ultimi articoli dell'autore

La Madonna di Foligno e la contemporaneità

di Daniela Trincia

Nel Museo Capitolare Diocesano e nel Museo di Palazzo Trinci di Foligno si sono verificate tante cose, diverse tra loro, ma strettamente interdipendenti. Oltre alla curatela di Marta Silvi del progetto e delle mostre, a saldare tra di loro le diverse iniziative è di nuovo lui, Raffaello, e la sua celeberrima tavola, poi trasportata su tela, La Madonna di Foligno (è bene ricordare che, contrariamente alla denominazione, dopo varie vicissitudini, è oggi conservata nella Pinacoteca Vaticana, nella città del Vaticano).

Si tratta della prima pala d’altare realizzata dall’Urbinate a Roma, datata 1511-12. commissionata da Sigismondo de’ Conti, come ex voto per il miracolo che aveva salvato la sua casa dopo un evento non bene specificato (meteorite? fulmine? bombarda?), inizialmente posta sull’altare maggiore della basilica di Santa Maria in Aracoeli e poi, per circa due secoli, conservata a Foligno. Le massicce campagne di marketing, con l’angioletto, che tiene in mano la tabella biansata senza scritta, posto ai piedi del trono della Madonna riprodotto in tutti i gadget pensabili, hanno fatto sì che l’opera sia universalmente conosciuta.

Ma come mai sono state organizzate tutte queste iniziative? Nel 2020 ricorreva il cinquecentenario della morte del grande artista ma a causa del covid, tutte le celebrazioni sono slittate al 2021, comprese quelle di Foligno, iniziate a settembre 2020 con la mostra Raffaello e La Madonna di Foligno: la fortuna di un modello (prorogata fino al 24 ottobre 2021), anch’essa allestita all’interno del Museo di Palazzo Trinci. L’esposizione, mirabilmente, illustra quanto l’opera del grande maestro del Cinquecento fu guardata, studiata, copiata, reinterpretata, riprodotta, replicata, dagli artisti nel corso dei secoli.

Ma andiamo per ordine. 2020: anno del quinto centenario della morte dell’Urbinate. In tutta Italia si organizzano eventi celebrativi e, ovviamente, anche la città di Foligno ha voluto fare la sua parte, soprattutto in virtù della fama della tavola durante i due secoli in cui è stata conservata nella città umbra. Così, oltre alla mostra appena citata, e prendendo spunto proprio dalla grande influenza che la tavola ha avuto nel corso degli anni sui contemporanei, il Comune e la Diocesi di Foligno, hanno voluto realizzare un progetto speciale, che ha previsto due eventi dedicati alle arti visive contemporanee. Una Open call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro (per rafforzare e proseguire il costante dialogo con l’arte dei nostri giorni, con la conseguente mostra dei finalisti). E una mostra di Nicola Samorì (Forlì, 1977).

Quindi, il 12 giugno, è stata presentata la mostra collettiva; inaugurata la personale di Samorì e proclamato il vincitore della open call: Giuseppe De Mattia (la cui opera è stata acquistata dal Comune di Foligno con relativo ingresso nella collezione permanente di arte contemporanea del Comune); e una menzione speciale è andata Giovanni Kronenberg (che realizzerà il palio per la prossima Giostra della Quintana, un torneo cavalleresco ed manifestazione storica in costume).

Ben 114 candidature e oltre 150 progetti hanno partecipato alla open call; 17 opere, per 18 artisti, sono quelle finaliste esposte nella collettiva.

Approntata nell’ultimo piano del Museo Diocesano, con un allestimento leggero, con una vaga atmosfera balneare, attraverso l’alta varietà dei linguaggi e messa a fuoco di differenti elementi compositivi dell’opera raffaelliana, la collettiva mostra come ogni artista, pur lavorando a un tema preordinato, abbia mantenuto intatte la propria poetica e cifra stilistica, senza compromettere la personale prassi artistica.

È, dunque, molto interessante osservare come ciascuno abbia individuato un particolare aspetto dell’opera, traducendolo col proprio linguaggio, col risultato di una buona varietà di lavori, senza alcuna ripetizione, con riletture particolarmente originali. Molte delle quali, in linea col concetto di “opera aperta”, hanno proseguito, in qualche modo, il racconto lasciato in sospeso da Raffaello.

