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È l’ultima battuta?, di Bradley Cooper

di Daniela Trincia

È l’ultima battuta?, di Bradley Cooper (2025)

#lascenapiùbella: quando, tra il pubblico, intravede il padre.

Tutta la pesantezza del quotidiano, che ha preso un corso diverso da quello sognato, con tutte le difficoltà del lavoro, delle relazioni di coppia e con i figli, è raccontata con la spensieratezza e la leggerezza delle serate open mic.

I momenti di inadeguatezza e incapacità di affrontare i diversi cambiamenti della vita sono mostrati, ma la profonda traccia che lasciano nell’animo, la si coglie appieno proprio quando Alex sale sul palco, quando riesce a parlare, a degli sconosciuti, del suo malessere. E quelle serate diventano una sorta di terapia ma, anche, la possibilità di scendere dentro se stesso, di conoscersi meglio, di togliere quei freni che comprimono il respiro e l’anima.

Proprio quando cerca di seguire il consiglio di scrivere i suoi pezzi, smettendo di andare a braccio, coglie quanto il procedere a ruota libera sia la vera forza di sanamento e di lucidità. E il fatto che riesca a coglierlo anche la moglie Tess, dopo l’iniziale rabbia, gli conferma la bontà delle sue parole, scevre da recriminazioni e giudizio.

Bello.

Sul Film: QUI

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È l’ultima battuta?, di Bradley Cooper

 

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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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