Agri-cultura. Quando di necessità si fa virtù.

Troppo presi e preoccupati del mondo umano, nel quale ci identifichiamo (e forse a torto, immersi in una tecnologia spinta a cercare la robotica che è in noi e la copia virtuale di tutto il reale), senza vedere altro che un futuro meccanicistico, pieno di orrori e di fantasmi.

Mentre la natura che segue il suo corso, anno dopo anno, con il suo mondo di animali, vegetali e minerali, traccia le regole rigide e reali dello sviluppo immanente della vita.

Una premessa umana per raccontare tre semplici ed empiriche notazioni ‘terrestri’ su questa primavera siccitosa (il territorio del Lazio sta chiedendo lo stato di calamità per mancanza di pioggia).

Dunque se si guardano i grani nei campi si scopre che sono già biondissimi, anzi quasi bianchi, con almeno un mese di anticipo sulla loro maturazione.

È la natura, che in assenza di acqua nel terreno e di conseguente carenza di sostanze che passano attraverso la linfa dalle radici per lo stelo fino al frutto, suggerisce alle piante (vedi il grano) di affrettarsi a maturare e seccare (con un minimo di chicchi), per poter avere la stessa specie nella prossima stagione.

L’esempio non fa giustizia di un procedimento complesso che una pianta di grano, con le sue radici, gli steli e le spighe compie per una scelta finale che è quella della necessaria riproduzione per sopravvivenza come specie. Ma è esempio calzante di quello che si dice “di necessità fare virtù”.

Per l’uomo invece (o meglio per questa società ipertecnologica) sembra che i concetti di sopravvivenza e riproduzione non siano più essenziali.

Né tanto meno prioritario (in tempo di crisi da cui sembra non se ne esca più) il concetto di “fare di necessità virtù”, visto l’aumento esponenziale di rifiuti (anche pericolosi, che non si sa più dove mettere (varie differenziate permettendo).

La seconda notazione (sempre non scientifica ma naturale) è sul mondo degli insetti utili, come le api, che dovrebbero passare di fiore in fiore, per impollinare gli stami e far quindi formare i frutti che poi noi mangiamo.

Sempre per la siccità, molti prati sono stati tagliati in tutta fretta prima che seccassero naturalmente e non hanno fatto fiori e le stesse piante (da frutto, aromatiche, da oliva, ecc.) non hanno emesso molte inflorescenze.

Inoltre l’inquinamento ambientale (i diserbi, gli anticrittogamici e le polveri sottili dei gas di scarico e delle combustioni delle centrali industriali ed elettriche) sono dei pericolosi veleni per le api, che debbono ingerire tali sostanze per poi produrre il miele. Per cui si può già notare una riduzione delle colonie degli alveari (anche perché “di necessità ne fanno virtù”) per mancanza di cibo, riduzione delle nascite o per morte da avvelenamento.

La terza piccola notazione naturale è positiva per l’essere umano. Nel terreno specie sotto le piante e tra le erbe sempre più rade per la siccità, svernano in stato di larva e si riproducono una infinità di insetti (vedi le mosche e le farfalline che andranno a pungere i frutti, con conseguenti problemi di necrosi, o le mosche e le zanzare che pungeranno l’uomo).

La siccità attuale ha ridotto l’ambiente di sviluppo di tali parassiti e le larve in assenza di acque ferme e di caldo secco si stanno riducendo. Per cui i pochi frutti che le piante produrranno non saranno troppo ‘aggrediti’ dagli insetti dannosi (che cercano solo di effettuare la loro riproduzione nei frutti).

In conclusione grano, api ed insetti dannosi seguono il corso di una natura varia nelle sue condizioni metereologiche, mentre noi esseri umani ci interessiamo di tante notizie, informazioni e conoscenze inutili, senza più trovare le soluzioni naturali ai nostri più impellenti problemi (salute, lavoro, economia familiare, bisogni di vita, riproduzione, sopravvivenza, ecc.).

Sono stato ad un Festival dal titolo In che mondo viviamo? Forse è da lì che dobbiamo ripartire. “De agri-cultura” come dicevano i latini!

Pino Moroni

Pino Moroni

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

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