ultimi articoli dell'autore

Lettere gialle. Un film tesissimo con tanta empatia esistenziale oltre l’oppressione politica.

di Pino Moroni

Lettere gialle di Ilker Catak (La sala professori 2024) ha vinto l’Orso d’Oro come miglior film al Festival di Berlino.

Il film è molto di più di quello che il Presidente della Giuria il regista Wim Wenders aveva detto durante la Conferenza Stampa inaugurale del Festival – “Occorre far parlare il cinema e non la politica” – interpretato come un invito a smettere le manifestazioni per la guerra e la pace in corso a Berlino, tra polemiche inutili.

immagine per locandina di Lettere gialle di Ilker Catak
Lettere gialle, di Ilker Catak

 

Vale la pena di riportare le parole di Wenders (intellettuale raffinatissimo, vista la sua vita cinematografica) per affrontare la trasposizione dei suoi concetti come artista, sempre più avanti di milioni di conformisti e ritrovarli poi nel film vincente del regista turco-tedesco Catak, il quale non è da meno del grande maestro tedesco (Paris Texas 1984, Il cielo sopra Berlino 1987, Fino alla fine del mondo 1991, Perfect Days 2023 su un pulitore giapponese di bagni pubblici, tutti con quanto di più umano, esistenziale, empatico possibile) di cui segnaliamo questo stralcio:

“Il cinema ha un potere incredibile di essere compassionevole ed essere empatico, le notizie non sono empatiche, la politica non è empatica, ma i film lo sono e questo è il nostro dovere”.

“Si, i film possono cambiare il mondo. Non in senso politico. Nessun film ha mai davvero modificato il punto di vista di un politico, ma i film possono cambiare il modo in cui le persone vedono il mondo”.

Anche il regista Ilker Catak segue questa filosofia: occorre sempre ricordare che per fare un discorso politico (che poi lui in quanto esule turco in fondo fa) si dovrebbe sempre partire dal dover mettere insieme una colazione, un pranzo e forse una cena, sotto un tetto, nel mezzo di un onesto, anche umile lavoro, invece di pensare sempre al superfluo in Una terra frivola (titolo non certo casuale del copione teatrale del protagonista).

E non è affatto qualunquismo o fuga dalla realtà, ma eroismo quotidiano di cui ci si accorge solo quando si è schiacciati proprio dalle ottuse pervasive dinamiche politiche.

Per questo la vera intelligenza del regista di Lettere Gialle, coadiuvato nella sceneggiatura dalla moglie Ayda Catak ed il produttore Enis Kostepin, si ritrova proprio nel raccontare, con una tensione continua, lo slittamento dal successo alla sopravvivenza, dal futile al necessario, dagli ideali alla dura realtà, dalle utopie metafisiche alle paure terrene, che regolano sempre, ‘ovunque’ l’essere umano.

Concetti che sono assenti nella mente di chi si asserve al potere o sistema (si chiami democrazia o monarchia o dittatura), di chi si rende cieco alle evidenze quotidiane o non ha più da rispondere ad una coscienza. Fortunatamente stiamo assistendo in molti film al disvelamento e raggiungimento di valori esistenziali universali, che non avevamo mai prima scoperti, e che non sono solo archetipi od idee propagate da algoritmi.

Ci sono state ed ancora resistono avanguardie culturali (come Wenders o Catak) che pensano e raccontano magistralmente le continue tensioni dei difficili rapporti umani, al di là della pura politica.

Questo momento complesso sta facendo a pezzi le semplificazioni alle quali troppi si attaccano. E non è vero che non c’è più futuro, forse, in confusione per un cambio paradigmatico, non si sa come cercarlo, in attesa solo di quello che arriverà per ritornare ad altri nuovi archetipi o cliché. E’ comunque necessario ripensare se stessi, come mette in evidenza il film Lettere gialle, anche se le soluzioni saranno differenti per ognuno.

Le lettere gialle è giusto spiegare sono il detonatore di un cambio di vita. Lettere che arrivano per significare che si è sospesi, epurati o forse processati, per aver detto o fatto (ripresi sui social o dai telefonini) cose contro il sistema. Dopo il titolo è giusto presentare i protagonisti, Derya e Aziz.

Derya (Ozgu Namal) è una Divina, attrice del teatro di Stato e Aziz (Tansu Bicer) docente universitario di formazione, scrittore e regista teatrale. Vivono in un luogo immaginario universale che dovrebbe essere Ankara in Turchia ma è Berlino in Germania (il regista lo scrive in sovrimpressione sulla prima immagine degli esterni) e poi si sposteranno, dopo aver perduto il lavoro, ad Istanbul che invece è Amburgo.

Ma potrebbero essere Teheran o Milano o Detroit. Con problemi di mutuo casa prima, e di risparmio sulla spesa dopo, di far andare la figlia di 13 anni alla scuola privata, trovare un lavoro da tassista di notte e far collimare le idee di coppia, prima artisti e poi nullafacenti (quando già coppia vuol dire due individui, ognuno alla ricerca di un suo futuro).

Al di sopra di queste esigenze o problemi quotidiani ci sono i rapporti parentali, con i compagni dissidenti e con gli amici di lavoro che hanno ricevuto le lettere gialle e sono anch’essi arrabbiati in un pericoloso limbo. Ecco dove nasce la autocensura (che anche senza perdere un lavoro è presente un po’ dovunque).

In tale situazione si può perdere tutto, l’idea che si ha di sé stessi, del proprio posto nel mondo, la fiducia che si era costruita con la persona che si ama, la capacità di immaginare un futuro più libero. Oppure adeguarsi e vivere al meglio che si può ottenere, lasciando qualsiasi idea libertaria.

Il cuore del film affronta il problema del passaggio dal Teatro come luogo di artisti al Teatro come luogo di vita, in cui gli stessi artisti si spogliano dei ruoli e diventano solo umani. Una discesa in basso, lenta ma inesorabile, fatta di cedimenti e di crepe interne come le cose vere sanno essere. Quanto siamo disposti a cedere, resistere per sopravvivere, quanto cambiano i valori in cui si era sempre creduto? Quanto diversa è la forma performativa nel teatro, di quella che si esercita nella società, nella vita quotidiana!

Derya, sempre determinata guerriera, ma smarrita dentro, sotto pressione emotiva e necessità economiche, cede al lusso di poter recitare in una soap televisiva (cosa che non aveva mai voluto fare).

Aziz deve fare i conti con i suoi profondi ideali ed anche con una sua non troppo nascosta presunzione, che alimenta scrivendo una nuova commedia di protesta e cerca di realizzarla in un teatro off, mentre intorno tutto gli si sgretola in una più che mediocre vita quotidiana. E deve fare i conti anche con la figlia (che gli aveva chiesto “Credi che salverai il mondo con il teatro?”). E quando una sera, per ripicca giovanile, la figlia non torna a casa, dovrà mollare i compagni dissidenti e cercare attraverso amici della polizia (il cognato) gli indirizzi dove cercarla. La sua vita è diventata un compromesso.

La bellezza di questa trama più complessa, meno eroica contro una semplificata violenza di un qualsiasi regime, viene fuori invece da piccole decisioni di tante piccole pedine-persone che stanno seguendo le regole, strumenti ciechi del potere “Io sto solo obbedendo agli ordini”. Una frase buona per tutte le oppressioni e repressioni (non solo nei paesi come Cile, Argentina, Iran, Messico, Corea, ecc.).

Anche nei paesi occidentali, dove è facile puntare il dito sulle violenze altrui, avvengono gli stessi fatti, in maniere diverse, ed in maniere diverse si comportano le vittime di tali soprusi. Sono meccanismi che si perpetuano nei secoli ovunque. Così difficile per tutti confrontarsi con la propria coscienza!

immagine per Pino Moroni
+ ARTICOLI

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

2 risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *