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Reinas, di Klaudia Reynicke

di Daniela Trincia

Reinas, di Klaudia Reynicke (2024)

#lascenapiùbella: quando le due sorelle, Aurora e Lucia, all’interno del blindato dell’esercito, perché andavano in giro dopo il coprifuoco, vengono guardate dai due militari con quel noto sguardo pieno di cupidigia.

Perché il desiderio di una vita migliore, da sempre, ovunque, in qualsiasi latitudine e per qualsiasi motivo, è costantemente una forte spinta ad agire, scovare nuove soluzioni, pianificare, organizzare.

Ancor di più se le prospettive di vita si presentano senza particolari alternative. Maggiormente quando il proprio paese, e la propria città, sono attraversati da pesanti azioni violente (nello specifico dal terrorismo che ha stravolto il Perù in generale, e la città di Lima, in particolare, durante gli anni Novanta), che stravolgono radicalmente le vite, l’economia, la quotidianità (le scene del cambio in nero sono molto potenti).

E quando non si vedono alternative, l’unica via di fuga è quella di cambiare radicalmente vita, cambiando città, Paese. E, ovviamente, gli Stati Uniti sono la sola possibilità.

Però, quando qualcosa sembra sfuggire, allora si cerca di tenerla più stretta. Ecco, allora, che quel padre, pressocché immaginario, prende consistenza e cerca di riconquistare il proprio ruolo genitoriale.

È la possibilità di analizzare i diversi rapporti familiari, nonché i rapporti genitori/figli/genitori. E si comprende come mai Elena, la madre delle due ragazze, ha deciso di separarsi da Carlo, un personaggio quasi picaresco, che ben interpreta l’incapacità di mostrarsi per come veramente si è.

Molto bello.

 

  • Sul film: qui

 

immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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