Green Book. Un Oscar contro tutti i preconcetti

Gli Oscar cinematografici vengono votati dall’Academy of Motion Picture Arts and Science, una organizzazione di settore onoraria fondata nel 1927 e che oggi comprende oltre 6000 membri, professionisti in maggior parte del cinema americano ma anche di altre 35 nazioni. Gli Oscar da sempre sono il premio cinematografico mondiale più noto e più importante anche perché il più qualificato e qualificante. Arti e Scienza (Arts and Science) hanno sempre significato ricerca di immagini e contenuti tra i più innovativi nei film premiati. Ecco anche perché le critiche alle scelte di quei film non sono mai mancate da parte dell’establishment (vedi il Presidente Trump, il produttore Weinstein o giornali conservatori in tutto il mondo). E gli Oscar sono serviti anche come cassa di risonanza di proteste per ogni discriminazione razziale e sociale e per le violenze fisiche e psicologiche contro le donne.

Resta il fatto che solo negli ultimi tre anni miglior film e migliore sceneggiatura sono andati a film come Moonlight (2017) di Barry Jenkins, storia delicata e sofferta di un bambino nero divenuto un adulto gay. A La forma dell’acqua (2018) di Guillermo Del Toro, storia d’amore romantica e complicata tra una inserviente muta ed un umanoide (un uomo pesce) su cui stanno esercitando esperimenti. E quest’anno Green Book di Peter Farrelly, storia del rapporto difficile negli anni ’60 tra un nero, rinomato pianista di musica classica ed un volgare e violento italo-americano, che gli fa da chauffeur e bodyguard in una tournée negli Stati del Sud americano. L’artista raffinato ed istruito di Manhattan e l’uomo brusco del ghetto italiano del Bronks. L’intellettuale snob e triste versus il turpiloquio ed i pregiudizi sui neri. Le buone maniere dell’educazione e la violenza dell’uomo di strada.

Il film è ambientato nel 1962 in cui soprattutto negli Stati del Sud veniva esercitata dai bianchi al potere la segregazione razziale, cioè la discriminazione verso i neri cui venivano negati i diritti basilari. Acquisti in supermercati e negozi diversi, pasti nei ristoranti in tavole separate, hotel, mezzi pubblici e scuole differenziati per categorie di persone. La condizione del nero di assoluta obbedienza e riverenza nei confronti dei bianchi. Lavori duri ed umili, di servizio e di fatica sia nelle città sia nei campi.

La storia del film inizia con la serata movimentata di Antony Vallelonga, un buttafuori italo-americano al Copacabana, uno dei club più esclusivi di New York. La sua chiusura per restauri porterà Tony ad accettare il lavoro di autista di una Cadillac celeste messa a disposizione di un eccentrico pianista nero, che vive nell’attico sopra la Carnegie Hall, ma vuole portare la sua musica nel profondo Sud.

La storia di questo viaggio ‘on the road’ lungo le strade deserte, le città storiche, le terre fertili coltivate a cotone, i boschi, le case coloniali, gli hotel, i bar ed i teatri del Sud è una storia vera ed è stata raccontata da Nick Vallelonga (figlio di Tony), premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale insieme a Brian Currie ed al regista Peter Farrelly.

immagine per Green Book

Tony è interpretato da un bravissimo Viggo Mortensen (meritevole del premio Oscar) che è ingrassato di 20 chili, parla un americano con forte pronuncia siciliana e si muove e gesticola come un italiano. L’altro interprete è l’elegante Mahershala Alì nella parte del Dr. Donald Shirley (premio Oscar per il miglior attore non protagonista).

Il Green Book è una guida di viaggio per i neri (colored only) che vogliono viaggiare lontano dalle metropoli del nord, con le indicazioni delle strade e degli altri posti sicuri per loro. In Indiana, Louisiana, Mississippi, Georgia e Tennessee, bianchi e neri non possono mangiare allo stesso tavolo, e nello stesso locale, usare lo stesso bagno, bere un bicchiere nello stesso bar. Molte strade sono vietate dalle leggi segregazioniste.

