In questo scorcio di secolo in cui il cinema, corre affannato come mai verso la tecnologia più avanzata e la fantasy più robotica, accade sempre più spesso che il pubblico cinematografico (oltre i critici) apprezzi e premi storie (personali o pubbliche) di uomini e donne, realizzati nella forma del biopic, del docufilm o del cinema verità.
Dopo Venezia (Sacro GRA del 2013 ), Berlino (Fuocoammare del 2016) o Roma (Tir 2013) quest’anno il Premio del pubblico BNL è stato assegnato al film Borg McEnroe del regista danese Janis Metz Pedersen, un biopic, storia di una delle sfide più belle del Novecento tra due star assolute del tennis (dopo le tante sul calcio, boxe, automobilismo, football, basket, golf, ecc.). Una delle più straordinarie rivalità di tutti i tempi con Shia LaBeouf (John McEnroe) e Sverrir Gudnason (Biorg Borg).
Il film è ambientato nell’estate 1980 alla vigilia del torneo di Wimbledon e della leggendaria finale, vinta dal costante Borg sul fantasista McEnroe. Due caratteri opposti.
Due modi di essere uomini e campioni. Borg un signore, fatto di ghiaccio, McEnroe un sanguigno indisponente.
Una macchina contro un genio.
I due si sono incontrati 14 volte vincendo 7 partite ognuno.
La perfetta sceneggiatura, completa e piena di metafore sugli uomini, sul tennis e sul mondo dell’epoca, e stata preparata dal regista-autore svedese Rannie Sandahl, e descrive il passaggio del tennis dall’epoca dei gentlemen al mondo dello spettacolo rock.
Capolavoro di montaggio con una fotografia espressiva ed essenziale, fatta di riprese con camera a mano o steadycam, per creare il massimo del realismo.
Gran finale della festa con la proiezione del film The Place di Paolo Genovese, regista di perfetti sconosciuti con un parterre di attori italiani tra cui Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Alessandro Borghi, Rocco Papaleo, e con la cerimonia dell’assegnazione del Premio alla Carriera a David Lynch (I segreti diTwin Peaks del 1990/91, Mulholland Drive del 2001), che si è fatto intervistare parlando del suo amore per Roma ed il cinema italiano.
Per la Sezione Alice nella Città (una selezione di young aduld movie) il premio come miglior film è stato assegnato da una giuria di 20 giovani di tutta Italia, al film The best all worlds dell’austriaco Adrian Goiginger.
Storia di un bambino di sette anni pieno di fantasia ed idee e delle sue difficoltà di vita a Salisburgo con la madre ed il suo compagno, spesso sotto effetto di droga. La cosa incredibile è come ci si possa abituare a tali situazioni ed avere un’infanzia quasi serena. Il Premio Camera d’oro Alice/Taodue, dedicato alle opere prime e seconde è stato assegnato a Blue My Mind di Lisa Bruhlmann da una giuria costituita da registi, sceneggiatori ed attori. Un racconto di formazione che si trasforma in fantasy, con un messaggio molto liberatorio.
Il Premio della Roma Lazio Film Commission è andato a Metti una notte di Cosimo Messeri per la sezione Panorama Italia. La mia vita da zucchina di Claude Barras ha ottenuto il riconoscimento per il decennale del Premio Lux.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.
- Pino Moroni
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