Chiariamo subito chi è Piero Manzoni: è quello delle Linee, della Merda d’Artista e degli Achromes; ciò sembra voler subito dire la retrospettiva dedicata all’artista (Soncino, 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963). Perché nell’ambiente solitamente dedicato al colophon della mostra, alla biografia dell’artista, eccetera eccetera eccetera, sono state subitamente collocate tre teche, ognuna contenente le sopracitate opere, affinché, per chi avesse dei dubbi o non avesse ben chiaro chi fosse Manzoni, ecco, immediatamente spazzate via tutte le possibili perplessità. Sì, è proprio lui, quello delle Linee, della Merda d’Artista e degli Achromes. Appunto.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano e Skira editore (che ha pubblicato anche il catalogo e il saggio di Flaminio Gualdoni, Breve storia della merda d’artista, collana SMS SkiraMiniSaggi), curata da Flaminio Guadoni e Rosalia Pasqualino di Marine e allestita nelle sale di Palazzo Reale, la mostra ripercorre la brevissima parabola dell’artista lombardo che a soli trent’anni fu trovato morto nel suo studio di via Fiori Chiari 16 (la versione ufficiale lo vuole morto per infarto).
Seppure oggi sia visto come “uno dei più geniali protagonisti dell’arte internazionale del dopoguerra”, durante la sua fulminea carriera ha dovuto superare non pochi ostacoli, a partire dall’insufficiente interesse riscosso proprio in Italia. Bravissimo manager di se stesso, ha proposto il suo lavoro principalmente fuori dai confini nazionali e la stessa biografia attesta che la maggior parte delle sue mostre furono per lo più organizzate all’estero. E il curatore afferma che “In italia non vi erano gli strumenti critici per comprenderlo, e la sua fama era soprattutto nord europea”. Difatti, poco prima di morire, aveva appena inaugurato una mostra alla Galerie di Bruxelles. Fu perciò fondamentale il suo incontro con colui che fu uno tra i suoi più affezionati mecenati che gli permise di realizzare molte delle sue più brillanti opere in scatola, l’industriale Aage Damgaard della cittadina di Herning. La mostra milanese, pur ripercorrendo cronologicamente tutte le più importanti tappe artistiche di Manzoni, ha scelto di esporre molti lavori provenienti soprattutto dal collezionismo milanese perché ritenuto quello che meglio riuscì ad apprezzarlo.
Ed è proprio la forza e la potenza delle sue opere che riescono a superare i limiti dello spazio espositivo: sale grigie e tristine che a fatica esaltano e danno il giusto respiro ad ogni lavoro (come in una delle ultime sale dove sono esposti gli Achromes datati 1961-1962 – ovvero quelli con panini e caolino, con pelle di coniglio, con paglia; dove per fruire ciascun lavoro è necessario muoversi con estrema cautela per non cozzare contro quella o quell’altra teca); una mostra, cioè, dove se ci lascia catturare dai lavori, si può esseri trasportati altrove.
Una fulminea carriera quella di Manzoni, ancora più rapida se si tiene conto che negli anni 1954-55, ancora iscritto all’università, si domanda – come si apprende dai suoi diari – se vuole fare l’artista, lo scrittore o laurearsi in legge anche se nel 1956 inizia a dipingere (e infatti è la sua partecipazione, a soli 23 anni, alla 4^ Fiera di Soncino, Rassegna dell’Artigianato, che segna la sua svolta), e già nel novembre 1957 partecipa a una mostra di giovani pittori nel famoso Bar Giamaica di Brera e nel gennaio 1958, nella Galleria Bergamo, espone con Baj e Fontana. Sono quindi le opere nucleari del ’56, realizzate con le impronte di oggetti e gli oggetti stessi su figure antropomorfe su tele di catrame, a dar avvio al percorso espositivo. “Alludere, esprimere, rappresentare, sono oggi problemi inesistenti…non bisogna dir nulla, essere soltanto” e “Il quadro è la nostra aria di libertà e gioia di vita”: sono due delle tante affermazioni di Piero Manzoni che immediatamente concorrono a tracciare il profilo e il carattere dell’artista stesso, che non mette assolutamente in discussione il quadro in quanto tale. Subito dopo appaiono i primi Achromes (uno dei più grandi esposti è quello conservato alla GNAM di Roma), delle superfici bianche immerse nel gesso e caolino e colla del ’57, dove attua, per l’appunto, il suo principio di libertà, perché è su quelle tele che sperimenta tecniche e materiali diversi con infinita curiosità. Ed è proprio questa curiosità mista a stupore, lo stupore dei sensi, che guiderà e accompagnerà tutta l’attività di Manzoni.
Superfici bianche, senza alcun segno perché per l’artista il segno serviva a scrivere e non a descrivere. Opere, quelle da lui realizzate, tassativamente senza titolo, perché altrimenti il titolo avrebbe fornito delle indicazioni mentre Manzoni voleva che a parlare fosse l’opera stessa. Proseguendo il percorso ecco il Socle du monde, le Linee, tra cui le lettere dell’alfabeto e Linea 7200m, accompagnata quest’ultima da un documento appositamente redatto in presenza di una decina di testimoni che attesta: “il giorno 4 luglio 1960 tra le ore 16 e 18.55, ho tracciato, in Herning, una linea lunga 7200m 2202 kg, alla presenza delle persone, che testimoniano qui, colla loro firma, d’avermi visto eseguire quest’opera”, e che doveva essere la prima di diverse linee da seppellire in diverse città al fine di tracciare la circonferenza terrestre.
Si possono poi osservare i Corpi d’aria, presentati per la prima volta nel 1960 nella galleria Azimut come sculture pneumatiche (un palloncino gonfiabile fino a 80cm di diametro, con un treppiedi di 40cm come piedistallo, un tubicino per gonfiarlo e una chiusura, il tutto in una scatola di legno contenente anche le istruzioni per l’uso): una scultura fatta di aria che evoca in modo radicale l’immaterialità, come lo stesso Fiato d’Artista; le Uova, presentate a Copenaghen nel 1960, cui veniva lasciata la piena libertà al fruitore di poterle mangiare, per una “consumazione dell’arte”; Merda d’Artista, 90 scatole numerate “di 30gr conservata al naturale prodotta e inscatolata nel maggio 1961”, come riporta l’etichetta, e vendute a peso d’oro zecchino.
Ma un altro piccolo saggio della sua genialità è attestata dalla monografia Piero Manzoni che esce nel 1963 e ripubblicata nel 1969: l’editore d’avanguardia tedesco Jes Petersen chiede all’artista, nel ’61, la progettazione di una pubblicazione monografica, Manzoni progetta una sequenza di fogli di plastica traslucida rendendo achrome l’idea stessa di opera omnia e di biografia.
Info
- Piero Manzoni 1933-1963
- Palazzo Reale, Piazza Duomo, 12 – 2012 Milano
- fino al 2 giugno 2014
- ORARI: Lunedì 14.30-19.30; Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica 9.30-19.30; Giovedì e Sabato: 9.30-22.30; La biglietteria chiude un’ora prima
- INGRESSO: Intero € 11,00; Ridotto € 9,50
- INFORMAZIONI: t. +39 02 92800375 (dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 18.30); www.mostramanzonimilano.it – www.comune.milano.it/palazzoreale
Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

















