Gaja Lombardi Cenciarelli ha presentato Scrittori che parlano di scrittori. Questa volta Matteo Nucci che ha pubblicato Platone (Feltrinelli) e Romana Petri che ha pubblicato La ragazza di Savannah (Mondadori) su Flannery O’Connor.

Matteo Nucci ha parlato di Platone scrittore, facendo notare che la sua produzione anteriore all’incontro con Socrate era stata bruciata dallo stesso. Aristocle (428-437), figlio di Aristone ed imparentato con Solone, assunse lo pseudonimo di Platone (di spalle ampie) datogli dal suo maestro allenatore dello sport del Pancrazio (lotta e boxe arrivata anche alle Olimpiadi), ma successivamente mantenne il nome per la sua dote di ampia cultura.
Ebbe come maestro Socrate e come allievo Aristotele. Il ragazzo – come ha detto Nucci – voleva farsi poeta, ma una volta conosciuto Socrate, filosofo di strada e pensatore politico, inviso per questo al potere di Atene, iniziò a seguirlo ed a colloquiare filosoficamente con lui, finché questi non fu messo a morte.
Allora Platone, come ha continuato Nucci, per rimarginare quella cocente ferita, cominciò a scrivere in forma di dialoghi, su quello che aveva sentito ed imparato da Socrate, scritture in cui Socrate (o lui stesso) parlano di un’ideale di città più giusta e meno oppressa dai tiranni. Questa è una prima parte più socratea e vicina ai sofisti a cominciare dall’Apologia di Socrate, e da Critone fino a Gorgia.
Cercando di rievocare come stile l’oralità, la vividezza dei dialoghi di Socrate, nel cercare una strada nella complessità di tante idee, che diventavano testi, con un oratore e degli interlocutori. Le opere di Platone ci sono arrivate tutte e parlano ad ascoltatori, che possono trovarvi la loro strada di interpretazione e di vita. E questo è tanto platonico.
Nucci ha anche spiegato la polifonia delle voci, cioè ogni personaggio parla in maniera diversa, con la sua lingua. Nel Simposio ad esempio ci sono vari illustri personaggi (Socrate, Alcibiade, Aristofane, ecc.) che parlano di Eros, dio dell’amore e del sesso. Ma si prendono anche in giro sulle estreme accezioni che l’amore presenta come varianti ed ambiguità, in un agone oratorio molto divertente. Tra di loro c’è anche Agatone un poeta mediocre che scrive composizioni in cui c’è tanta forma e pochi contenuti, e dicono che in fondo emette solo tanti suoni, rimbecillendoli, senza dire niente.
Esistono tre gruppi di opere, seguiti ai viaggi di Platone in diversi luoghi greci (es Olimpia) od a Siracusa, in cui si è trovato a contrastare i tiranni Dioniso I e II, e ad avere una forte intesa e feeling amoroso con Dione. Gli studiosi hanno cercato di suddividerle ancora in altri gruppi, secondo lo stile o le tematiche, ma Nucci ha preferito parlare di particolari argomenti che vengono fuori dagli scritti di Platone.
Uno è l’omissione. Omettere ha detto è più importante del dire, dello svelare, porta il lettore a cercare quello che non si vede, tutto quello che non viene raccontato spinge il lettore ad immaginarlo (vedi l’esempio della morte di Achille, mai raccontata).
Nello stesso Fedone, il suo miglior discepolo, Socrate dopo aver parlato con dovizia, placa gli animi, si mette supino e pian piano si irrigidisce. Ma è vincente perché non muore. Morire fisicamente non vuol dire morire completamente. Rimarrà il punto centrale di più e più generazioni, forse anche di quelle di oggi.
Altro argomento: Socrate passeggia sempre nei vicoli e piazze della città, nel Fedro va fuori le mura di Atene, ma non c’è la natura (anche se sono sotto un platano) gli esseri umani sono centrali.
Ci sono sempre le discussioni sul progetto politico per arrivare ad una città giusta, attraverso le parole di Socrate, che sono ora di Platone. Che le porterà anche a Siracusa dove le passerà a Dione, il quale riuscirà a realizzarle.
Romana Petri ha parlato appassionatamente di Flannery O’Connor, voce molto importante della narrativa americana. Certamente con elementi biografici e di ricerca ma anche con molta fantasia.
La O’Connor è stata una scrittrice cattolica ma molto ortodossa e provocatoria. A 27 anni ha avuto il timore di morire prematuramente come il padre per aver avuto la diagnosi della malattia del ‘Lupus’. Attraverso delusioni d’amore si è rinchiusa in casa con la vecchia madre, sua unica salvezza, che l’ha sostenuta per tutta la vita.

Per le sue idee sulla mancanza della Provvidenza, della Redenzione, sull’Universo non ancora completato e dominato dal Male necessario, la cattiveria che lei ha subito (contestata e contrastata), combattendola con la sua scrittura. Solo la Fede l’aveva salvata dal suo feroce anticonformismo.
Flannery aveva la genialità di una personalità complessa, quasi contraddittoria. Con una vita fuori dall’ordinario, come si evince da lettere e citazioni raccolte – come ha detto la scrittrice Petri -.
La O’Connor è stata un esempio esemplare di resistenza alla malattia, resilienza alle critiche spietate dei detrattori di un mondo retrivo del Sud (Savannah), sia politico che religioso. Una scrittrice scomoda, tra l’altro consapevole della sua enorme fatica (forse salvifica), di essere molto pignola come scrittrice, e pretendere una perfezione assoluta nella continua limatura dei suoi testi.
Autrice del meraviglioso orrifico – come ha sottolineato la Petri – passerà anche attraverso le estasi (come quelle di Santa Teresa d’Avila), momenti celestiali nella loro fisicità. Come Dio si è fatto uomo con la incarnazione così si possono raggiungere momenti celesti con la fisicità. Diceva che Non avrebbe potuto diventare scrittrice se Dio non avesse voluto. Frasi tratte dai suoi scritti.
Il suo mal di vivere era pieno di rabbia e la scrittura un farmaco salvifico. O’Connor è stata una donna forte che Nel territorio del diavolo (romanzo da lei scritto) è arrivata a ricevere la Grazia.
Nella trama del suo scrivere si può leggere un profondo talento femminile. E quando finalmente qualcuno le ha detto che aveva apprezzato la sua ironia, le situazioni grottesche ed i personaggi più riusciti, anzi aveva anche riso, ha provato una soddisfazione ed una pace mai raggiunta.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

