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Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche

di Daniela Trincia

Quella della Domus Aurea a Roma è una storia affascinante quanto travagliata. Affascinante non solo per la sua evoluzione architettonica (non dimentichiamo che gli stessi contemporanei di Nerone ne decantavano la raffinata bellezza, già dallo stesso Svetonio che tesse le lodi del meraviglioso salone per banchetti – la celeberrima Aula Ottagona, che ruotava su se stessa), ma anche per le vicissitudini che l’hanno accompagnata nel corso dei secoli, dalla sua costruzione (64 d.C), alla sua casuale scoperta alla fine del XV secolo, fino ai nostri giorni.

Travagliata perché, oltre ad aver sofferto delle numerose manomissioni nonché restauri (molti anche infelici, la maggior parte estremamente necessari per l’indiscussa delicatezza e fragilità dell’intero complesso), è stata oggetto di un susseguirsi di alterne vicende. E, negli ultimi decenni, un succedersi di ri-aperture e chiusure.

Queste ultime, sempre dovute ai lavori più che necessari di restauro e consolidamento. Perché la damnatio memoriae non colpì solo la figura di Nerone, ma anche tutto quello che l’imperatore aveva compiuto, a partire dall’espropriazione del terreno su cui la Domus sorgeva. Ridato, dopo la sua morte, al popolo romano.

Ed è sempre per lo stesso motivo che Traiano costruì le sue sontuose terme sopra la splendida villa, utilizzandola come fondamenta. Una scelta non completamente infelice, perché preservò l’intero complesso fino alla sua scoperta. Un complesso che si sviluppava su 2.190.000m² -contro gli attuali 16.500m²- la cui scoperta, come accennato, avvenne in modo del tutto casuale.

Infatti, un giovane romano cadde accidentalmente in una fessura del colle Oppio e si ritrovò in una strana grotta, ricoperta da figure dipinte. La notizia corse veloce per la città, raggiungendo anche gli artisti (tra cui Pinturicchio, Signorelli, Ghirlandaio, Michelangelo), i quali iniziarono a farsi calare con delle corde per poter vedere con i loro occhi, a lume di torce, le meravigliose “grottesche”, ignari che appartenessero alla sfarzosa villa neronia, di cui si era persa memoria fisica, ma non quella letteraria.

Ma è indubbiamente Raffaello, qui sceso nel 1515, l’artista che maggiormente le reinventa, creando per primo gli originali ambienti “all’antica”, principalmente nelle logge vaticane.

Nel 2020 si volevano prendere, come si suol dire, due piccioni con una fava: celebrare (come in tutto il resto d’Italia) il cinquecentenario della morte di Raffaello con una mostra dedicata proprio alle grottesche, e inaugurare il nuovo ingresso al complesso neroniano.

Ma il covid ci ha messo del suo, così tutto è slittato al 23 giugno 2021, data in cui è stato finalmente possibile effettuare la doppia inaugurazione (mostra e nuovo ingresso), l’ennesima riapertura, dopo l’ennesimo periodo di chiusura, e che ha previsto anche il rinnovamento dell’impianto di illuminazione, nonché l’esposizione di alcune sculture, finora conservate nei magazzini, per trasmettere al meglio la ricchezza del sito.

Mentre la mostra, dall’inconfondibile titolo “Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche”, sarà visibile solo fino al 7 gennaio 2022 (con l’auspicio che possa, invece, diventare permanente, pur avendo ben presenti le diverse difficoltà tecniche e burocratiche), il nuovo ingresso sostituisce, in determinati giorni, la vecchia entrata, modificando il percorso della visita della domus.

Sfruttando appieno le attuali potenzialità della tecnologia, la spettacolare esposizione – curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, con l’allestimento e interaction design progettati da Dotdotdot – è una suggestiva, quanto ben centrata, mostra multimediale che consente al visitatore di esperire al meglio, non solo i resti archeologici e ripercorrere la storia della scoperta delle grotte, ma, soprattutto, avere un’idea quanto più precisa, di quale fosse l’assetto originario e di come si presentasse all’epoca della sua realizzazione.

Allestita nell’Aula Ottagona e nei cinque circostanti ambienti, cui si accede attraverso grandi velari, e nelle Stanze di Achille e Sciro e di Ettore e Andromaca, dove si possono ammirare preziose tracce delle grottesche, è accompagnata dall’approfondito progetto di sound design che ha realizzato una colonna sonora attraverso la musica dell’antica Roma e delle melodie del Rinascimento.

A far la parte del leone, ovviamente, è anche il nuovo ingresso alla domus, progettato e realizzato dallo Studio Stefano Boeri Architetti.

L’attuale accesso, spostato di qualche centinaio di metri rispetto all’altro, ha previsto una minimale e sospesa passerella che, sfruttando uno dei passaggi delle Terme di Traiano e adattandosi alla relativa conformazione, offre un’inedita visione della stratificazione archeologica e catapulta direttamente nell’Aula Ottagona, con un balzo fisico e temporale da mozzafiato.

È questo il bello e il meno bello di quest’intervento: il bello è questo sbalzo da stargate; il meno bello è che il vecchio accesso e il relativo itinerario, comporta una sorta di conquista della mèta finale, dell’Aula Ottagona. Quello precedente è un percorso più romantico, quello attuale più adrenalico. Ma entrambi offrono lo spettacolo unico delle meraviglie di questo luogo, tuttora magico e suggestivo.

Info

  • Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche
  • Curata da Vincenzo Farinella e Alfonsina Russo con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio – allestimento e interaction design di Dotdotdot
  • Fino al 7 gennaio 2022
  • Domus Aurea – viale della Domus Aurea | Colle Oppio, Roma
  • Orari: 9.00 – 18.30
  • Biglietti:
    SOLO MOSTRA​, dal lunedì al giovedì – visita accompagnata SOLO MOSTRA: Intero 12,00, Ridotto 9,00
    VISITA DIDATTICA AL CANTIERE DELLA DOMUS AUREA E MOSTRA, dal venerdì alla domenica – visita con operatore didattico CANTIERE + MOSTRA: Intero 18,00, Ridotto 15,00
  • Info: t. +39 06 399 67 700 – www.raffaellodomusaurea.it
  • Catalogo: Electa
  • press.electamusei@mondadori.it
immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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