Ferdinando Scianna. Cose, a cura di Luigi Di Corato al museo Santa Giulia di Brescia

Una dimensione intima e confidenziale è quanto enuncia il titolo Cose. Perché evoca quell’atmosfera semplice, tratteggiata da quel lessico familiare, che, anche nell’indeterminatezza, trova una complicità. Oggetti di cui non è fondamentale il nome, ma quello che richiamano, che rappresentano, che ricordano. Così, la personale di Ferdinando Scianna, curata da Luigi Di Corato, allestita nelle sale del Museo di Santa Giulia di Brescia, è un lungo viaggio.

immagine per Ferdinando Scianna
Veduta allestimento Ferdinando Scianna, Cose. foto di Daniela Trincia

Nei suoi ricordi. Nelle sue “cose”. Nelle sue fotografie. A colori ma soprattutto in bianco e nero, sono le foto di medio formato che attraversano una vita, una geografia, un’operosità, un mestiere. Quella professione che lo fa essere il primo fotografo italiano a far parte dell’agenzia fotografica Magnum Photos, invitato dallo stesso Henri Cartier-Bresson.

Nato a Bagheria nel 1943, è nella sua città che muove i primi passi realizzando scatti su una tradizione che è pressoché la spina dorsale della Sicilia stessa: le feste popolari religiose. Così, a 20 anni, allestisce la sua prima mostra che si rivelerà determinante per la sua carriera: è in questa mostra che incontra Leonardo Sciascia.

Con lo scrittore collaborerà per il libro Feste religiose in Sicilia, frutto di tre anni di lavoro, che vede testi di Sciascia accompagnati dagli scatti di Scianna, e che gli farà vincere il prestigioso premio Nadar.

Una lunga attività, quella di Ferdinando Scianna, che lo ha visto lungamente e principalmente fotogiornalista, ma anche fotografo di moda (risale agli anni Ottanta il suo primo servizio fotografico per la campagna pubblicitaria degli allora semisconosciuti Dolce&Gabbana). Ma in questa mostra, si scopre anche un altro aspetto del grande fotografo: quello del “collezionista”.

Un collezionista sui generis, che ama circondarsi di tutti quegli oggetti che rappresentano una storia, una tradizione, un costume. Tra le centinaia di oggetti collezionati, lui stesso ne ha scelti una decina, gli “oggetti necessari”, come li ha definiti, di cui è entrato in possesso un po’ alla volta, dopo lunghe trattative, il cui rituale è puntualmente descritto in un pannello in mostra, ulteriore dettaglio che interviene a disegnare quella dimensione intima dell’esposizione.

Così “oggetti necessari” e fotografie, tra loro fortemente complementari, vicendevolmente si completano, diventano un unico elemento, annullando causa ed effetto. Perché Scianna “cerca istanti attraverso i quali tenta di costruire un’idea del mondo e di sé stesso”, istanti raccolti in cinquant’anni di mestiere, attraverso oltre un milione di foto che hanno costruito la sua personale memoria.

Con uno sguardo che si è posato su tutto quello che lo circonda, “uomini, donne, bambini, luoghi, momenti di vita quotidiana, di dolore, di gioia, di cose”, perché non crede alle specializzazioni, perché “un fotografo è uno che guarda cercando di vedere, il senso, la forma, le emozioni che offre il mondo”.

Un mondo che il fotografo presenta, appunto, con gli oggetti da lui scelti tra quelli accumulati, e tre fotografie che, insieme ai suoi pensieri e riflessioni riportati in pannelli, ne descrivono l’atmosfera, l’ambientazione, e anche viceversa. Quel mondo che Scianna ha percorso e attraversato.

Dalla Sicilia (con “Un allevamento di cavalli” che indica il primo nucleo della sua collezione costituito da quelli di cartapesta, cui si sono aggiunti quelli presi da ogni parte del mondo) alla Calabria (con “Gli ex voto di Polsi”, conosciuti da Scianna già dai suoi primi viaggi come inviato dell’Europeo). Dalla Sardegna (con “Le Maschere di Momoiada” durante la festa di Sant’Antonio) a Napoli (con le sue “Anime del purgatorio” ad evidenziare lo straordinario artigianato della città, che si accompagna alle foto della festa di San Gennaro e dei suoi vicoli).

Dal Vietnam (con “Le marionette d’acqua di Hanoi”) alla Somalia (con “L’orcio per il latte di cammella”). Dalla Bolivia (con “La magia degli Ekeko”). Da Madrid (con i “Toreri di bronzo” che accompagnano un intenso ritratto di torero) al Messico (con “La ceramica folle di Ocumichu”, che mostra anche quella giusta dose di ironia, che lo ha spinto ad acquistare un’assurda “Ultima Cena” dove Gesù e gli Apostoli mangiano una grande fetta di anguria).

È un viaggio nel tempo e nei dettagli di una vita, quello che si compie visitando la mostra. È posare uno sguardo sulla bellezza della semplicità quotidiana, densa di riflessi, di curiosità, di meraviglia.

Ferdinando Scianna – Cose

  • Brescia Photo Festival 2018 – Collections
  • Museo di Santa Giulia, Brescia
  • fino al 2 settembre 2018
  • orari: da martedì a domenica 10.30 – 19.00; giovedì dalle 10.30 alle 22.00 – lunedì chiuso
  • ingresso: intero € 6,00 – ridotto € 4,00
  • Info: www.bresciaphotofestival.itwww.bresciamusei.com
Daniela Trincia

Daniela Trincia

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cul(ture)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

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