Itaca – Il Ritorno, di Uberto Pasolini (2024)
#lascenapiùbella: quando Telemaco vieta ai Proci di far uscire dal palazzo il “pezzente” (Ulisse).
Le uniche cose positive dell’esser andata a vedere questo film, sono due. La prima: che ho conosciuto una realtà della mia città a me non nota, e molto carina. La seconda: che è stata una proiezione gratuita, quindi mi son risparmiata la spesa del biglietto.
Anzi: tre; posso dire, a ragion veduta: è una “c***** pazzesca!”.
Ho avuto l’opportunità di conoscere quest’arena allestita sulla terrazza di un centro commerciale all’Alessandrino.
Oltre al luogo, a rendere il tutto molto particolare, è il fatto che, non solo un posto, altrimenti inutilizzato, viene, in questo modo, reso utile e sfruttato, diventando anche luogo di aggregazione (il risvolto è la parte negativa: che, purtroppo, il tetto di un parcheggio diventi luogo di aggregazione in un quartiere in cui mancano tali spazi). Perché, oltre all’arena, sono allestiti diversi punti di ristoro, con un’offerta molto variegata di pietanze, dei campetti per padel, dei biliardini e parecchi macchinari per il fitness.
Il fatto di averlo visto, mi consente di dire che è un immenso polpettone!
A parte il fatto di non capire, in generale, perché certe trasposizioni di poemi e simili, debbano per forza essere impostate, teatrali fin quasi al comico, lente, pompose e piatte, fino alla noia mortale. Vedi ad esempio la scena cruciale, quando, appunto, finalmente Odisseo/Ulisse svela la sua identità e, col suo arco, uccide i Proci: lui lancia frecce a ripetizione, un tiro un centro, e i Proci, con calma, si abbassano o si mettono dietro a una colonna.
Nessun urlo, nessuna imprecazione, nessun fuggifuggi. Movimenti cadenzati e compassati, come se fossero all’uscita della metropolitana, una domenica mattina di agosto. E lui, con st’occhioni azzurri che spiccano in ogni situazione, è quasi stucchevole.
E lei, Penelope, in pratica una Barbie cristallizzata. Sì, va bene, vuole essere un monito su tutte le guerre, sul male che spargono e il dolore che infliggono. Però si possono dire le stesse cose anche con un ritmo diverso, che diamine.
Non dico alla Mission Impossible, ma almeno alla Harry Potter, anche alla Pinocchio potrebbe andar bene!
Penso che si sia capito che non mi è piaciuto.
- Sul film: qui
Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.








