Nel chiostro alberato della Casa delle Letterature una pioggia scrosciante rovistava tra i rami degli aranci e faceva cadere gli ultimi frutti. Avevamo realizzato le fotografie quasi al buio di un temporale imminente.
Ora nella sala, al riparo, faccia a faccia con i due autori, assistevamo alla contrapposizione di due teoriche sul significato di letteratura e di due idee diverse, piene di fair play, su ognuno è al centro del mondo frase di Elias Canetti tema di questa edizione del Festival delle Letterature. Maria Ida Gaeta ha presentato Jasmina Khadra, pseudonimo dell’algerino Mohamed Moulessehoul, ex ufficiale dell’esercito algerino, che vive in Francia dal 2000 e con il suo nuovo romanzo, Gli angeli muoiono delle nostre ferite (Ed. Sellerio 2014, trad. M.Di Leo) è stato uno dei maggiori successi in Francia nel 2013. E Alain Mabanckou, congolese, che ha vissuto in Francia fin dai suoi venti anni ed ora è professore all’ UCLA Università della California con molti riconoscimenti per i suoi romanzi tra cui il premio Renaudot per Memorie di un porcospino (Ed. Morellini 2009, trad. C. Ortenzi, M.Simeoni).
Dalle loro esperienze personali i due scrittori leggeranno martedì 17 giugno al Teatro Argentina gli inediti La grande solitudine e Il mondo è la mia casa.
Jasmine Khadra ha sottolineato che non è assolutamente al centro del mondo ma è anzi un uomo relegato nella periferia. E dopo l’ostruzionismo delle Forze Armate per i primi suoi libri per cui deve ringraziare sua moglie per avergli dato il suo nome per pseudonimo (una vera rivoluzione in un paese arabo musulmano) ancora oggi se si è fuori dalle lobbies che regolano il mercato si è soli a difendersi dalle critiche come scrittori. Il suo esempio – ha detto – è Paolo Neruda, e come lui si sente esule e soffre la solitudine con dignità.
Mentre per Alain Mabanckou, che si considera apolide, i viaggi e gli spostamenti hanno formato la sua identità e per lui il futuro è in un mondo di incontri che cancelleranno qualsiasi forma di discriminazione, intolleranza e razzismo. Ha ricordato anche che le sue radici e le sue origini sono in Africa. La Francia gli ha dato la possibilità di studiare e scrivere in francese. Anche se in Francia si distingue tra il francese di chi ci nasce ed il francese di chi viene da fuori, mentre la patria dello scrittore è la lingua in cui si scrive. La letteratura è una casa senza porte né finestre, la letteratura definisce una spazio di libertà e l’America mi permette di scrivere in libertà, senza distinzioni.
Per Jasmine Khadra la letteratura è l’esilio, noi africani riceviamo il lettore in una lingua in cui non ci siamo formati. Ma non è importante scrivere in una lingua, importante è la forma personale che si riesce a dare e se si è letti, dopo tanta fatica, si deve meritare e accogliere con slancio la generosità dell’averci letto ed apprezzato. Scrivo per le persone che mi rassomigliano – ha aggiunto -.
Fuori nel giardino la pioggia usciva dalle grondaie e sciabordava sui vetri delle finestre, creava pozzanghere enormi pur sulla ghiaia assorbente.
Alain Mabanckou parlava, come un professore, della funzione della letteratura che raccoglie i problemi della società e prepara il futuro. Lo scrittore crea un mondo ma il lettore deve trovare un messaggio. Per questo la letteratura è piena di insegnamenti che aiutano non solo la conoscenza ma anche i problemi che stiamo attraversando.
L’intervento di Jasmina Khadra ha chiarito le due posizioni divergenti. Uno scrittore non può dare lezioni o rappresentare idee e mondi. Un libro è una porta che apre l’universo. Ci parla è vero ma noi reagiamo per quello che siamo. Scriviamo per le persone che ci capiscono. Un libro è un modo per reinventare il mondo. Tutti gli scrittori mi hanno insegnato qualcosa ma non ho mai sentito arrivare messaggi.
E’ vero ha aggiunto ancora Mabanckou, uno scrittore crea un mondo ma chi legge deve trovarvi dei messaggi. Dalle citazioni dei due autori si capiva che avevano letto tanto ma ognuno ne aveva fatto frutto a modo suo. E questa è la libertà del lettore.
La pioggia stava riducendo la sua intensità ed i ragazzi dei corsi alla Casa delle Letterature si preparavano a scappare via da lì, da Roma, dall’Italia alla ricerca del loro futuro di scrittori: insegnanti od esuli.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.





















