Nuti.Scarpa. Alla Galleria Alessandra Bonomo: Lulù Nuti e Delfina Scarpa

Nella Galleria Alessandra Bonomo, in una doppia personale, dal titolo secco e conciso Nuti.Scarpa, sono state messe in relazione le recenti opere appositamente realizzate per questa esposizione delle due artiste Lulù Nuti (Levallois-Perret, Parigi, 1988) e Delfina Scarpa (Roma, 1993).

Ben più suggestivo, e denso di rimandi, è il sottotitolo “È questa la prima o l’ultima notte sul nostro pianeta?” col quale, attraverso l’antinomia di binomi, la curatrice Teodora di Robilant costruisce, per l’appunto, un display che punta a condurre lo spettatore in un’atmosfera quasi onirica, comunque immaginifica, irreale, finanche distopica.

Un mondo, quello costruito con media diversi dalle due artiste (che già in altre occasioni si sono ritrovate affiancate), che vuole stimolare una riflessione su quanto sta accadendo al nostro pianeta che, inesorabilmente, sta cambiando, sotto la miope azione costante dell’uomo. Considerazioni, quindi, sugli scenari che si potrebbero verificare, qualora non venissero adottati immediati e radicali provvedimenti per la sua salvaguardia. 

Utilizzando gesso e metallo e colore, mediante la scultura e l’installazione, Lulù Nuti dà corpo a Mari, una foresta marina, creata attraverso una selva di aste di ferro tondo nervato, solitamente utilizzate per l’armatura del cemento, appese al soffitto.

Delle industriali stalattiti su cui si abbarbicano, come incrostazioni, elementi di gesso attraversati da segni di colore. Grumi che mantengono però la traccia del modellato della mano, a cui si mischiano lacerti di materiali estranei, la plastica. Un “fondale” abitato anche da una sorta di enormi noci di mare (?) o dei grandi molluschi bivalvi (?). Battezzati dall’artista Sun Sulfur Iron, si presentano ormai fossilizzati, alla stessa stregua delle estinte ammoniti, le cui carni sembrano essere state rimpiazzate da appallottolati fogli di plastica.

Con tele di medio e grande formato, attraversate da colori brillanti e acidi, che spesso sono il risultato della sovrapposizione di smalto, acrilico e olio, stesi con ampie campiture a contrasto, che non lasciano spazio a decise ombreggiature, Delfina Scarpa trasla paesaggi naturali a lei abituali, in universi onirici o mnemonici. In sintesi, un altrove sconosciuto, una nuova informale architettura naturale legata al gesto, al flusso del ricordo. 

Insieme, in quell’antinomia di binomi, le due artiste costruiscono, nel loro serrato confronto, un sopra e un sotto (un mondo acquatico e uno terrestre), un chiaro e uno scuro (un mondo di tenebre e uno solare), una sorta di archeologia di un possibile futuro. [daniela trincia]

Info mostra

  • Lulù Nuti | Delfina Scarpa – NUTI.SCARPA
  • a cura di Teodora di Robilant
  • fino al 30 aprile 2021
  • Galleria Alessandra Bonomo
  • via del Gesù 62 – Roma
  • orari: da martedì al venerdì 12:00 – 18:00 (verificare prima)
  • info: www.bonomogallery.com; t. +39 06 69925858; m. +39 333 4518433; mail@bonomogallery.com
Daniela Trincia

Daniela Trincia

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cul(ture)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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