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L’amore che non muore, di Gilles Lellouche

di Daniela Trincia

L’amore che non muore, di Gilles Lellouche

#lascenapiùbella: quando Jacqueline e Clotaire si incontrano nella discoteca.

L’amour ouf, titolo originale della pellicola, ovviamente, rende molto meglio l’essenza del film, della storia che unisce i due adolescenti. Una bellissima descrizione, anche sociale, di quegli anni, già indicati dai caratteri del titolo.

Quelle atmosfere, alcune da fotoromanzo, che sapientemente, in certe scene, riprende in maniera esatta, forse anche un pochino stucchevole (vedi la gita al mare), ma totalmente funzionali alla rievocazione degli anni Ottanta. Per molti versi, considerati gli anni d’oro, ma che, purtroppo, avevano le loro pesanti ombre e difficoltà.

Nella circolarità del racconto, però, c’è qualcosa di non chiaro tra l’inizio e lo scarto del finale. Ma, nonostante questo, è un film potente, dalle situazioni, dalla musica, dagli eccessi, dai percorsi intrapresi che hanno già la traccia segnata di cosa sarà il futuro. E quello che sembra distante, come i due caratteri di Jacqueline e Clotaire, e destinato a una capitolazione certa, ha una semplice spiegazione: si sono riconosciuti.

Entrambi hanno, da subito, capito la vera natura, la reale essenza dell’altro. Solo così si spiegano delle reazioni, dei comportamenti, delle scelte, che altrimenti non potrebbero sussistere.

Un amore potente, folle, come può essere quello adolescenziale, descritto con tutta la sua forza e la sua ingenuità, ma che, nonostante tutto, può radicarsi nelle viscere più profonde.

Veramente bello.

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L’amore che non muore, di Gilles Lellouche
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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