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Due procuratori, di Sergei Loznitsa

di Daniela Trincia

Due procuratori, di Sergei Loznitsa (2025)

#lascenapiùbella: quando il giovane Alexander Kornev incontra l’anziano procuratore Andrey Vyshinsky.

Raccontare questo film è come voler raccontare una poesia. È talmente denso (anche nei colori), che ogni parola rischia di svuotarlo e svilirlo. Come si possono raccontare convinzioni, timori, speranze? Come si possono descrivere certi sguardi, certe sensazioni, certe intuizioni?

Sì, si è nella Mosca nel 1937, nel pieno dello stalinismo, della polizia segreta dell’NKDV ormai corrotta e folle, ma si è anche ai nostri giorni. Tutto è costruito coi tasselli degli opposti: nuovo/vecchio, giovane/anziano, integrità/corruzione, ideale/ideologia. Nel lento e ovattato scorrere del tempo. Fatto di lunghi corridoi. Di infinite serrature. Di infinite anticamere nelle sale di attesa.

Pur non conoscendo la storia, purtroppo sai già come andrà a finire, ma fino all’ultimo speri in un finale diverso. E quando hai la conferma, con la deviazione del percorso, è un duro colpo, perché, per pochi secondi, avevi immaginato la vittoria, il trionfo, del bene sul male.

Non è dentro un tribunale, ma nelle umide prigioni e calde stanze della Procura, che la kafkiana impresa si svolge. Con una sentenza che non lascia scampo.

Bellissimo!

Sul Film: QUI

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Due procuratori, di Sergei Loznitsa

 

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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