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Palestina 36, di Annemarie Jacir

di Daniela Trincia

Palestina 36, di Annemarie Jacir (2025)

#lascenapiùbella: quando Karim assiste alla drammatica fine del Padre Bulos.

Per chi non si è fermato alla narrazione della vulgata, il film illustra benissimo quanto la questione preceda di gran lunga il triste maggio 1948.

Per questo, dovrebbero vederlo tutti quelli che, ciononostante, ancora credono ciecamente alla falsa narrativa, senza approfondire, senza indagare, senza informarsi, giustificando, in maniera pressoché cieca, ciò che è accaduto dopo l’altrettanto triste 7 ottobre (2023).

Se, invece, i diversi fatti ed avvenimenti venissero messi uno dietro l’altro, tantissimi episodi acquisterebbero un significato e una lettura sicuramente diverse o, comunque, uno spessore differente.

Anche perché, come di consueto, al fondo di tutto c’è sempre e solo l’interesse economico, che si accompagna a quello di potere. Interessi che s’intrecciano alle rivendicazioni identitarie, alle ferite storiche e alle radici religiose.

Quindi, esistono dei responsabili che, nascondendosi dietro gli accadimenti della storia, si sono completamente autoassolti. È pur vero che, al momento attuale, individuarli non risolve né chiude la questione, ma, almeno, chiarisce la lunga sequenza di causa/effetto protrattasi in tutti questi lunghissimi decenni.

E, soprattutto, aiuta a capire l’animo dei palestinesi nella loro estenuante resistenza. Il tutto con scene, colori, ricostruzioni intense e bellissime.

Bello!

Sul Film: QUI

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Palestina 36, di Annemarie Jacir

 

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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