e misurato equilibrio. Suggerendo un altrove, ogni elemento diventa un segno che vuole superare i limiti architettonici, nonché quelli della pittura e della scultura, per distaccarsi dalla staticità della forma plastica.

Ma il procedere artistico di Delphine Valli, sotto alcuni aspetti dal sapore di mero estetismo, si accompagna, invece, ogni volta a una consapevole presa di posizione, non solo nei confronti dell’arte stessa, ma anche nei confronti della situazione sociale contingente.

Basta, infatti, ricordare la mostra Le rèvoltes logiques, del 2014, titolo mutuato da un verso di Démocratie di Arthur Rimbaud della raccolta Illuminations (1873-1875), col chiaro intento di “massacrare le rivolte logiche”. Altrettanto si percepisce in Climax.

Le generali attuali tensioni sociali, i diffusi conflitti, la crescente emergenza climatica, provocano un progressivo inasprimento dei toni del discorso collettivo. Tensioni che l’artista formalizza, per indagare finanche quelle che si creano tra lo spazio e il suo intervento.

Così, non solo il contesto ambientale, ma anche quello sociale, concorrono a determinare l’intero intervento artistico. Correlare in modo stretto spazio e intervento, vuol dire dare maggior consistenza all’intera opera e, al tempo stesso, far diventare tutto l’ambiente parte integrante dell’opera stessa.

Tutto ciò, mette in discussione la memoria e la conoscenza del luogo stesso. Ma l’artista, seppur realizzando lavori in cui gli equilibri sono di continuo provocati, non ricorre mai a toni aggressivi: le linee nonché i colori sono accoglienti e caldi. A suggerire che si possono praticare vie diverse da quelle violente.

Curata da Claudio Libero Pisano, la mostra, oltre ai sopradetti lavori, realizzati attraverso minimi interventi, include anche altri due piccole sorprese. Per la prima volta, l’artista associa a un progetto visivo un suo testo, riportato su una parete.

Attraverso di esso, invita ognuno di noi a far chiarezza nel proprio intimo e nella propria mente: vogliamo veramente la luna? L’altra, On being superficial, una sorta di teca (150×40), nella quale sono raccolte una serie di disegni e progetti che, anziché essere esposti singolarmente, così esibiti, mostrano la stratificazione del pensare, del progettare, della ricerca di Delphine Valli.

Delphine Valli – Climax

  • Albumarte, via Flaminia 122 – Roma
  • fino al 6 giugno 2019
  • ingresso libero
  • info: +39 06 24402941 – www.albumarte.org – info@albumarte.org
  • dal martedì al sabato 15:00-19:00 (o su appuntamento)
Daniela Trincia

Daniela Trincia

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cul(ture)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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