ultimi articoli dell'autore

Masterclass di Pavel Pawlikowski. Una vita per il cinema tra complessità semplificata e successi.

di Pino Moroni

Pavel Pawlikowski è un uomo sicuro di sé e che va al sodo: fotografia geometrica, pochi personaggi tormentati ed un complesso di idee (come è la vita, il mondo, le lingue), che suggeriscono molto senza spiegare nulla.

immagine per Masterclass di Pavel Pawlikowski. Courtesy Festa del Cinema di Roma
Pavel Pawlikowski. Courtesy Festa del Cinema di Roma

Un regista difficile dalla vita molto vissuta, che vuol ridurre il Cinema, anche lui complesso, alla semplicità.

“Se il mondo è complicato, allora bisogna farlo capire nel modo più comprensibile, quindi occorre semplificare, lasciando però dentro tutta quella complessità che ha la vita, i rapporti, ogni cosa”.

Tutto ciò applicato anche ad una corta ma sostanziosa chiacchierata con l’intervistatore, Nicola Marzano, durante quest’edizione della Festa del Cinema di Roma.

Il regista ha una sua idea dell’arte, nata nel campo del documentario, che ha frequentato molto, e portata poi nella realizzazione di soli tre lungometraggi (una trilogia?) premiati il primo con l’Oscar e gli altri due a Cannes per la regia.

Ha spiegato:

“Cerco sempre la vita e la realtà per quello che è, ne cerco sempre il meglio, e poi assemblo tutto, con montaggio quasi simultaneo”.

Cinque giorni di girato ed uno di montaggio: con questo il film è pronto già in corso d’opera. Poi il resto spetta alla sua creatività, con la possibilità di cambiare, perché si senta la complessità che c’è sotto l’opera.

Pavel, a 14 anni ha lasciato la Polonia con la madre e si è trasferito in Inghilterra, in una cittadina sul mare (in cui le abitazioni dei primi immigrati costavano poco). Cinque anni in Germania. Ha vissuto anche in Italia e Francia. Imparando il russo a scuola ha potuto leggere tanta letteratura russa. E’ stato in Iugoslavia nei tempi della guerra per fare un documentario.

Ogni cambiamento (anche di linguaggio) – ha detto – è stato duro ma anche un privilegio per cambiare sempre prospettive e maturare di più. Perché la civiltà, per lui è incorporata nel linguaggio, negli usi e costumi dei popoli diversi.

Inizialmente ha cominciato ad usare la macchina da ripresa come operatore proprio per la TV BBC. Il documentario più importante in quel periodo è stato “Da Mosca a Pietushki”, per ritrovare un poeta russo sconosciuto, che era piaciuto molto a lui e suo padre, Venedikit Erofev.

Con un romanzo che raccontava di un viaggio al paesino di Pietushki, in cui un poeta alcolizzato viaggiava nel tempo, nella storia, nella letteratura. Lo ha cercato, lo ha trovato malato ed in estrema povertà e lo ha dovuto intervistare con un faringofono (ci ha fatto vedere alcune clip del suo incontro).

Con questo docufilm Pawlikowski ha imparato a mescolare realtà e parti recitate riprese dalle idee del romanzo. Girando in modo non convenzionale, mettendo insieme più temi come la natura, storie umane e fiction da cortometraggi.

Il suo primo film è stato Last Resort (con un budget di sole 270 mila sterline), quasi autobiografico, in cui narrava l’arrivo di lui e sua madre in Inghilterra, in una sorta di esilio ambientale in quella casa in riva al mare. Ha trovato una madre ed un bambino, che la donna senza dirlo, aveva preso in prestito dai genitori.

Con 20 pagine di sceneggiatura superficiale – ha ricordato – girato in modo molto libero e spigliato, anche troppo presuntuoso. Con inquadrature larghe sull’ambiente o ristrette sulle emozioni degli interpreti, molto bravi.

Nel 2013 venduta la casa ad Oxford aveva comprato casa a Varsavia per ritornare in Polonia. In questo grande cambiamento pieno di tensioni emotive per le atmosfere della sua terra, aveva pensato al film “Ida”, da realizzare con un budget ridotto ed attori sconosciuti. Un azzardo al quale credeva poco.

È la storia di una ragazza che deve diventare suora e compie un viaggio con una ‘Pubblico Ministero’ russa, che aveva condannato molte persone durante le purghe di Stalin. Una con le mani macchiate di sangue.

Ida, la suora era priva di esperienza cinematografica, e non ha fatto più film. Aveva solo una graziosa  fossetta nel mento, ma non doveva recitare molto. Doveva fare da spalla ad una grande attrice teatrale Agata Kulesza. Un film molto fotografico con scene molto originali e pieno di atmosfera. Premiato a sorpresa con l’Oscar per il miglior film internazionale nel 2015.

In quel film – ha raccontato – volendo usare la cinepresa in maniera molto personale, anche con immagini fisse o riprese da documentario, aveva avuto dissensi con il Direttore della fotografia. Così aveva preso un operatore Lucasz Zal (Hamnet 2025), con il quale ha realizzato tutti i suoi tre film in bianco e nero.

Il successo di Ida fu inatteso, ma fu anche usato, con l’accusa di essere antipolitico da un partito di destra per farsi la campagna elettorale.

Il film Cold War (2018) – ha riconosciuto il regista – è in parte autobiografico. Storia dei suoi genitori, con due matrimoni, due divorzi ed un suicidio insieme. Una esperienza traumatizzante. Ma già si riconosce la cifra del regista: un lungo travaglio umano nel contesto storico della guerra fredda.

Come avviene poi nell’ultimo film Fatherland, ispirato alla storia del ritorno di Thomas Mann in Germania nel 1949 (dopo 16 anni di esilio negli Stati Uniti), con i problemi irrisolti in famiglia e quelli della terra dei suoi avi, divisa in due parti tra l’America e la Russia fino al 1989.

Poi Pavel Pawlikoski ha salutato per prendere un treno per Bologna per presentare Fatherland, il suo ultimo film molto molto bello.

immagine per Pino Moroni
+ ARTICOLI

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *