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Festival delle Letterature. Il dove e l’altrove con Ildefonso Falcones e l’omaggio a Tiziano Terzani

di Pino Moroni

Il vento freddo notturno spazzava la Piazza del Campidoglio, ormai semivuota, ma la prosa di quella donna che aveva vissuto 45 anni con un uomo straordinario e raccontava la sua vita sempre a latere (come su un sidecar), presente ma sempre nell’ombra, ci tratteneva là ad aspettare la fine del racconto, quella morte tanto attesa come una nuova avventura. La faccia ascetica, incorniciata da barba e capelli bianchissimi di Tiziano Terzani compariva su due schermi a fianco del palco del Festival delle Letterature e trasmetteva il suo messaggio, una specie di testamento spirituale. Se mi dicessero che due pastiglie mi potrebbero salvare non vorrei rivivere di nuovo la mia vita. Mi incuriosisce di più il dopo. Mi dispiace che non ne potrò scrivere.

Il colore della facciata del palazzo Senatorio stava virando in azzurro e mentre la piazza, una delle più belle del mondo, ritornava alla sua incredibile sospensione nel tempo, gli Gnu Quartet finivano di suonare con un rock al ritmo latino americano. Giù per la cordonata, sotto i lampioni, in una discesa ormai resa più facile, sembrava quasi di non toccare i piedi per terra. Il dove e l’altrove finiva come prima serata del Festival, ma continuava nei pensieri con tutte le appassionanti idee che prima l’inedito di Ildefonso Falcones e poi le letture dei diari inediti di Tiziano Terzani ci avevano regalato.

Gli Gnu Quartet avevano iniziato la serata con una musica classica che sfumava in un rock progressive e l’avvocato scrittore Ildefonso Falcones de Sierra sulla frase di Elias Canetti Ognuno è il centro del mondo (tema del Festival) aveva letto un approfondita relazione giuridico letteraria di fronte a noi, eletti giuria popolare. L’autore de La catedral del mar (2006), grosso successo internazionale, il romanzo storico più letto degli ultimi anni con sette milioni di lettori, in un castigliano corretto ed articolato, tradotto in italiano sugli schermi del palco, aveva sviluppato la sua tesi su quest’epoca in cui le nuove tecnologie ci fanno perdere l’individualità, l’identità, l’intimità. Dedicato a tutti quelli che della tecnologia ne fanno un sistema di vita e stanno perdendo il linguaggio vocale, i sensi della vista, dell’olfatto, del tatto e dell’udito. L’esempio portato dallo scrittore di un gruppo di bambini che in una stanza si parlano con il telefonino ci ha fatto ricordare quando si comunicava  con la voce, i rossori, le mimiche, il desiderio, la passione, le incertezze, le insicurezze.  Processi fisiologici fatti di sensazioni, di ricezioni e di reazioni – continuava il relatore – Ora ci sono 140 caratteri  e non si può scrivere di più. Attraverso il linguaggio dei chat, degli sms, dei facebook, dei twitter, della rete in generale, si prescinde da tutto il resto.

Mentre l’autore spagnolo parlava, il suo argomentare diventava sempre più giuridico e sempre meno letterario. Viviamo nel mondo delle immagini – continuava – si inviano in rete una quantità incommensurabile di immagini. Che cosa accadrà di esse un giorno quando dovremo trovare un lavoro, presentarci a qualcuno, ci sia richiesta una immagine pubblica che non corrisponde a quella ormai in rete? Saliva l’arringa dell’avvocato d’accusa Falcones, che caricava di dati legali la sua filippica (pornografia, pedofilia ecc.), mentre il vento spazzava la piazza e l’illuminazione diventava più bianca, più fredda. Internet è pericoloso, è terrifico. Il controllo delle compagnie telefoniche diventerà sempre più stringente, oppressivo dietro comando delle multinazionali, delle istituzioni. E noi ci stiamo prestando a questo per pigrizia, per inerzia, per comodità.

Tiziano Terzani, comparso sugli schermi, ci ha parlato invece di un mondo felice nelle mani dei poeti. L’omaggio a questo grande giornalista è iniziato, mentre gli Gnu Quartet si esibivano in musiche fusion, con le letture di Sonia Bergamasco e Claudio Santamaria tratte dal libro Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria, appena pubblicato da Longanesi. Una raccolta di pensieri, lettere ai propri cari, appunti, curati per venti anni (dal 1973 al 2003) dallo stesso autore. I due attori si alternavano nelle letture con molto pathos mentre i colori della piazza si cambiavano in verde e la bandiera italiana sul pennone della torre del Tabularium sbatteva forte sul suo orologio bianco. I diari intimi erano partiti con due faldoni con sopra scritto in cinese per uso interno, dopo l’arresto di Terzani in Cina ed il suo interrogatorio con il quale il governo del popolo, che lo considerava un criminale lo voleva rieducare. Sono riuscito a guardare con orrore nel ventre della balena, nel cuore di tenebra di un regime orribile – scriveva Terzani -.

Poi abbiamo sentito narrare il lungo viaggio in treno attraverso la Siberia, in cui tutto si stava trasformando in ferro e cemento, insediamenti sulle antiche capanne per una nuova era industriale. Dolcissima la lettera alla figlia Saskia su Macao, una città completamente rifatta in cemento, straniero alla ricerca della tomba di un unico amico ormai morto. Poi Binsar nell’Himalaya seduto per terra su una coperta bianca a cercare se stesso e la sua anima. New York in cui tutto si compra in e-commerce Islamabad, Quetta …

Angela Terzani Staude ha voluto sottolineare che il giornalista nella sua solitudine di innovatore era sempre al centro del destino, in una sfida combattuta con la scrittura, responsabile sempre di rappresentare gli occhi dei suoi lettori e senza soprattutto l’illusione di poter cambiare qualcosa ovunque. – Diceva spesso – Occorre fare una rivoluzione interiore tutte le altre non hanno mai prodotto un granché. Partiva da solo per curiosità di mondi diversi per tornare in famiglia, porto in cui rifugiarsi come tutti i grandi viaggiatori a catalogare le sue cose ed i suoi scritti, che portava sempre come da un paese delle meraviglie. Poi si ammalò e dall’ultimo viaggio non è più tornato. Aveva appena 66 anni.

 

 

immagine per Pino Moroni
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Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

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