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Odissea di Christopher Nolan. Film innovativo per musica e immagini, fatto più di tematiche umane che di apparenti magie.

La prima sensazione, nello scrivere sul film Odissea di Christopher Nolan, è stata quella di una ritrovata libertà dalla paura dello spoiler.

Poi è seguita la riflessione che oggi non si leggono più classici greci e latini (qui ben tre, l’Iliade e l’Odissea di Omero VII-VI sec. a.c. e l’Eneide di Virgilio I sec. d.c.) dai quali Nolan ha tratto molti brani di narrativa avventurosa, attraversati da profonde dimensioni tematiche umane, ma ha anche presentato subito una limitazione; così, per tale motivo, deve essere nata l’idea di non raccontare la storia, che forse non interessa più, ma piuttosto lo spettacolo e le sue sensazioni.

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Odissea di Christopher Nolan – Matt Damon: Odisseo / Ulisse
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Odissea di Christopher Nolan (2026)

Inoltre, si sa che Nolan è un regista creativo moderno (a differenza di altri più conservatori e fedeli al testo) e per questo, vista la evidente frammentarietà del viaggio di Ulisse e dei richiami guerreschi precedenti, ha – approfittando della sua personale cifra stilistica – subito rotto i tempi narrativi dell’opera (ovvero: passato, presente, futuro).

Allo stesso modo, ha stravolto l’ovvietà degli spazi (che nei film sono le locations), trovando luoghi non proprio canonici ma certo più affascinanti (come i fiordi scozzesi e le lande spettrali islandesi con il sole di mezzanotte).

Ha sparigliato così ogni voglia di raccontare forse una storia antica e forse anche quella che lui ha creato con la sua fantasia e creatività.

In questo suo adattamento molto ha contato il suo concetto della perdita della memoria (come in altri suoi film), ritrovata poi in frammenti-mosaico privi di consequenziali dinamiche narrative, che hanno dato però più vitalità a stereotipi ormai centennali come le guerre, le tempeste e le scoperte (Troia in fiamme, il naufragio e morte dei i suoi compagni, le sorprese di personaggi fuori norma, ma umani e non soprannaturali, compresi i morti).

Il tempo del sonno di Ulisse durato circa 7 anni, nel letto della ninfa Calipso sull’isola di Ogigia, con cure fisiche e mentali a base di fiori di loto, riporta alla memoria dell’eroe, attraverso passeggiate su una spiaggia spettacolare, ricordi traumatici sul suo ruolo ingannatore verso i troiani con la mega fake del Cavallo dono agli Dei (una scena impressiva in controluce con una sembianza di cavallo imbizzarrito, in piedi su una sabbia immacolata).

Dentro, ovviamente ci sono Ulisse ed altri greci che una volta in città, di notte riusciranno ad aprire le porte al proprio esercito; con la successiva caduta della più ricca e commercialmente industriosa città dell’Asia minore ed il conseguente genocidio di una popolazione evoluta, di stirpe indoeuropea.

Con una riflessione già fatta nell’Inferno di Dante (e che Nolan ripete), l’astuzia è termine positivo per l’evoluzione umana ma porta alla distruzione di sé e degli altri, all’anarchia, a nuove battaglie e lutti, quando se ne sono appena ostracizzati quelli precedenti.

La verità, poi nel suo seguito, è che il giro del mondo antico della fine dell’età del bronzo fatto compiere ad Ulisse, è durato solo 3 anni.

Ma l’assenza da casa ha trasformato l’uomo: soprattutto per il suo viaggio, frutto di esperienze, regole e incontri diversi anche incomprensibili (Circe, Polifemo, i Lestrigoni ed i morti non morti, in un limbo come lo vive lui stesso, alla ricerca di se stesso) ma pieni di pause di riflessione.

Maturità acquisite che serviranno, sempre seguendo Nolan (ed anche Omero), a rimettere ordine nel caos, a richiamare le norme che reggevano la casa del Re: universali e ancora presenti!

Questa è stata ed è la storia più nota dagli aedi o rapsodie, più raccontata per secoli in tutto il mediterraneo e perfino nei freddi mari del nord Europa.

Viste le tante assonanze con i Vichinghi, grandi navigatori, e volendo una imbarcazione vera e non immagini generate dal computer, lo stesso Nolan, per riprendere dal vero in navigazione un tipo di nave dal folclore conosciuto, ha fatto riprodurre una nave vichinga (la Draken Harald Harfagre) e su quella ha girato nei pressi di Favignana in Sicilia, intorno alla Trinacria e sulle coste greche. Una delle tante contaminazioni costruite dall’ingegno umano.

Come Ulisse, in questo momento storico della fine di un ciclo umano e dell’inizio di un ciclo tecnologico, ci chiediamo da dove veniamo e che fine faremo. Le scelte di Nolan di un innovativo, coinvolgente (visivamente, visceralmente e mentalmente) linguaggio cinematografico ne sono una risposta.

Questa introduzione per dire quanto sia stato importante che un regista come Nolan abbia ripercorso, con una sua sceneggiatura ed una realizzazione vera ma assai spettacolare, anche se con i suoi principi e metodi, i suoi tempi, mezzi espressivi ed innovazioni: comunque essenziali perché il cinema vada avanti, raccontando la storia codificata di un pezzo di Umanità.

