ultimi articoli dell'autore

La villa portoghese, di Avelina Prat

di Daniela Trincia

La villa portoghese, di Avelina Prat (2025)

#lascenapiùbella: quando Fernando, dopo aver conosciuto Olga, sale nel suo appartamento.

In quasi ogni vita si verifica un evento (più o meno speciale, piacevole o triste) che in qualche modo segna un prima e un dopo: il famoso spartiacque. In quella di Fernando se ne verificano addirittura due, anche se il secondo è solo la conseguenza del primo. Quell’accadimento che, per il famoso effetto domino, porta inevitabili conseguenze, alcune inaspettate, altre destabilizzanti.

Quindi, alla fine, qual è il punto? Mantenere il proprio centro, cercando di cogliere sempre il meglio? Essere pronti a rimettere tutto in discussione? Forse. Anche se, molto di quanto accade, in qualche maniera è costruito su una bugia, non tanto innocente, ma comunque funzionale. Perciò, a volte, è meglio mentire? Forse.

Comunque, ciò che colpisce nel film è la pacatezza dei toni e dei tempi. Che non significano rassegnazione, ma solo volontà di affrontare gli avvenimenti senza esserne travolti. E, tra le righe, si intrecciano altre tematiche: la migrazione (non definitiva, ma mirata a un preciso scopo), la violenza di genere, la volontà di migliorare la propria vita. Come anche quella di non rimanere incatenati a tutti i costi al proprio percorso intrapreso fino a quel momento. Appunto, come Fernando che, da pacato professore di geografia, diventa un abile giardiniere.

E, dunque, alla fine, qual è la nostra casa? Banalmente, ma ovviamente, è dove ci sentiamo accolti e, perché no, accettati per quello che siamo.

Carino.

 

Sul Film: QUI

immagine per La villa portoghese, di Avelina Prat
La villa portoghese, di Avelina Prat

 

immagine per Daniela Trincia
+ ARTICOLI

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *