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No Good Men, di Shahrbanoo Sadat

di Daniela Trincia

No Good Men, di Shahrbanoo Sadat (2026)

#lascenapiùbella: quando il conduttore di un programma dedicato alle donne, consiglia, alla spettatrice che ha chiamato, di truccarsi di più.

La difficoltà di essere donna si amplifica ancora di più in quei paesi profondamente patriarcali, dove, alle restrizioni sociali, si aggiungono quelle religiose.

Uno sguardo, un silenzio, un non ascolto, raccontano, con una precisione chirurgica e una delicatezza infinita, i sottili soprusi, continui, quotidiani, cui le donne sono sottoposte.

Siamo a Kabul. E, ogni donna, conosce bene il suo destino. Ogni donna, sa benissimo quale sarà la stretta gabbia in cui sarà rinchiusa.

E, ogni donna, è certa dei maltrattamenti a cui l’uomo, padre, fratello, marito, la sottopone/sottoporrà. Perché, ogni donna, ha coscienza del fatto che non esistono uomini buoni. In questo stretto e angusto labirinto, però, può accadere che una donna riesca a trovare l’uscita, sempre col rischio, però, di esservi rimessa dentro.

Una Kabul buttata nella confusione totale allorquando gli USA decidono improvvisamente di lasciare l’Afganistan, causando, in tutti gli abitanti, il terrore per il ritorno dei talebani.

Paura che dà la stura ai più bassi istinti egoistici. Dentro i quali, però, può sgorgare un improvviso guizzo di solidarietà, nonostante possa significare un grande sacrificio personale. Tutto con atmosfere, colori, inquadrature, che incantano.

L’ho trovato bellissimo!

Sul Film: QUI

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No Good Men, di Shahrbanoo Sadat, manifesto

 

 

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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