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Digger di Alejandro Gonzales Inarritu. Una regia difficile tra realtà e verità, politica e spettacolo.

di Pino Moroni

Digger di Alejandro Gonzales Inarritu è una farsa fantapolitica metateatrale, e detto così già diventa difficile. Infatti il film tratta un tema importante come i disastri ambientali provocati dall’uomo, con conseguenze catastrofiche per lo stesso.

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Digger di Alejandro Gonzales Inarritu – 2026

Inarritu vorrebbe far elaborare il dolore di un fosco futuro, con allerta meteo di “Scala 4” (pericolo rosso), con una comicità assurda e grottesca molto autoriale. Ma ha dovuto riconoscere che lo spettatore (come stanno dimostrando anche gli incassi) non ama cose così pensate.

L’umanità ha bisogno di informazioni da contenuti rapidi e frammentari e non di vedere catastrofi ambientali e soprattutto manipolazioni politiche ed economiche. Si sta già ‘adeguando’ da sé!

La passione di Inarritu per il teatro è stata sempre fondamentale per la preparazione e realizzazione delle sue opere cinematografiche. I suoi precedenti come Amores Perros, Biutiful e soprattutto Birdman si attengono nell’ambientazione, nella costruzione delle scene e nella direzione degli attori a questa sua formazione.

Il premio Oscar (2014) come miglior film, regia, sceneggiatura originale e fotografia, Birdman, che è il precedente diretto di Digger (sceneggiato con gli stessi Alexander Dinelaris e Nicolas Giacobone) ne è una prova e conferma.

Stessa gestione degli spazi, dentro e fuori la pièce teatrale e ricerca ossessiva di un assurdo, che poi è invece reale. Con una intersecazione intensa e forse cervellotica dei due piani narrativi.

Anche la fotografia del sodale Emmanuel Lubezki, questa volta in Vistavision, lavora incessantemente sul corpo patetico e deformato del personaggio principale, od in soggettive ed oggettive anche collettive (riunioni del Consiglio di guerra USA o del Consiglio della comunità europea od in quelle esilaranti dei potenti, come spettatori, dei fatti del mondo che stanno provocando).

C’è tutta la maestria del Direttore della fotografia nel fare spettacolo con lenti grandangolari in cui tutto si dilata, con tanta luce e grande profondità di campo. Musiche folk, elettroniche e suoni naturali di Cosmo Sheldrake.

Solo che lo stesso regista in una dichiarazione ha detto:

“Dopo otto anni dal mio ultimo film è cambiato tutto”.

È cambiato il mondo, il pubblico e l’industria cinematografica. Ed è cambiato anche Inarritu!

Invece di parlare di un uomo rimasto imprigionato in un supereroe virtuale (Birdman) è passato ad un discorso troppo raffinato, la storia di un petroliere, un magnate padrone del mondo, che lo sta distruggendo con le sue trivellazioni.

Con un accordo con il Presidente Compson (John Goodman), sta estraendo il petrolio dall’Alaska e dalla Groenlandia. Ma lì, il metano sotto il giacimento provoca una esplosione e fa staccare un iceberg grande cinque volte Washington, che va a scontrarsi con la Norvegia (Europa), con enormi maremoti. Lo vediamo in video-grafica perché siamo sempre in un teatro.

Il film comunque non è un disaster movie, malgrado lo sembri e non è un film sul potere di pochi che dominano il mondo: la sua struttura è quella di una pièce teatrale con le sue regole. Non è neanche una commedia, cerca attraverso il tono satirico attoriale di Tom Cruise (Digger Rockwell), di creare qualcosa di nuovo dietro e fuori le quinte (difficile nel già troppo visitato metateatro).

Tom Cruise appare come il prototipo americano di un decadente periodo passato, in vestaglia e pancetta, stivali, cappello e cinturone come il cowboy sulla bomba di “Il dottor Stranamore” (1964) di Stanley Kubrick (al quale il film sembra ispirarsi), atterrito di perdere il potere e le miniere, ma anche la vecchia gatta sul set e la figlia nella realtà. Ma capace comunque di distorcere la realtà per adattarla alle sue prospettive su chi, anche ad altissimi livelli, non sembra, ma è comunque complice della situazione attuale.

Fino ad arrivare all’assurdo del suo discorso veritiero nella grande sala del Consiglio dei capi europei, in cui riesce a fare una apologia di tutto quello che è stato ideato e costruito dagli uomini, ed oggi, nella nostra insaziabilità di energia, luce, riscaldamento, internet e tutti gli altri confort, è diventato indispensabile e nessuno vorrebbe mai perdere.

Ed il colpevole dei danni fatti alla terra (un petroliere) diventa così quello che conta per mantenere tutto, in questo ultimo periodo della storia dell’Umanità. Rendendo arrabbiati, patetici ed impotenti tutti quelli che dovrebbero difendere le generazioni future.

Si rivela un uomo che rappresenta il potere e si permette di manipolare, per assurdo, la verità attraverso un eloquio diretto, complesso e senza ideologie di sorta, rendendo anche il linguaggio contrario solo un bla, bla, bla, improduttivo di effetti reali.

La pièce che si sta provando, in attesa di arrivare alla prima, si chiama Fossil Fools (chi usa scavare ricavati fossili senza curarsi dell’impatto sull’ambiente). Un dettaglio ridicolo dà poi la dimensione della realtà che stiamo vivendo: la sorella di Rockwell, Emma (Sandra Huller), possiede una società di energie alternative ed ha paura che il fratellastro -che quando occorre la usa-  ora che non serve più, la faccia fallire.

Dopo una serie di catastrofi ed azioni di guerra per scongiurare il disastro finale, nelle ultime scene della pièce teatrale, ambientate su una piattaforma petrolifera offshore trasformata in ultimo rifugio dei potenti, in attesa dell’Apocalisse, lo spettacolo avrà la sua fine.

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Digger di Alejandro Gonzales Inarritu – Card

Spoiler
Fuori del teatro, in una città inquinata, allagata e devastata, pattugliata da anfibi e droni militari una voce ripete (come nella pièce) “Livello 4”.

 

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Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

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