Maschere!!!
Maria Ida Gaeta, ideatrice e direttrice artistica del Festival delle Letterature ha voluto rammentare il sottotitolo della IV serata del Festival e quel titolo, quella parola hanno dato più significato alla Conferenza Stampa.
La silhouette in nero di una eterea sorridente divinità indiana come Jhumpa Lahiri, che con occhi profondissimi bucava l’obiettivo, era la maschera sfuggente di un’incognita di cui si doveva pur parlare per rappresentarla.
Ed il possente e sensibile Eric-Emmanuel Schmitt, ironico intellettuale, più di un romanziere era immagine di un commediografo di successo, che incanta con le sue maschere teatrali e sopravvive ogni sera al suo incontro obbligato con il pubblico.
In mezzo aleggiava quel fantasma senza identità, con lo pseudonimo di Elena Ferrante, una delle scrittrici più apprezzate in Italia ed all’estero, di cui sta per uscire in autunno il quarto libro di un ciclo iniziato nel 2011 con L’amica geniale (Ed.E/O). mentre prima erano usciti L’amore molesto, I giorni dell’abbandono, La figlia oscura (tutti Ed. E/O).
Jhumpa Lahiri, nata a Londra da genitori bengalesi e cresciuta negli Stati Uniti, Premio Pulitzer 2000 con L’interprete dei malanni (Ed. Guanda, trad. C. Tarolo) da due anni in Italia, ci ha parlato con un buon italiano, delle due lettere inedite che leggerà nella serata di martedì al Campidoglio per Elena Ferrante. Ma ha voluto far capire come anche per un genio anglofono, con un buon vocabolario di italiano in tasca, la lingua dei libri della Ferrante (parte in napoletano tradizionale e parte in italiano aulico) sia stato difficile.
La curatrice del Festival Maria Ida Gaeta ha delineato la scaletta dell’omaggio ad Elena Ferrante. Una lettura dell’editore E/O Sandra Ferri tratto da Frantumaglie, in cui l’autrice cerca di far capire ai lettori i motivi della sua riservatezza, del suo rimanere nell’ombra. La prima lettera di Jhumpa Lahiri, ammirata del coraggio della Ferrante di tenere la sua vita fuori della notorietà per scrivere in perfetta libertà.
La mancanza della sua presenza crea un’immagine molto forte sulla sua scrittura – ha continuato la Lahiri – rimane solo il potere delle parole. Il testo può ancora arrivare al lettore per il senso delle parole e non per quello che compare come immagine dell’autrice. Farò delle domande alla scrittrice per capire cosa pensa dei suoi lettori e per capire meglio la sua scelta.
Seguirà l’omaggio ad Elena Ferrante con le letture delle attrici Anna Bonaiuto e Michela Cescon che interpreteranno brani dei suoi libri da L’amica geniale agli altri.
La seconda lettera – ha detto poi la Lahiri – è un dialogo sulla letteratura. Mi hanno molto colpito i suoi tre libri. La vita intellettuale diversa di queste due donne dall’infanzia alla maturità. La possibilità di emancipazione. L’amicizia oltre ogni confine e barriera intellettuale e razionale. Il tutto quasi come fosse una sola donna scissa in due.
A fine serata, con la musica Jazz e napoletana della pianista Gaia Possenti, un inedito scritto da Elena Ferranti sul suo ultimo libro in uscita Storia della bambina perduta, letto dalle attrici di scena.
Eric-Emmanuel Schmitt ha continuamente partecipato ed interloquito sui temi trattati dalla scrittrice Lahiri, ma con un suo personale punto di vista, che gli deriva dal fare teatro.
La differenza tra scrittore ed autore di pièce teatrali è grande –ha detto Schmitt- mentre lo scrittore non conosce i suoi lettori, non sa mai come reagiranno e può scrivere in solitudine, io mi confronto con ogni pièce con il pubblico, ma con questo sono condannato all’obiettività delle maschere teatrali.
Eric-Emmanuel Schmitt ha scritto più di 15 libri tra cui Il vangelo secondo Pilato (Ed. San Paolo) e Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano (Ed.E/O, trad. A. Bracci Testasecca) e nel suo inedito al Festival Perché leggere narrativa? si interroga sulla finzione letteraria. Mentre è in attesa di fare una conferenza – racconta Schmitt – lui si rende conto che due persone stanno facendo la conferenza al posto suo. Le voci di una persona anziana e di un giovane raccontano la sua vita di scrittore. Lui condivide quello che dicono. Chi sono?
Per Schmitt una prima riflessione concettuale è che la letteratura non è al servizio di nessun potere od ideologia, ma al servizio di se stessi. Alla domanda qual è il potere dello scrittore un raffinato come Schmitt ha potuto disquisire tra influenza spirituale, artistica, culturale e potere autoritario. La letteratura ha detto è una voce piccola ma forte. Ed infine la letteratura si serve di emozioni e non della razionalità come la filosofia.
Poi per stemperare la serietà delle sue argomentazioni Schmitt ha ironizzato sul fatto che in Francia è conosciuto e letto perché, a differenza dell’Italia, gli scrittori vanno spesso in televisione. Ma ha aggiunto che non è affatto confortevole essere conosciuti e passare la propria vita a comparire davanti alle telecamere. Nella stanza Elena Ferrante, senza esserci, annuiva contenta.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.