Come Panspermia #15 di Leonardo Petrucci, un olio su tela applicata su tavola e cornice di legno, perfettamente riproducente la tabula tenuta in mano dal famoso angioletto ma, anziché lasciarla vuota, pone al suo interno la raffigurazione di quell’evento straordinario non ben descritto, probabilmente un meteorite.

Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro, mostra collettiva. Leonardo Petrucci
Panspermia 15 (ansata), 2020.
124,5×53,5 cm, olio su tela applicata su tavola e cornice di legno.
Courtesy l’artista e Galleria Gilda Lavia, Roma.

Oppure Flora e Fauna di Massimo Ricciardo, un’articolata installazione costruita, sulle orme di Aby Warburg, attraverso la trasposizione concreta -pure simbolica- di tutti gli elementi naturali presenti nel quadro raffaelliano, conferendo all’opera una tridimensionalità ma, anche, invertendo l’andamento, da verticale/quadro, a orizzontale/installazione sul pavimento, riportando il tutto a una dimensione più terrena l’intera rappresentazione.

Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro, mostra collettiva. Flores e Fauna, 2021.
320×194 cm circa, installazione dimensione variabile. Vari materiali: fotografia a colore, fiori di rosa senza spine, fiori di giglio, foglia d’oro, palla stroboscopica, pietra lavica, mattone, spine di rovo, stampa in gesso di una zampa di leone, similpelle di ermellino, murice comune e pigmento porpora, piuma di aquila e piuma di colombo grigio, pianta di sambuco, gomitolo di lana di pecora, cotone bianco, ritaglio di finta pelle di dromedario, sei piume di colombo bianco.
Courtesy l’artista.

Anche il lavoro di Alessandro Scarabello, Studio dopo Raffaello Sanzio, un olio su tela, in cui tutto è costruito per opposizione: non minuzia, ma sbozzatura; non spazio aperto, ma chiuso; non prospettiva verso l’alto, ma punto di fuga ribassato; non ricchezza di colori, ma riduzione delle tinte.

Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro, mostra collettiva. Studio dopo Raffaello Sanzio, 2021.
101×89 cm, olio su tela.
Courtesy l’artista e The Gallery Apart, Roma.

Mentre Danilo Sciorilli con la piccola installazione multimediale Polvere alla polvere, ironicamente, vuole dare un finale alla storia narrata da Raffaello e far realmente cadere il meteorite, trasformando tutto in un cumulo di macerie e la tabula tenuta dal famoso angioletto, unico sopravvissuto, recita Polvere sei e in polvere tornerai.

Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro, mostra collettiva. Polvere alla polvere, 2020.
32×19,4 cm, installazione multimediale, grafite su carta intelata su tavola, proiezione video-animazione 33” (loop continuo).
Courtesy l’artista.

Anche il lavoro Grrrr. Kttt. Mnnnn. realizzato con tecnica mista su tela da Caterina Silva, prevede un finale alla narrazione raffaelliana: finita la rappresentazione, i protagonisti abbandonano la scena, escono dal quadro, che risulta, quindi, vuoto. Processo spiegato dall’artista attraverso una sorta di volantino a disposizione del pubblico.

Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro, mostra collettiva. Caterina Silva
Grrrr. Kttt. Mnnnn., 2020.
146x205cm, tecnica mista su tela, stampa a getto d’inchiostro.
Courtesy l’artista.
Credito fotografico Giorgio Benni.

Ma è sicuramente Giuseppe De Mattia, con i suoi Fatterelli / Il vassoio d’argento di Andrea, che ha dato un’interpretazione fresca e del tutto originale del quadro. Pone al centro di una cornice, su di un cartoncino conservativo, la fotografia del quadro e, con pastelli e inchiostri, appone delle note, che diventano il vero soggetto: l’artista immagina il dialogo interiore di uno spettatore comune che si trova per la prima volta davanti al capolavoro di Raffaello e, dopo l’iniziale attenzione ai particolari, si perde in personali associazioni. La tabella biansata gli sembra un vassoio. Questo “vassoio” gli ricorda l’amico Andrea che tagliò a pezzi il vassoio d’argento del servizio “buono” della madre dopo la sua morte, per farne bracciali e anelli da vendere in un mercatino di Natale.

Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro, mostra collettiva. Giuseppe De Mattia
Fatterelli / Il vassoio d’argento di Andrea, 2020-21.
49x59x6 cm, fotografia stampata su carta baritata, pastelli e inchiostri stilografici diluiti su cartoncino conservativo.
Courtesy l’artista.

Anche Dei Santi e del Fuoco di Nicola Samorì (già presente nella città umbra col palio della Giostra della Quintana del 2016), si inserisce nella rilettura e reinterpretazione della Madonna di Foligno, attraverso due lavori, uno all’interno del Palazzo Trinci, l’altro come sottile liaison tra il palazzo e il Museo Diocesano, attivando una connessione tra i due edifici, come realmente erano nell’antichità. “Andandomi a schiantare contro prove che so che sono delle sconfitte, ma, nonostante questo, non mi sottraggo dal confronto”: è con queste ironiche frasi che Samorì commenta la sua partecipazione e, quindi, le opere reinterpretando il Maestro del Rinascimento.

Negando che sia una performance. In realtà, però, il lavoro è il risultato di un corpo a corpo tra l’opera e l’artista. Attraverso una stesura stratificata del colore a olio, molto lento ad asciugarsi, steso per sottrazione di tono, per arrivare a un nero pressoché totale, la tela è stata piegata e maltrattata e poi riaperta, attraverso una “scorticatura della superifcie pittorica”, presentandosi così come una macchia (vicinissima a quelle di Rorschach).

Di dimensioni più ridotte, molto più intimo e intelligibile, è il secondo lavoro, dove è riprodotta solamente la testa della Madonna la quale, oggetto sempre di un’azione da parte di Samorì, presenta una sorta di foro e una colatura, proprio sotto un occhio. Un volto che sembra, quindi, piangere sul destino del proprio figlio? dei propri figli? del mondo intero?

  • Giuria open call: Cecilia Casorati, Emanuele De Donno, Pierluigi Metelli, Nicola Samorì e Marta Silvi.
  • Artisti finalisti: Dario Agati, Feliciano Benci, Beatrice Caruso, Giuseppe De Mattia, Stefano Emili, Fabio Giorgi Alberti, Giovanni Kronengerg, Meletios Meletiou, Leonardo Petrucci, Sofia Ricciardi, Massimo Ricciardo, Guendalina Salini & Delphine Vallì, Alessandro Scarabello, Karin Schmuck, Danilo Sciorilli, Caterina Silva, Cosimo Veneziano.

info

  • Open Call: La Madonna di Foligno, il meteorite e il punctum. Come rileggere un capolavoro – mostra collettiva
  • 12 giugno – 24 ottobre 2021
  • a cura di Marta Silvi
  • Museo Capitolare Diocesano di Foligno, largo Giosuè Carducci 40, 06034, Foligno (PG)
  • info: t. + 39 0742 351209 / 0742 330584
  • https://sites.google.com/view/museo-diocesano-foligno/home
  • orari: dal martedì alla domenica 10.00-13 | 16.00-19.00 – Lunedì chiuso.

Nicola Samorì. Dei Santi e del Fuoco

  • a cura di Marta Silvi
  • 12 giugno – 24 ottobre 2021
  • Museo di Palazzo Trinci, piazza della Repubblica 25, 06034, Foligno (PG)
  • info: t. + 39 0742 330584 – www.museifoligno.it/i-musei/palazzo-trinci
  • orari: dal martedì alla domenica 10.00 –13.00/ 15.00 –19.00. Chiusura il lunedì
  • orari periodo estivo:
    Luglio/Settembre dal martedì alla domenica orario continuato 10.00 –19.00.
    Agosto: dal lunedì alla domenica orario continuato 10.00 –19.00
immagine per Daniela Trincia
+ ARTICOLI

Daniela Trincia nasce e vive a Roma. Dopo gli studi in storia dell’arte medievale si lascia conquistare dall’arte contemporanea. Cura mostre e collabora con alcune gallerie d’arte. Scrive, online e offline, su delle riviste di arte contemporanea e, dal 2011, collabora con "art a part of cult(ure)". Ama raccontare le periferie romane in bianco e nero, preferibilmente in 35mm.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *