Il film coreano No Other Choice – Non c’è altra scelta di Park Chan-wook affronta una tematica universale di grande attualità: qual’è la funzione del lavoro per l’individuo e quali le ripercussioni della sua perdita? Un film con un taglio drammatico e commedia nera, iconico ed icastico, comico e slapstick, che si innerva nella nuova ondata (New Wave) della commedia alla coreana.

Il cinema coreano oggi, più di altre cinematografie, approfondisce problemi di vita esistenziale e sociale, frutto di cambiamenti epocali, di cui vengono invece, dai maggiori mainstream occidentali, nascosti i significati semantici e pratici, ormai anche troppo evidenti.
A partire dalle ormai enormi differenze di censo, con piccole fasce ricchissime e tanti indigenti al limite della società (Parasite, di Bong Joon-ho, 2019), il continuo logoramento del ceto medio sia dipendente sia autonomo, che sulla base di ideologie di devozione alle leggi, alla religione, ed alle tradizioni, aveva sostenuto finora la società liberista, si arriva ai problemi connessi alla riduzione del posto fisso ed alla fine delle piccole realtà private.
La concentrazione della produzione che in Corea parte già dall’inizio della ricostruzione industriale, dopo la catastrofica guerra civile, con i conglomerati industriali in mano a poche famiglie (che hanno conquistato il mondo con Samsung, LG, Hyunday, K-Beauty, Belif, YG Entertainment, ecc.), viene sostituita per effetto della globalizzazione, dalle grandi catene monopoliste, che usano la tecnologia avanzata in luogo dell’analogico obsoleto (costituito di operai specializzati).
La conseguenza naturale è che con la massiccia perdita di lavoro è arrivato il momento di capire che cosa significhi il lavoro, qual è la funzione del lavoro nella vita delle persone, delle famiglie, della società. E se fosse vero, come paventa anche il film, che non c’è più bisogno di lavoro, come si articola il discorso economico delle persone, abituate alle dichiarazioni di intenti delle Leggi e Costituzioni che ‘riconoscono ad ogni cittadino il diritto e il dovere di svolgere un’attività che contribuisca al progresso della società?’
Il film No Other Choice – Non c’è altra scelta cerca, anche se in maniera un po’ estremizzata, di dare risposte, analizzando il concetto ed i significati psicologici o patologici del lavoro. Anche rendendo obsolete, se già non lo sono, tutte le teorie che hanno retto questo caposaldo dell’Umanità, dalla nascita dello sviluppo politico ed industriale. Si dice tanto che sono finiti i valori, questo è uno dei valori, che è stato messo al vertice della convivenza ed ora va assolutamente rivisto.
La fine del lavoro, sta stravolgendo tutte le ragioni su cui si basava il concetto di lavoro, per primo ‘la paura della perdita di identità dell’uomo’ (come avviene per il protagonista del film), che si basava sulla ricerca del lavoro, la sua conquista, l’ascesa per meritocrazia o meno, con i corollari dell’acquisto di una casa, di mettere su una famiglia, di godere di un certo benessere, prestigio e gratificazione psicologica, tempo libero e vacanze, guadagnati attraverso patti salariali.
Forse a posteriori, quella doverizzazione a mantenere il posto fino alla pensione, funzionava bene, ma era anche la imposizione di una società liberista, che sta finendo il suo ciclo ed i suoi scopi mediocri, mentre si prepara un’altra società, molto più aggressiva e meno utopistica.
Nel film di Park Chan-wook il protagonista Man-su (il bravo Lee Byung-hun) un laborioso caposettore nell’industria della carta per 25 anni (la Solar Paper), con l’arrivo di una multinazionale americana, che effettua una riduzione del personale, viene licenziato. Una persona che ‘non ha mai capito il suo punto debole’ come ripete anche nei colloqui che sostiene nello stesso settore (da cui è ossessivamente attratto) alla ricerca di un lavoro uguale all’altro.
Intanto mantiene la sua serra, innesta piante rare e va in mezzo ai boschi a spiare i suoi concorrenti, gente che ha le sue stesse caratteristiche, per ottenere lavoro nella Cartiera della Moon Paper.
In completa confusione esistenziale, con fallimenti in tutti i suoi rapporti interpersonali, mentre la moglie Mi-ri (Son Ye-joon) più concreta e pragmatica riduce spese domestiche, corsi di ballo e di musica (perfino Netflix?), cercando di mettere in vendita la casa paterna, Man-su matura invece la peggiore filosofia, quella che non si può combattere il sistema (quello che sia) e non c’è altra scelta che quella di far fuori i concorrenti.
Ancora una volta il regista usa l’arma della vendetta come rivalsa purificatrice dei torti subiti (Mr. Vendetta 2002, Old Boy 2003, Lady Vendetta 2005). Quando i processi politici si reverberano sulle vite quotidiane, brutalità e violenze tracimano dalle menti individuali in forme pericolose di paranoia.
Allora il senso di dedizione, di obbedienza, di fede cieca ad un sistema di competizione attraverso regole assillanti e logoranti portano alle reazioni più scomposte verso di sé, familiari e gli altri membri di una società malata (84 m2 di Kim Tae-joon, 2024).
Le dinamiche dei delitti, cercati ma non voluti (non c’è altra scelta) sono così grotteschi, confusi, affollati di testimoni e di errori da non poter essere giustificati da alcuna comprensione. Dentro situazioni paradossali, boutades teatrali ed azioni di copertura sempre più assurde, da non essere più gestiti nemmeno dai due idioti detectives che seguono il caso.
E lo stesso regista non accenna nemmeno ad uno sguardo di compassione per questo mondo ormai incomprensibile, ma presenta solo il futuro che è già arrivato, la completa automazione da parte dell’IA.

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.
- Pino Moroni
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