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Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis

di Daniela Trincia

Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis

#lascenapiùbella: quando Tano/Mariano Guerra percorre i corridoi tra le celle di Garage Olimpo.

È fuori di dubbio che Adriano Giannini conferisce al personaggio uno spessore e una profondità uniche. Caratteristiche fondamentali di tutto il film, che senza sensazionalismo o pietismo (e qualsiasi altro -ismo possa venire in mente), mostra una storia intima e dolorosa che, seppur personale, è simile, se non addirittura uguale, a quella di molti altri che, in tempi diversi, hanno vissuto la tremenda esperienza delle carcerazioni arbitrarie delle dittature e, nello specifico, quella argentina.

Che, per ragioni insondabili, non sono tra quelli uccisi nelle fosse comuni o gettati dagli aerei, e perciò dei veri e propri sopravvissuti.

Sopravvissuti che, in alcune circostanze, sono anche figure ambigue che, per non soccombere, hanno sopportato compromessi altrimenti inaccettabili.

Gli stessi sopravvissuti che, a detta del regista, ai giorni nostri girano per le strade delle nostre città ma che, a differenza di altri, non saranno mai testimoni ad un processo per la tutela o la violazione dei diritti umani.

Sopravvissuti che in alcuni momenti sono stati tra le fila dei carnefici, e per questo sono erosi dal rimorso di non essere stati coraggiosi. E, per i parenti delle vittime, diventano il bersaglio del loro dolore ma, allo stesso tempo, un’ancora di salvezza affinché emerga definitivamente la verità in grado di restituire almeno la memoria dei loro cari desaparecidos.

Duro!

Sul Film: QUI

 

immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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