In questo breve viaggio dentro una regione poco conosciuta, finalmente saliamo sopra i mille metri, scoprendo altre particolarità del Molise. A Pietrabbondante ci arrampichiamo su delle morge gigantesche, macigni di pietra scura che a frangia, quasi come scolpiti da mano umana, delineano la cittadina verso una veduta panoramica di Agnone, allungato giù lontano su uno sperone di roccia. Sulla piazza principale una imponente statua bronzea di guerriero sannita, monumento ai caduti di tutte le guerre.
Ma è fuori città che troviamo le testimonianze più antiche del Sannio del V secolo a.C.. Un santuario usato per cerimonie di consacrazione dei giovani guerrieri alle divinità (Lex Sacrata) o per riti della transumanza di primavera (Ver Sacrum). Seduti all’ombra di un bosco sacro immaginiamo i sanniti federati in lega (Pentri, Carricini, Caudini, Irpini e poi Frentani) in assemblee politiche a prendere decisioni importanti nella sanguinosa ed onorevole lotta contro i romani. Od intenti a preparare feste dal forte sapore agricolo–pastorale.
Quel luogo di culto primigenio venne arricchito di un tempio ionico nel III° secolo a.C., ed in seguito alla distruzione effettuata dalle truppe di Annibale, ricostruito a cura di notabili locali rappresentanti nel senato romano, in stile ellenistico latino, con un complesso teatro – tempio. Sulla piattaforma del tempio, si può rintracciare anche la scritta del suo finanziatore, tale Staatis Klar, alleato di Silla nelle guerre civili. Ci si inoltra nei settori della cavea del teatro e si siede in uno dei tre ordini di sedili con spalliere sagomate e braccioli scolpiti in forma di zampe di leoni. Nel guardare all’orchestra a ferro di cavallo si può immaginare uno spettacolo di forte tradizione locale oppure di un autore romano famoso.
Traversiamo con il pullman una profonda immensa valle e risaliamo verso lo sperone sospeso di Agnone detto delle campane. Dove con grande interesse visitiamo la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli ed il Museo Storico della Campana Giovanni Paolo II. Esperienza quanto mai nuova nel capire come prendono vita le campane più famose, pregiate ed artistiche di tutto il mondo. Ad esempio la Campana della Pace, quella del Giubileo 2000, della Torre di Pisa, di Santa Agnese a Piazza Navona, quella dell’Europa, di New York, di Pechino ecc.. Ad Agnone la tradizione di fondere e forgiare i metalli è antica di 2500 anni. Quella di Marinelli con circa 1000 anni di attività è ancora viva. Siamo negli spaziosi locali di un vecchio granaio – laboratorio, pieno di terra, impasti di creta, cera e bronzi ed assistiamo alla lavorazione. Una campana è fatta di Anima, Falsa Campana e Mantello. Importante la lavorazione artistica, quando sull’ anima rivestita di argilla si applicano le cere con le iscrizioni dedicatorie, le immagini ed i fregi artistici. Ci affacciamo sul fosso di colata dove la lega di rame e stagno, a 120 gradi, scorre verso il pozzetto nel quale interrati sono l’anima ed il mantello. Il bronzo liquefatto riempie lo spazio libero tra i due e poi si raffredda, sotto una coltre di terra. Infine la campana estratta, liberata dell’anima e del mantello è pronta per il collaudo musicale con colpi di martello che rappresenta il battaglio. Nel museo sono esposti, studi, attrezzi, modelli, una grande collezione di bronzi di ogni tipo e foggia, con in primis la cosiddetta campana dell’anno mille. Tra i documenti e testi rari l’edizione olandese del 1664 del Tintinnabilis di Girolamo Maggi, bibbia dell’arte campanaria.
Discesi da Agnone lungo tornanti stretti e tortuosi, girando sotto un elevato viadotto ancora in costruzione, entrati in un ampio fondovalle abbiamo provato la sensazione di camminare sulle acque. Uno sbarramento del fiume Biferno ha creato un immenso lago artificiale detto di Guardialfiera. Per circa otto chilometri, lungo uno spettacolare viadotto a pelo d’acqua abbiamo attraversato il lago per tutta la sua lunghezza. Ammirando tutto quello che sulle sponde alte ed oblique non era sommerso dall’acqua e specchiava in un caleidoscopio di colori (verde, bianco, marrone, ecc.). A tratti guardando ai lati si aveva una sensazione di panico, come se quel lungo difficile guado non finisse più.
Per arrivare a Campobasso, una provincia che ha sviluppato con la sua espansione edilizia una atmosfera solo consumista, omologata ormai alle grandi città e priva di interesse artistico – culturale, siamo voluti salire in alto di nuovo ad uno dei borghi più belli d’Italia: Oratino.
Un luogo dove si ritrova la bellezza della natura, la signorilità dell’arte e la ricerca del buongusto. Mentre gli altri si dedicavano a chiese, palazzi, stradine e panoramiche ho cercato nel centro storico un ristorante (nato all’origine sotto un piccolo olmo) per prenotare un pranzo che ci facesse ricordare la gastronomia del Molise. Un ristorante sobrio (ricavato poi dai locali di un vecchio frantoio) ma elegante, con un terrazzo panoramico sulla pianura offuscata dalle nuvole fatte nebbia. La mia sorpresa nel preparare il menù con un proprietario propositivo e generoso è stata grande quanto poi la bontà delle portate. Un antipasto misto di affettati locali, ricottine, crostini caldi al tartufo e melanzane e bruschette di varie verdure (composte). Due primi di paste fatte in casa, cavatelli con sugo alla contadina e tagliatelle ai funghi. Carni miste alla brace raddoppiate da singole ottime tagliate. La specialità del luogo, caciocavallo bufalino alla piastra. Contorno di patate alla brace con lardo, erbette selvatiche miste ad insalata ed assaggi di verdure grigliate sott’olio. Un delizioso millefoglie fatto preparare dalla pasticceria di fronte. Acqua e vino Biferno ed all’uscita caffè al bar. Tutto per soli 20 euro.
Oratino nel nostro immaginario è diventato un luogo leggendario e sognato come la favolosa Shangri-La di Orizzonte perduto.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.















