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Bird, di Andrea Arnold

di Daniela Trincia

Bird di Andrea Arnold (2024 – uscita: 2025)

#lascenapiùbella: quella iniziale in cui l’adolescente Bailey (per la quale si impiega qualche secondo a capire se sia una ragazza o un ragazzo), ferma su sovrapassaggio, è immobile ad ammirare il volo degli uccelli e, all’arrivo di altri passanti, si desta, facendo finta di nulla, nascondendo la sua inclinazione ad ammirare quegli spettacoli naturali per lei così affascinanti.

È molto duro. Per le situazioni. Per i dialoghi. Per la vita sconclusionata dei protagonisti. E Bailey (Nykiya Adams) cerca di non annegare in tutta quella confusione, in tutto quel mondo al limite, troppo al limite per chiunque. Lo fa anche rifugiandosi nella sua tenda-cameretta, con i suoi piccoli tesori. Si rifugia nei suoi video, girati col cellulare, all’universo animale; quel mondo che, forse, le dà l’illusione di equilibrio, di precisi ruoli e regole.

Lo fa anche nel prestarsi nell’aiutare un bizzarro personaggio (Franz Rogowski), che sembra più un amico immaginario che una persona reale. Ma che, in quel duro momento di passaggio, sicuramente la aiuta a non perdersi del tutto, fornendole uno scopo nei giorni sconclusionati della sua vita. Genitori (Barry Keoghan è Bug, il padre; Jasmine Jabson è Peyton, la madre) che sono diventati genitori troppo presto, che sono eterni adolescenti che si atteggiano da adulti.

Solitudini che si incontrano e che cercano di farsi compagnia. Case che sono tutto all’infuori di case, piuttosto accampamenti, luoghi di ritrovo, luoghi di passaggio, luoghi di alienazione. E i veri adolescenti che tentano di essere adulti, mantenendo quella loro ingenuità (vedi il bigliettino alla ragazzina).

Ma alla fine Bailey sembra riuscire a far pace con tutta quella confusione, indossando il vestito della damigella voluto dalla nuova moglie del suo papà-bambino. Lo indossa ma, più che per rassegnazione, sembra farlo per matura comprensione dei diversi universi che la circondano.

Mi è piaciuto molto!

 

immagine per Bird, di Andrea Arnold
Bird, di Andrea Arnold – Manifesto
immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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