Il film Don’t let the sun di Jacqueline Zund si apre sull’immagine del sole, che sorge su una città della terra, in un futuro che non è poi tanto distopico.
Non lasciare che il sole… è il titolo di questo film, che cerca, con molto realismo ed empatia, di raccontare la pericolosità del divenire delle crisi climatiche, che già stanno colpendo il mondo. Si sa che si sono superati negli ultimi anni record di caldo in India, Pakistan, Canada, ecc. (intorno ai 50 gradi C.).

Ed esiste un limite fisiologico per la nostra capacità ad adattarci ad un clima più caldo. Questo limite massimo di temperatura ed umidità (calore) tollerato dall’essere umano è calcolato con la cosiddetta temperatura del bulbo umido, chiamato così perché rilevabile con un termometro avvolto in un panno bagnato, per simulare con l’evaporazione dell’acqua l’effetto termoregolatore della sudorazione umana.
Questa premessa non è superflua ma aiuta a spiegare la scelta di vita necessaria all’Umanità per sopravvivere nel futuro, una scelta obbligata che il film racconta con tanta partecipazione e solidarietà, quasi un avvertimento. L’eccesso di calore impone di rovesciare i sistemi di vita tradizionali, chiudersi in casa e dormire di giorno ed avere la vita attiva e lavorativa di notte. Alle 18,55 ci sono 49°C e si può tornare a vivere.
Il film è subito pervaso di atmosfere naturali particolari come quelle di una città di giorno deserta, luminosissima e ardente, sospesa e rarefatta, con la gente chiusa in casa nel buio delle stanze a serrande chiuse, con il vento caldo che muove le tende ed i condizionatori sempre accesi. Le persone che si sono adattate a fatica a questo cambio di abitudini, difficili per chi ha vissuto in maniera rovesciata il sonno e la veglia, sono dentro un sonno non tranquillo, adattate a fatica al cambiamento traumatico. Occorre continuamente reidratarsi e prendere pasticche.
L’eccesso di calore influenza poi negativamente l’equilibrio mentale ed accentua la tendenza alla depressione, con pulsioni vicino a singoli personali disturbi mentali.
Senza contare la morte di animali e cereali ed altri prodotti utili per l’alimentazione (ormai solo processata) che non hanno potuto avere gli stessi ripari tecnologici dell’uomo. Un negozio di animali espone solo gufi, che portano fortuna, che poi rappresentano la nuova vita, solo notturna dell’uomo, mentre gli altri animali sono mummificati nei musei, soltanto da ricordare.
Lo scorrere del tempo viene scandito da immagini del sole al tramonto mentre lo skyline della città si abbuia o dagli altoparlanti che ripetono “Cari cittadini, il sole sta per sorgere, ricordiamo ai bambini e persone anziane di rientrare nelle loro case”.
La coprotagonista Vika (Maria Pia Pepe), una bambina di 9 anni, sensibile ed intelligente ma chiusa e malinconica, concepita con inseminazione artificiale, esce la sera per veder giocare gli altri bambini in strade illuminate, ma rare e diffuse, solo dove ancora, in ambienti asettici e metafisici, scorre la vita attiva delle persone. Nel resto dei luoghi (giardini, gruppi di alberi, spiagge o zone non abitate) il buio è illuminato da torce elettriche (per risparmio o carenza di energia).
Dopo averci fatto vedere un futuro sociale che sembra molto lontano ma invece è strettamente collegato al nostro presente, la regista fa diventare il film molto intimista, raccontando i sentimenti, le sensazioni in una storia che diventa sempre più dolente e melanconica.
La mamma di Vika, Cleo (Agnese Claisse) per far uscire la figlia dal suo isolamento, pensando che potrebbe aver bisogno della presenza di un padre, si reca in una Agenzia specializzata che fornisca a pagamento un padre surrogato.
Viene scelto Jonah (Levan Gelbakhiani) un uomo di 28 anni (forse troppo giovane – dice la madre -) perché uno dei più bravi a sostituire legami affettivi (uno ‘Straniero’ anche a se stesso, che riesce a dare conforto senza lasciarsi coinvolgere). Nika con la sua freschezza gli dirà subito che non ha bisogno di un padre.
Si segue poi la vita ed il lavoro di Jonah, che assiste altre persone che vivono da sole, perché rifiutano questo diverso tipo di vita o non se la sentono di instaurare rapporti o hanno perduto dei cari (la morte per calore o per esposizione è molto facile. Tutti subiscono in silenzio e solitudine effetti fisici e psicologici gravi.
Per sopravvivere le relazioni affettive vengono così sostituite da sconosciuti anonimi a pagamento. In questo futuro in cui sembra si siano perduti rapporti, legami, sentimenti solo alcuni per denaro offrono conforto. Siamo nel campo della perdita di realtà o derealizzazione, che già stiamo vivendo a favore di una virtualizzazione sempre più diffusa.
Jacqueline Zund è riuscita ad attualizzare la profetica idea dello Straniero di Camus rendendola universale per l’Umanità. La ‘tenera indifferenza’ del mondo realizzata attraverso la vita di un uomo indifferente. Malgrado le nostre crisi, inquietudini, paure di tutto ciò che cambia, il mondo continua ad andare avanti (anche se l’Umanità ha dimezzato parte della sua vita, vivendo solo di notte).
SPOILER – Jonah nel suo rapporto con la bambina scoprirà il suo sentimento autentico, avrà una crisi profonda e sarà costretto a farsi prendere in cura da altri.
Bellissima la fotografia di Nikolai Von Graevenitz, in interni per i controluce provocati da un sole abbagliante, in esterni su originali scorci di utopistiche città future (edifici ed arredi urbani girati a Milano, Genova e San Paolo in Brasile). Le musiche di Marcel Vaid interpretano e mescolano i suoni ‘assenti’ del giorno ed i suoni ‘nascosti’ del vuoto esistenziale delle notti. Strepitosi i due coprotagonisti.

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.











