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A Missing Part, di Guillaume Senez

di Daniela Trincia

A Missing Part (banale la titolazione italiana Ritrovarsi a Tokyo), di Guillaume Senez (2024)

#lascenapiùbella: quando Lily, prima dell’intervento della polizia, chiede al padre Jerome, di darle il telefono.

A Missing Part è il titolo originale. Che dice molto di più, e non fa derubricare il film, con la banale e fuorviante rititolazione, a una pellicola d’appendice di Liala. Perché continuare con queste “traduzioni” del… picchio?! Mistero.

È declinata al maschile questa storia, che dipinge la donna come una donna crudele, che vuol far del male all’ex marito, ma è meglio sorvolare su questo dettaglio quasi da cliché, perché, ciò che ha veramente importanza, sono gli stati d’animo, i sentimenti, le contraddizioni interne ai protagonisti.

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A Missing Part, di Guillaume Senez (2024)

I due livelli su cui tutto il film si svolge, quello della società giapponese e le emozioni che attraversano l’anima in specifiche circostanze, sono la principale chiave di visione.

Toccare, così, con mano, la mancanza di logica di alcune leggi e usanze, ancor di più quando sono totalmente distanti dalla nostra cultura e dalle nostre consuetudini.

Un padre che, comunque, rimane sempre figlio che vuole, però, diventare adulto.

Una figlia che, nonostante la giovane età, riesce a capire le storture delle relazioni, e per questo rimanere possibilista.

Una quotidianità totalmente scandita dall’irrinunciabile ricerca.

Tristino, anche se lascia aperto un piccolo spiraglio. Bello.

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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