Il regista Robert Guediguian (La gazza ladra) è un regista della sinistra del Novecento. Un Kean Loach francese, che ha seguito politicamente le rivoluzioni, l’evoluzione ed i cambiamenti epocali della classe operaia, ormai senza più ideali e significato.
In questo crepuscolare momento di moda individualista e pragmatista, in cui la stessa classe operaia ha ceduto alla precarietà economica e sociale, tutto è diventato godimento effimero della vita (casa con ridicola piscina, cibi e vestiti proibitivi di marca e costose smisurate ambizioni), ed ha imparato da semplice ed onesta che era, ad essere invece furba ed ipocrita in ogni relazione e sentimento, compreso l’amore, diventato come peccato, sulla scia delle soap opera televisive.
Ed in questo paradosso la classe operaia si è imborghesita, impoverendosi di più miseramente. Ha perduto la sua fascinosa naturalezza, facendosi contaminare dalla finzione, dal doppio gioco, da un interesse mai più sociale ed altruistico ma solo personale ed individualista.
Come dice il film La gazza ladra si è piegata a tutte le idee peggiori del nuovo millennio, perdendo per sempre tutte le utopie di unione e solidarietà delle sinistre. Solo l’interesse ormai guida ogni singola azione della vita quotidiana.
In questo contesto di decadenza e degenerazione dei valori di sostegno reciproco tra poveri, si sta perdendo anche il significato di ‘povera gente’, che deve fare di tutto per sbarcare il lunario, anche rubando per ripianare i debiti di una vita senza più remore e risparmi.
Il regista Guideguian, che ha attraversato con la sua cinematografia ed i suoi attori feticcio tutta la storia della sinistra francese (anche con un film sugli ultimi giorni di Mitterand, I campi di Marte) tenta, con La gazza ladra, la carta della sit-com in una ordinaria vita di provincia, un melodramma sulle fallite illusioni e sulle debolezze degli ormai ultimi esseri umani ancora socializzati, ma senza futuro.
Marsiglia estremo nord, periferia di L’Estaque sul mare, seguiamo la vita quotidiana di Maria (Ariane Ascaride, moglie del regista) che fa la badante per due anziani soli (uno in carrozzella ed una molto assente con cagnolino di compagnia) e di una coppia ancora coriacea ma un po’ svanita.
Mentre Maria va a fare la spesa e pulisce le case delle persone di cui si prende cura con molta dedizione interessata, la sua famiglia sta mostrando le crepe di un cambiamento radicale.
Il marito (Girard Meylan) perde ogni giorno al gioco tutta la sua pensione ed accumula un debito molto più alto. La figlia Jennifer (Marilou Aussiloux), cassiera, è sempre sola ed insoddisfatta, con un marito camionista in giro per l’Europa. Il figlio suona il piano (affittato con gli assegni sottratti da Maria al vecchietto paralizzato, Jean Pierre Darroussin) per vincere un concorso e per diventare un giorno un grande concertista.
Maria sola sul terrazzino della sua casa, davanti al mare azzurro di Marsiglia, ascoltando un brano di Listz, suonato da Bernstein, si soddisfa con un piatto di ostriche, comprate facendo la cresta sulle spese dei suoi vecchietti. La vita è solo il presente con le sue piccole soddisfazioni.
Altri personaggi fanno parte del balletto che inizia a muoversi sulla musica di Rossini.
Il figlio immobiliarista dell’uomo in carrozzella (Gregoire Leprice) che è interessato a vendere la casa del padre. La moglie che attende i giorni favorevoli per riuscire ad avere un figlio.
E come in tutte le telenovelas le carte poi si mescolano. L’immobiliarista scopre gli ammanchi dei conti del padre, ma poi, per caso, si innamora della figlia di Maria. Cadranno entrambi in una delle grandi passioni, frutto delle attuali mode sessuali da rotocalco, forse liquidando rapporti ormai troppo esausti. L’amore è una forza cui è impossibile sottrarsi, ma il bagno in piscina di una casa signorile in vendita sarà più forte dell’amore. E soprattutto più ‘in’.
Mentre tutto si ingarbuglia e Maria rischia di finire in prigione per una denuncia di furto, il regista buonista accomoda le cose con la solita solidarietà pelosa, e riesce a far quadrare i conti sospesi con “Dopo qualche anno”.
In realtà, escluso che Maria ritorna a fare la badante (forse ora onesta) non si sa bene che fine abbiano fatto tutti gli altri, in questa esemplificazione di una società senza futuro. Forse se fosse una serie ci potrebbe essere una nuova stagione.
Quel che resta di un film che, dietro idee già viste dice però anche molte verità (che invece non si dicono mai) sono la fotografia luminosa di una Marsiglia coloratissima e tante inquadrature fisse sui personaggi, per aiutare a scrutarli meglio nelle loro contraddizioni, accompagnate da una colonna sonora di musiche classiche che sopravanzano spesso la narrazione.
Ma se anche i poveri francesi di sinistra sono diventati “gente comune” (ordinary people, all’americana) che vuole solo soddisfare i suoi bisogni primari ed anche quelli più effimeri, allora forse la classe operaia, in generale, ha chiuso il proprio ciclo. Questo sembra voler dire il regista Guediguian con il suo cinema ancora una volta civile.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.










