ultimi articoli dell'autore

Il rapimento di Arabella, di Carolina Cavalli

di Daniela Trincia

Il rapimento di Arabella, di Carolina Cavalli (2025)

#lascenapiùbella: quando Holly incontra Arabella e le chiede come si chiama.

Alla classica domanda: “com’è il film?”, per Il rapimento di Arabella, la prima risposta immediata è “strano!”. Non si può dire che sia un brutto film, ma neanche bellissimo, perché… è strano. Lo è la storia. Lo sono i dialoghi. Le situazioni. I personaggi. I loro vissuti. E, forse, proprio per questo, lo segui fino alla fine per capire dove vuole andare a parare.

Perché, quando un adulto non cresciuto, incontra una bambina troppo cresciuta, tutto diventa stravagante, bizzarro, strano, appunto. Un’Arabella immensa, per la sua innocenza fanciullesca.

Una Holly convincente, per il suo non essere molto centrata, che fatica ad accettare non solo il suo essere, ma anche la sua esistenza e il mondo che la circonda. Che continuamente pensa a vite e mondi paralleli che, ovviamente, hanno corsi diversi. Che vive aggrappata al passato e che carica di significati altri, frasi dette per caso, inviti lanciati per noia. E su tutto ciò, costruisce le sue aspettative. Senza capire fino in fondo i limiti, gli accadimenti, perché tutto è possibile. Come prendere una macchina e partire, senza soldi, senza bagagli. Che si sente a casa, in famiglia, proprio nel momento e nella situazione più asettica e impersonale.

Strano! 

Sul Film: qui

immagine per Daniela Trincia
+ ARTICOLI

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *