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Sound Corner. Marzia Migliora, Emiliano Zelada: frasi di rischio e Giochi

di Daniela Trincia

Non saprei dire se per fortuna o purtroppo, ma in questo momento, fatta eccezione per alcune gallerie private, l’Auditorium_Parco della Musica di Roma, la cui programmazione visual art è diretta da Anna Cestelli Guidi, si presenta come uno tra gli spazi pubblici tra i più attivi e brillanti nel panorama capitolino.

Capace di avanzare originali e non convenzionali proposte, in un luogo affatto dedicato alle arti visive, portando avanti una buona ricerca all’interno del panorama artistico contemporaneo con un conseguente radicamento nel territorio nazionale, entrambe attività che, diciamolo chiaramente, dovrebbero essere espletate dallo stanco MACRO che ahimé si mostra miseramente latitante da diverso tempo, con tutti i problemi annessi e connessi oramai arcinoti. Proprio per questo vale la pena attraversare la città per andare a visitare le mostre che regolarmente sono allestite anche in spazi inusuali, con il palese e lodevole intento di valorizzare anche ambienti dell’intera struttura che altrimenti resterebbero anonimi.

È quest’ultimo il caso della recente costituzione del Sound Corner, uno spazio di passaggio tra il foyer della Sala Petrassi e il Teatro Studio, con una programmazione mensile dove si invitano istituzioni, curatori e artisti a proporre brani sonori; un angolo del suono inaugurato con l’installazione sonora Games, appositamente ideata da Emiliano Zelada, curata da Alberto Fiore, e allestita fino al 30 aprile.

Oltre al piccolo pannello con l’indicazione sound corner e la presenza di panche, nient’altro indica la esistenza di quest’installazione. Che immediatamente suscita uno stato di spaesamento e alienazione. Uno stridente cortocircuito che difficilmente passa inosservato. Nel tempio dell’armonia, qual è l’Auditorium, dedicato all’arte della musica, improvvisi suoni disturbanti e dissonanti invadono lo spazio. Sibili di spari, frastuoni di esplosioni, scambi di frasi concitati, ci immergono in uno scontro armato: un attentato? una guerra? la repressione di una contestazione? Difficile stabilirlo. Ma starsene così, seduti, ascoltando questi rumori di proiettili e di bombe, guardando una parete, suscita inquietudine. Ma poi, una frase improvvisa “oh, no, mi ha preso!”, svela l’inganno, e scioglie l’accumulo di tensione. Perché Games è la registrazione delle voci e dei suoni di due giocatori impegnati in un videogioco on line di guerra. E quel discrimine fra realtà e immaginazione, che fino a pochi secondi prima era inesistente, diventa netto.

Sembra di ritornare indietro di secoli, quando per la prima volta si vide in diretta televisiva l’attacco a Baghdad del 1991: quelle scie luminose che attraversavano il buio della notte per andarsi a infrangere contro le ombre di strutture architettoniche, nell’ovattato silenzio generale, sono state l’avvio della narcotizzazione dei sensi. Qualcosa di distante, di distaccato, uno spettacolo che si può comodamente guardare dalla televisione e senza pagare alcun prezzo e, cosa ancor più importante, senza correre alcun rischio. Dall’alto ammiriamo le bombe brillare, le loro ipnotizzanti scintille, trascurando che oltre quello schermo, oltre quelle scie luminose, ci sono delle vite umane. Installazione quella di Zelada che utilizzando il suono come materia, scolpisce di infiniti significati uno spazio vuoto, interrogandoci e facendoci quindi riflettere su cosa è reale e cosa è virtuale, sulle nuove tecnologie che dissimulano la realtà e ampliano la mancanza di compassione, e sull’uso e abuso che di esse si può fare.

Altri tipi di interrogativi sono quelli che invece pone Marzia Migliora con le due installazioni anch’esse appositamente realizzate nell’AuditoriumArte in occasione della manifestazione Libri Come. Festa del libro e della lettura, quest’anno dedicata al tema del lavoro. H317 – Può provocare una reazione, titolo della mostra, è mutuato dalle Frasi H (frasi di rischio), contenute all’interno del Regolamento (CE) n. 1272/2008, riguardante per l’appunto i rischi per la salute umana sul posto di lavoro per la manipolazione di sostanze tossiche. Anche il lavoro proposto da Migliora è costruito su un corto circuito, che si crea tra l’installazione e il titolo stesso della mostra.

Perché “Looking for a job”, la frase scritta con lettere rosso-sangue che si dispiega nella prima sala, sviluppandosi sulla vetrata, sul pavimento e sulle pareti, è leggibile solo da uno specifico punto di vista: allorquando il visitatore lo avrà individuato, potrà leggerla per intero. Utilizzando infatti la tecnica dell’anamorfosi, l’artista coinvolge e spinge lo spettatore nella reale ricerca, in questo caso del punto di vista, simbolicamente quella del lavoro. Altrettanto simbolicamente il punto di vista non è neanche interno alla sala, bensì fuori, a una certa distanza dalla vetrata stessa, e quindi una ricerca che deve spaziare, che deve superare confini, ambiti e territorialità.

Una ricerca che, nell’attuale stato politico-economico, assume essa stessa l’aspetto di un lavoro, che necessita di organizzazione, strategia, spesso accompagnati da rassegnazione e demotivazione, che spesso frammenta l’animo e lo spirito di colui che aspira a un impiego non solo come apporto economico ma anche per dignità morale e sociale. Una dignità apparente, che porta una momentanea gioia, perché si scontra con tutte le difficoltà sociali che il nostro Paese sta attraversando. Ecco allora l’illusione della festa, l’amaro dopo la gioia, raffigurati nella seconda sala. Un ambiente occupato al centro da uno stilizzato albero della cuccagna. Ma è un albero vuoto, non offre quelle libagioni che solitamente promette. Diventa esso stesso una chimera: la vera conquista è raggiungere la cima di quell’albero, trovare quindi il lavoro. E tutte quelle luci, che raffigurano le luminarie tipiche di ogni festa popolare, silenziose illuminano un vuoto, e sono scarne presenze che si assiepano intorno all’albero, quasi degli spettri che cercano un luogo dove acquisire consistenza.

Info mostre

  • Auditorium Parco della Musica
  • viale Pietro de Coubertin, Roma
  • Marzia Migliora: H317 – Può provocare una reazione; fino al 4 maggio 2014, Auditorium Arte
  • Emiliano Zelada: Games; fino al 30 aprile 2014, Sound Corner, foyer Sala Petrassi e Teatro Studio
  • ingressi gratuiti
  • info: +39 06 80241281 – info@musicaperroma.it
  • http://www.auditorium.com/
immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

Una risposta

  1. Nei limiti del suo possibile la CESTELLI sta facendo un buon lavoro che in molti casi nemmeno a MACRO MAXXI PALAESPOSIZIONI stanno facendo. Qui una bellezza, lì una vergogna.
    Andrea Camillis_ Arte per Roma

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