Ma il viaggio geografico è solo la bella immagine di questo film, perché in fondo è un viaggio umano di comunicazione e condivisione tra mondi diversi ma di ideali e sentimenti comuni. Fatto di piccoli ma importanti passi l’uno verso l’altro con momenti emozionanti e divertenti.

Con una sceneggiatura vivace e brillante piena di dialoghi illuminanti.

Dice il Dr. Don Shirley:

“La sua dizione necessita di qualche limatura, lei può fare di più signor Vallelonga… Stiamo per interagire con alcune delle persone più facoltose d’America e ritengo dovrebbe comportarsi in maniera più raffinata.”

Dice Tony Vallelonga:

“Il mondo è pieno di gente sola che ha paura di fare il primo passo… Non sai niente della tua gente. Vivi in una torre d’avorio, tu gran signore che fai concerti per i ricchi bianchi”.

Ognuno aiuta l’altro a capire le sue differenze ed a riconoscere le loro affinità. Sono due opposti che però trovano il punto d’incontro.

“Non vinci quando usi la violenza ma quando usi la dignità… Se per te non sono abbastanza nero e per gli altri non sono abbastanza bianco allora dimmi chi diavolo sono io”.

Questo dice Don Shirley, che sta affrontando una tournée nel sud con tutte le sue difficoltà per provare, nel suo piccolo, di cambiare il modo di pensare dei bianchi nei confronti dei neri”. Incantevole la maniera in cui il musicista nero riesce a far scrivere all’autista lettere delicate e romantiche alla moglie lontana. Ed importanti le parole con cui il non acculturato bianco riesce ad esprimere la sua ammirazione per il musicista.

“Sono capaci tutti di imitare Beethoven ma quello che fai tu con la musica ti rende unico”.

Green Book è un film necessario ed innovativo perché non si ferma mai. Con una serie continua di piccoli fatti quotidiani fa uscire dalle prime impressioni e fa sviluppare due esseri umani, senza voler dare lezioni forzate né politicamente corrette. Narra il percorso del nostro concetto sul senso della vita, pieno di scarti e deviazioni da un pensiero quasi sempre preconcetto e pieno di luoghi comuni. Narra quell’universale che nasce dalla contaminazione positiva di culture nella lenta evoluzione dell’Umanità.

Oggi come ieri c’è estremo bisogno di cambiare per capire gli altri, i diversi. Ed in questo il cinema ancora ci viene in aiuto, più degli altri mezzi di comunicazione, con le idee di autori illuminati e sensibili a capire il presente.

immagine per Green Book

 

 

Pino Moroni

Pino Moroni

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

2 commenti

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  • Caro Pino, ottimo articolo. Non ho visto il film, ma cerchero’ di vederlo se lo danno su Amazon. Tuttavia, la relazione tra un nero e un italo -americano mi pare molto interessante e significativa. Dall’esperienza di un mio zio emigrato in America dopo la guerra (e dopo un periodo in Venezuela) mi e’ rimasto impresso che gli immigrati italiani di quel periodo – insieme a polacchi, irlandesi e altri cattolici- fossero gli ultimi nella scala sociale. In effetti, dall’esperienza di mio zio emergeva questa circostanza e come i neri – che erano i concorrenti per l’ultimo posto- non erano apprezzati dai nostri connazionali dell’epoca. Questo, mi pare di capire da quello che scrivi, emerge nel film. Eppure, alla fine questi due mondi si conoscono e s’incontrano!!! Comunque approfondisco. un caro saluto. Pietro

  • Caro Pietro,
    grazie per il tuo commento.
    Cerca di vedere il film al più presto per approfondire meglio.
    E’ un film che si è meritato gli Oscar ottenuti.
    Un caro saluto.
    Pino