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Arles. Les Rencontres de la Photographie. Le sport à l’èpreuve

di Daniela Trincia

Sarà perché l’atmosfera della trentatreesima edizione delle Olimpiadi Parigi 2024 è tuttora ancora molto forte nell’aria. Sarà che lo sport, portato a certi livelli, per alcuni, è sempre visto con un piglio di distaccata superiorità. Fatto è che la mostra Le sport à l’èpreuve, organizzata nelle sale del Musée départemental Arles antique, nell’ambito di Les Rencontres de la Photographie, oltre ad essere un’esposizione straordinaria, sia per l’allestimento, che per il taglio dato al tema prescelto, è un’esposizione che trasmette una certa ebbrezza, o meglio, una indiscussa joie de vivre.

immagine per Melbourne Olympic Games 1956, Athletics, 110 m Hurdles – Joel Shankle (USA) 3rd, Jack Davis (USA) 2nd, Lee Calhoun (USA) 1st, 2023. International Olympic Committee (IOC).
Melbourne Olympic Games 1956, Athletics, 110 m Hurdles – Joel Shankle (USA) 3rd, Jack Davis (USA) 2nd, Lee Calhoun (USA) 1st, 2023. International Olympic Committee (IOC).

Perché, oltre a ripercorrere la storia delle Moderne Olimpiadi, dal 1896 fino ai giorni nostri, ne ha fissato alcuni momenti salienti, non ignorando neanche quelli meno piacevoli. Inoltre, ha voluto rendere evidente lo sport nel suo più ampio significato e l’impegno fisico a cui gli atleti sono sottoposti e, allo stesso tempo, l’evoluzione delle diverse discipline sportive avvenuta nel corso del tempo.

Nathalie Herschdorfer, curatrice della mostra, ha avuto un bel da fare nel selezionare le oltre cento immagini esposte (accompagnate da poster e oggetti diversi, come cartoline, francobolli, album, riviste, locandine), scelte nelle vaste collezioni fotografiche del Museo Olimpico e del museo Photo Elysée, entrambi a Losanna, dove ha sede anche il CIO.

Basti solo ricordare che il Museo Olimpico (la cui idea risale a Pierre de Coubertin e inaugurato nel 1993), oltre a interessare 3.000mq di superficie coperta, suddivisa in tre piani espositivi, contiene oltre 90.000 oggetti e più di 900.000 immagini, nonché quarantatré sculture di vari autori, tra cui Niki de Saint-Phalle, Botero, Tapies, Calder, esposte nel suo vasto parco di 8.000mq.

Così, da oltre un secolo, i grandi eventi sono seguiti da quella nuova tecnica che, proprio al volgere dell’Ottocento, vede la sua nascita, ovvero la fotografia. Dunque, uno scambio osmotico tra lo sport e il neonato procedimento col quale si ottenevano immagini: la massima visibilità all’evento sportivo è dato proprio dalla grande circolazione delle foto, e la grande diffusione della fotografia cavalca anche la possibilità di registrare i grandi eventi.

Come non ricordare, infatti, le corse di automobili fissate da Jacques Henri Lartigue? Oppure la singolare impresa dei fratelli Wright o i primi voli dei dirigibili francesi nel 1850?

È proprio con le immagini dello storico stadio Panathinaiko di Atene, l’unico al mondo ad essere costruito interamente con marmo pentelico, gremito di persone partecipanti alla prima edizione delle moderne Olimpiadi, che risponde all’intento di ripercorrerne la storia.

Sottolineati anche con un allestimento specifico che crea una sorta di cesura, di squarcio, nel cadenzato ed equilibratissimo percorso, sono evidenziati alcuni momenti salienti.

Tra loro, come non ricordare quello scolpito nella memoria di molti: il pugno alzato da parte degli atleti neri, come segno della manifestazione del Black Power ma, soprattutto, per i diritti umani nel senso più ampio della lotta, durante Mexico 1968, che raggiunse l’acme al momento della premiazione dei due velocisti statunitensi Tommi Smith e John Carlos, primo e terzo nella finale dei 200m piani, ai quali, sembrerebbe, fu proprio l’australiano Peter Norman, arrivato secondo, a prestare i propri guanti.

Ma tra questi momenti fondamentali, sono inseriti anche quelli meno piacevoli, fissati durante il periodo nazista, nel corso di Berlino 1936.

Allorquando, l’obiettivo principale era rimarcare le vere caratteristiche di quella che era considerata l’effettiva razza ariana. Organizzate tre anni dopo la salita al potere di Adolph Hitler, questi cercò di rassicurare l’opinione internazionale diffondendo un’immagine della Germania aperta al mondo e accogliente.

E su questi principi, infatti, si fondano gli scatti realizzati da Leni Riefenstahl e Lothar Rübelt (le tuffatrici dal trampolino), attraverso la resa di corpi che incarnano appieno l’ideale estetico nazista, enfatizzando il movimento di atleti scolpiti dallo sforzo, ripresi sempre a mezzaria, dal basso e come unico sfondo il cielo, per trasmettere quel senso di eroicità sempre più diffuso nella cultura di massa.

Attraverso alcuni dettagli dei corpi tesi durante, ad esempio, lo svolgimento di un match di hockey sull’erba o di un incontro di box, è reso evidente l’impegno fisico cui gli atleti sono sottoposti nel corso delle diverse competizioni.

Inserire anche lo scatto di corpi quasi deformati ripresi al momento del photofinish di una gara di atletica leggera dei 100m femminili a Melbourne 1956, attesta di come lo sviluppo tecnologico abbia sempre affiancato lo sport.

Uno sviluppo che, in qualche maniera, ha avuto un certo riflesso anche sull’evoluzione stessa dello sport, come rimarcato dalle foto con gli esercizi delle ginnaste nel 1920 confrontate con i movimenti, ad esempio, della Antigravity Dance Company NYC (1993).

Un’attenzione allo sport che hanno avuto anche fotografi del calibro di Sebastiao Salgado, René Burri, Alexandre Rodtchenko, Annie Leibovitz, solo per citare i più conosciuti, spesso confusi tra le centinaia di fotografi che, con i loro obiettivi e giganteschi teleobiettivi, affollano i bordi dei campi.

Tante immagini che guardano a tutti gli sport, dal nuoto ai tuffi, dal rugby al tennis, dalla scherma al basket, al ciclismo, al calcio, al culturismo, alla break-dance, al pattinaggio artistico, e tanti altri.

Non mancano neanche quelle allo starter, ripreso proprio con la canna fumante della pistola appena esploso il colpo di inizio. Uno sguardo rivolto anche al pubblico (come quello issato su improvvisati piedistalli per assistere al Grand Prix di Berne nel 1937-38), e agli inconsapevoli spettacoli a cui danno vita durante le gare, completa la visione dell’intero universo che ruota attorno al meraviglioso mondo dello sport, attestato anche dallo splendido wallpaper riprendente tutti gli atleti del 2002.

Info mostra Le sport à l’èpreuve

immagine per Daniela Trincia
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Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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