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Scomode Verità, di Mike Leigh

di Daniela Trincia

Scomode Verità, di Mike Leigh (2024)

#lascenapiùbella: quando, per un breve attimo, Pansy mostra la sua stanchezza con la sorella Chantal.

Lei, Marianne Jean-Baptiste, è bravissima. Interpreta Pansy in maniera straordinaria. Ma il film o, meglio, la storia, alla fine rimane poco scavata, poco approfondita. Sì, ad un certo punto c’è qualcosa che spiega, che accenna, ma in modo così veloce, che lascia il dubbio che quei passaggi siano stati veramente così determinanti nella sua vita. Sì, certo, situazioni pesanti, difficili, ma per come sono raccontate, sembrano addirittura banali.

Le relazioni, vuoi familiari che sentimentali, sono descritte in modo strepitoso: uno sguardo, un piccolo gesto, un’impercettibile espressione del volto, riescono a raccontare tutti gli equilibri e le difficoltà dei diversi tipi di rapporto.

Una vita vissuta nel dolore, nell’incapacità di elaborare, che risalta ancor di più attraverso il raffronto con la famiglia della sorella, forse fin troppo gioiosa, ma sicuramente costruita sulla leggerezza e sul desiderio di non affondare di fronte alle avversità.

Descrive bene anche le ossessioni che, allorquando sono esternate e condivise, ovviamente hanno tutt’altro racconto e corso, rispetto a quanto avvenuto realmente (vedi supermercato o parrucchiera), ma che attestano quanto sia pesante il quotidiano per chi è ossessionato e non è riuscito a sistemare alcuni traumi della vita.

Sembra che, ad un certo punto, ci sia una sorta di illuminazione e, quindi, di svolta, ma è solo un veloce lampo e, in realtà, lascia poche speranze.

Bah, non mi ha detto un granché. 

 

  • Sul film: qui
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Scomode Verità, di Mike Leigh

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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