Storie di Natale. Un presepio vivente a Borgo Pio.

Non vorrei sembrare retorico o tradizionalista, ma gli attuali natali fatti di regali, vacanze, pranzi ed ogni genere di consumi superflui per apparire, senza uno straccio di poesia, canti, suoni e spettacoli natalizi come momento di riflessione, mi fanno tristezza.
Poi, per fortuna, mi sono trovato, per l’antivigilia, a Borgo Pio e seguendo incuriosito un presepio vivente promosso dal Municipio Roma I° Centro ed organizzato e realizzato da Argillateatri, ho finito per emozionarmi e commuovermi, come non succedeva da tempo.

Mi sono chiesto il perché e l’ho trovato nel racconto, performato dagli attori e partecipato dalla gente, che si è articolato attraverso uno spettacolo itinerante nel modo, con lo spirito ed i significati giusti per ricordare che il Natale è festa di pace, solidarietà e sentimenti umani oltre che ricordo di un evento così importante.

Lo racconterò momento per momento seguendo le stazioni in cui si è articolata la rappresentazione teatralizzata con testi sacri e profani, poesie, canti italiani ed esteri, danze popolari, musica, recitazione e giocolerie.
Una premessa fondamentale per capire il mood dello spettacolo: nelle rappresentazioni del teatro di strada la comunicazione allo spettatore è diretta e coinvolgente, senza la distanza che si crea in teatro, dove gli attori sono sulla scena e gli spettatori in platea. E, come nella Commedia dell’Arte, c’è un narratore che introduce e spiega gli avvenimenti (in questo caso il dotatissimo Mauro Vizioli).

È iniziato con una parata, aperta da una sorta di giullare con un buffo vestito medioevale di chiffon crespato  e velluto divorato dal tempo (il conducator Ivan Cozzi) che, con bandiera e fischietto, ha guidato un gruppo di attori (i costumi di Marco Berrettoni Carrara), avvolti nelle coperte termiche, quelle che si usano nel salvataggio dei profughi del mare.

Un tripudio di oro che luccicava nei movimenti sincroni della sfilata ed impreziosiva lo spettacolo. Un’idea di un’altra costumista, Marina Sciarelli, che ha ripreso la visione dell’architetto Gianfranco De Michelis: oro e ancora oro, il colore dominante; la materia con cui in Giappone si esplica il kintsugi, la tecnica che usa l’oro per riparare le crepe, anche quelle psicologiche e sociali alleviando, così, le sofferenze.

La prima stazione è stata l’Annunciazione. Ha aperto la scena un suggestivo canto in greco di Filiò Sotiraki (insegnante greca di canto e di musica). La fisarmonica di Daniele Mutino ha accompagnato poi i brani Il sogno di Maria e Ave Maria (da La Buona Novella di Fabrizio De André).

Maria  (Cinzia Ana Cortejosa, maestra spagnola di flamenco) in abito bianco, ha danzato delicatamente, quasi sospesa, mentre l’angelo Gabriele (il danzatore di colore Keba Seck), muovendosi con ferina agilità, ha declamato le frasi essenziali dell’Annuncio: “Sii felice, piena di grazia. Il signore è con te. Benedetta tu tra le donne”.

Il djambè di Sakou Kande ha poi accompagnato il gruppo alla seconda stazione: Il mercato, seguito dai partecipi spettatori (gente del quartiere con i figli, membri del centro anziani Borgo Pio, romani e turisti italiani e stranieri). Al picaresco mercato la bandiera-stella cometa, si trasforma nel telo del teatrino dei burattini, dal quale sono stati magistralmente messi in scena da Silvia Cozzi due brani di classici  (Natale in casa Cupiello e Dialogo tra due popolane sull’uso del fuoco a Natale).

Le stesse attrici che hanno dato voce ai burattini (Brunella Petrini, Claudia Fontanari, Elena Stabile) hanno poi animato il mercato offrendo erbe officinali e spiegando al pubblico le loro proprietà curative mentre Daniele Pinzi e Silvia Cozzi si sono esibiti in giocolerie e acrobazie.

Nella stazione successiva è stato il tempo del Bivacco o Il sogno dei pastori. Intorno ad un fuoco rituale sono state lette le più significative e suggestive lettere di Natale: la lettera agli amici dell’uomo (Charles Culhane) che nell’ultimo Natale, prima dell’abolizione della sedia elettrica, attende la pena di morte, con il suo carico di amarezza e di speranza per una umanità migliore senza più violenza ed uccisioni.

La lettera del soldato inglese alla sorella, dalla trincea della Prima Guerra Mondiale, che a Natale sente cantare i tedeschi nella trincea di fronte, ad appena cinquanta metri. E allora anche gli inglesi cantano ed i tedeschi, a loro volta, intonano la stessa canzone in latino in una prova di buona volontà, di umanità oltre che di pace e di solidarietà per quello che stanno soffrendo. “Cosa succederebbe se i governanti del mondo si scambiassero auguri invece che ultimatum?”  si chiede il soldato che la mattina dopo dovrà ricominciare a sparare ai suoi simili tornati nemici. Una bellissima lezione di pacificazione del mondo!

Poi Mauro Vizioli recita la poesia Er Presepio di Trilussa contro l’indifferenza della gente che non capisce l’amore.
Mentre Stella, Bella Stellina, la ninna nanna di Tito Rinesi,  fa addormentare i pastori i cui sogni vengono popolati da incubi in cui l’angelo si trasforma in demone e inizia, assieme ad altre maschere mostruose, la danza dell’Inferno mentre Silvia Cozzi accende i suoi strumenti di fuoco.

È un momento di teatralizzazione intensa alla quale partecipano tutti fino a quando il sogno finisce, il narratore raduna i pastori risvegliati e annuncia la buona novella. “Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia: oggi nella città di Davide è nato per voi il Salvatore. Seguite il cammino e troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”.

La stazione successiva è quella più emozionante. Tutti i presenti si raccolgono con le candele in mano intorno all’installazione Presepio dell’artista Stefano Hos Giagnotti e scoprono una grotta in cui si rivelano, pian piano, sagome di angeli, di pastori e di un bue e un asinello intagliati.

Il sacerdote di Santa Maria in Traspontina, Don Massimo, pone nella mangiatoia il bambinello della Chiesa, mentre Filiò Sotiraki canta ancora dolcemente.

È un momento di raccoglimento e di riflessione per quello che si è vissuto e partecipato: musica, danza, teatro, ninne nanne, lettere e giocolerie sono state sentite preghiere laiche. La musica che accoglie gli spettatori davanti alla mangiatoia è Resurrexi, un testo sacro greco bizantino, musicato su scala orientale, musicato con l’utilizzo di strumenti occidentali dal compositore Tito Rinesi.

Solo allora sono arrivati i tre Re Magi. Sui trampoli.

Pino Moroni

Pino Moroni

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

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