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L’estranea, di Paolo Strippoli

di Daniela Trincia

L’estranea, di Paolo Strippoli (2026)

#lascenapiùbella: quando Anna si reca nuovamente nella cappella dell’ospedale e vede la bara vicino all’altare.

Indiscutibilmente è un bel prodotto cinematografico. La trama e la stessa costruzione filmica, con delle belle trovate tecniche, sono accattivanti e riescono bene nell’intento di creare una certa tensione. Confesso, però, che la scena finale mi ha completamente gettata in confusione incrinando tutto l’impianto interpretativo del film stesso.

È toccante come delle piccole disavventure riescano a deviare completamente la rotta non solo di ogni singolo elemento, ma, al contempo, dell’intera famiglia. Come se a nessuno fosse concesso di godere dei traguardi conquistati, come se ognuno fosse punito per il suo crogiolarsi nel benessere e del successo raggiunti.

Anche se la famiglia è felice del suo stato sociale, ciascuno ha il proprio piccolo malessere interiore, le proprie aspettative inascoltate, le proprie frustrazioni, quelle dei genitori di non aver pienamente realizzato i propri sogni (Walter di essere un calciatore, Anna un’attrice), quelle dei figli di dover assecondare ciò che i genitori hanno riversato su di loro.

L’incommensurabile amore di una madre che, pur di mantenere in equilibrio il proprio nucleo familiare e la serenità dei figli, è disposta praticamente a tutto. Sebbene, alla fine, sia spontaneo domandarsi se questa disponibilità è amore sincero oppure sia solamente la tenace volontà di mantenere quelle apparenze che le danno l’illusione di una vita perfetta e appagata.

Complicato. Bello.

Sul Film: QUI

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L’estranea, di Paolo Strippoli – Locandina

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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