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6:06, di Tekla Taidelli

6:06, di Tekla Taidelli, 2025

#lascenapiùbella: quando Leo, furtivamente, si reca ogni giorno a visitare il suo “altarino” nelle rocce della scogliera portoghese.

L’inizio, col suo reiterarsi, evoca da vicino, oltre che Ricomincio da capo, anche l’italiano Era Ora: fin quando non sterzi la tua vita, tutto è omogeneo, piatto, incolore.

Forse, proprio queste scelte stilistiche, tra cui il bianco e nero per indicare la vita piatta e senza via di uscita, e il colore, per indicare la vera vita, quella che ti fa stare in contatto con il mondo – in questo caso, anche con l’amore – quando, a piene mani, ne riprendi il corso, rendono la pellicola poco brillante e abbastanza insipida.

Poi, anche il suo voler strizzare l’occhio a Trainspotting e a Vesna va veloce, non aiutano a trovare quel guizzo che dovrebbe/vorrebbe avere.

Inoltre, quella sorta di balletti doppi tra Leo e JoJo, ad indicare l’altra dimensione, quella dove si può arrivare e toccare l’animo, con sti’ cappellini a uncinetto a rappresentare il coniglietto (Jojo Rabbit?), restano meri esercizi di stile.

Altrettanto poco convincenti sono poi alcune scelte narrative: Jojo che decide di prendersi cura di Leo, così, senza sapere neanche chi sia, in ospedale, e i medici e gli infermieri lo consentono. Leo redento da Jojo che, però, non riesce a trattenerlo fino in fondo. E, infatti, cosa fa? Decide di affrontare la vita, ritornando dove? A Civitavecchia.

Alquanto noioso.

Sul Film: QUI

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6:06 di Tekla Taidelli, manifesto

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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