A tal proposito, basti ricordare il coraggio dei kolossal del primo novecento come Cabiria di Giovanni Pastrone del 1914 o Intolerance di David W. Griffith del 1916.

Perchè si tratta proprio di questo: di una storia di guerra, di lontananza, di ritorno, ma anche di avventure, amicizie, amor filiale, fedeltà femminile, possessività, nostalgia, lotte di potere, cattive memorie, inganno, pentimento, espiazione, vita e morte ed ombre oltre la morte; di grande impegno umano nella Storia e della presenza continua del caso (con poca benevolenza o vendetta degli Dei).

Il suo è un film fatto più di errori umani che di apparenti magie, come dice lo stesso regista (che per vizio è sempre stato razionale!).

Il suo Odissea inizia con un aedo (Bardo) che narra nella casa di Ulisse ad Itaca la storia della guerra di Troia: “Un volto, una flotta, una guerra, un uomo, un pensiero, uno stratagemma per rompere le mura e bruciare tutto al suolo”. Stressa alcuni punti essenziali del suo canto con una musica ritmica fatta con un bastone battuto a terra.

Questa musica sarà la colonna sonora che accompagnerà tutti i momenti cruciali di quest’opera di Nolan, creando una vibrazione viscerale, che ha fatto dire a tutti “film sensitivo, immersivo”.

Il regista non ha voluto dal musicista Ludwig Goransson una composizione per orchestra tradizionale, ma suoni potenti e coinvolgenti, profondi, ossessivi, timbri primitivi ed aspri, basati su strumenti ed oggetti dell’antica Grecia.

Sono resi con percussioni su campane, gong ed oggetti in bronzo, rottami metallici, rumori della natura come la furia del vento ed il mare agitato, missati negli ambienti di ripresa. Vibrazioni su ampie superfici metalliche; dall’Aulos, strumento a fiato a canna doppia (oboe moderno), e dal suono della lira, insieme a voci e cori umani per dare più corposità al suono.

Ecco ottenuto quell’effetto passionale, profondo, che accompagnerà lo spettatore (ne sentiremo riparlare). Così la musica non solo rafforza le immagini ma ne rende il ritmo, la tensione e ne sottolinea i tempi di narrazione.

I suoni con una carica abissale sono rafforzativi di eventi naturali od azioni dei personaggi (tempeste, battaglie, fuochi, distruzioni, apparizioni di Dei, figure soprannaturali, morti viventi).

Come per la musica, Nolan, per un film così… antico, ha evitato immagini generate da computer (effetti speciali), ma ha fatto sviluppare al Direttore della fotografia Hoyle Van Hoytema un sistema innovativo di riprese in IMAX 70 mm (ora prepariamoci a vederne l’esplosione perché andrà molto di moda) che potessero dare più profondità immersiva delle immagini, sia naturali (ad esempio quelle girate sulle navi, nel mare, nelle foreste, nelle grotte, sulle spiagge, ecc.) o sui primi piani di persone e cose.

Ma occorre stringere su questo film immenso! Perché la frase “non cercare gli Dei negli uomini, resterai deluso” non è altro che la frase ripetuta da Nolan in testa al film “in un tempo di apparente magia” per sottolineare una lettura più umana del mito: proprio oggi che di miti se ne creano tanti ogni giorno e sono tutti Fake News! E sembra sempre più che tutto sfugga di mano all’arroganza dei guerrieri più potenti.

Per terre, isole e mari sconosciuti, il film di Nolan è un viaggio nella fantasia, e nelle favole drammatiche ed  orrifiche, ancora come le viviamo oggi, dove le guerre come quella di Troia non finiscono mai.

E poi c’è l’Ade (girato nelle vaste lande deserte ghiacciate dell’Islanda sfruttando il sole spettrale di mezzanotte), dove il senso di colpa prende forma nelle anime di congiunti, compagni e guerrieri morti, che con le loro accuse rinnovano la catarsi dalle pregresse colpe di Ulisse e dove le previsioni dell’indovino cieco Tiresia riguardano la perdita di tutti i compagni rimasti e la resa dei conti finale con una strage, dopo il ritorno ad Itaca.

Non si può non ricordare una delle parti più interessanti di questo capolavoro: la creazione di un personaggio greco, Sinone di Itaca, che per il creativo Nolan diventa un filo conduttore del passato, presente e futuro della storia, volutamente destrutturata e ricostruita dal regista.

Il giovane, che ha seguito Ulisse in guerra al posto di Antinoo, divenuto il più importante pretendente al trono di Itaca, sarà abbandonato vicino al cavallo, all’oscuro dello stratagemma, per rafforzare l’inganno nei troiani sopraggiunti, ai quali farà credere nel dono agli Dei. Poi ucciso, si ritroverà nell’Ade a risvegliare la coscienza sporca di Ulisse. Ed infine sarà riabilitato per il torto originario subito dallo stesso Antinoo, nel momento della morte dello stesso per mano di Ulisse.

E per finire, gli attori che hanno dato il volto ai protagonisti di questa storia infinita: Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattison, Charlize Theron, Elliot Page, Zendaya, Lupita Nyong’o, John Leguizamo, Hemesh Patel, Samantha Morton, Bennie Safdie, Jon Bernthal.

immagine per Pino Moroni
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Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

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