84m², è un film coreano di Kim Tae-joon, da ascriversi al cosiddetto periodo Hallyu (Corean Wave), una primavera cinematografica che la Corea sta vivendo nel contesto di un movimento culturale di massa diventato transnazionale.

L’onda coreana ha travolto prima l’Asia (Giappone, Cina, Hong Kong e Taiwan, che avevano avuto finora un ruolo trainante nell’area) e poi l’occidente, con successo di pubblico, Premi in Europa (Palma d’oro) ed infine perfino 4 Oscar (prima volta nella storia degli stessi) per il film Parasite di Bong Joon-ho.

immagine per 84m² di Kim Tae-joon
84m² di Kim Tae-joon

Gli altri registi di successo sono Kim Ki-duk (Leone d’oro e d’Argento ecc.), Park Chan-wook (Palma speciale giuria, Leone d’Argento, Orso d’Argento, ecc.), Hong Sang-soo (Pardo d’oro, Blue Dragon, ecc.), Yean Sang-ho, Kim Jee-woon, ecc..

Il successo di questo nuovo modo di intendere la composizione di un film si articola su una realizzazione professionale perfetta in tutte le sue componenti sia per la parte prettamente filmica di tecnica avanzata e buona recitazione sia per i complessi contenuti, che da storie locali orientali si allargano a vertici universali.

Occorre però capire come la Corea del sud sia arrivata a questo boom che non è soltanto del cinema, ma artistico in generale (detto K-pop) che comprende il K-culture, K-visual art, K-music, K-beauty, K-drama, K- serie tv, K-videogiochi, ecc..

Ed occorre ritornare alle origini di una società (una Nazione) uscita da una guerra civile, che ancora è tenuta viva da una divisione in due Stati completamente diversi ed in contrasto nei loro sistemi di vita ed obiettivi. Con una volontà incrollabile di cambiare l’altro in sé, con una propaganda di ogni tipo tradizionale o tecnologica fortissima.

Non si può dimenticare inoltre, dopo aver subito anni di oppressione sotto le conquiste di paesi più grandi e forti, come il Giappone e la Cina, la ricerca, in un tempo non troppo lontano, di una strada personale di progresso sia potenza militare (Nord) od economica (Sud) con caratteristiche molto peculiari per entrambe.

Il successo della Corea del Sud, spinto da una forte volontà o forse da una ossessione per i risultati e la competitività, porta il paese già dagli anni ‘90 ai vertici dei paesi OCSE (paesi più industrializzati e più ricchi del mondo).

Nel miserrimo periodo dopo la distruzione della guerra e della amputazione, la soluzione economica trovata dal regime politico autoritario governante fu la creazione di conglomerati industriali, detti Chaebol (industria pesante, cantieristica, elettronica avanzata come computer e visori, finanza digitale e virtuale e via via ogni tipo di macchine elettrodomestiche e settori in crescita vincenti come il tessile e l’alimentazione).

Tutto in mano a famiglie o poli economici come Samsung, Hyundai, LG, SX Group ecc. Nel mercato dei consumi altre famiglie hanno comprato e rilanciato marchi di qualità non solo nell’abbigliamento (italiani o francesi) ma anche nella ristorazione (vedi pasticceria e gelati italiani) e soprattutto nel mondo dei prodotti di bellezza. Che hanno fatto sviluppare e mostrato poi nelle loro creazioni artistico culturali (vedi i film premiati esteticamente perfetti nella visione, dove appare evidente la Bellezza Asiatica).

Tutto ciò è stato possibile perché alla base della produzione c’è un comparto lavorativo competitivo giunto dalle campagne e dalle zone più povere (in cui ci sono una profonda ideologia orientale, forte della tradizione confuciana, basata sulla integrità rurale, lealtà verso la famiglia, i clan, i padroni come famiglie della produzione e le oligarchie di uno Stato simildemocratico (che in realtà democratico non è).

Tutto il senso di devozione, di rispetto, di obbedienza, di fede, incanalati nella produzione (attraverso la tradizione, la religione, l’educazione, le regole assillanti e logoranti del lavoro) hanno però sfinito l’individuo comune anche ormai benestante.

Malgrado gli stipendi sopra la media mondiale, buoni servizi sanitari e pensionistici e realizzazioni personali, parte della popolazione è rimasta fuori del benessere diffuso e si sono create forti diseguaglianze, con un ceto benestante ed uno derelitto (il leitmotiv del cinema coreano a cominciare da Parasite di Bong Joon-ho).

Come tutti i regimi giunti a queste divaricazioni tra ricchi oligarchi e loro clienti o schiavi ed una popolazione reietta e senza sostentamenti si è resa necessaria una sorveglianza capillare, sia sui vertici sempre più corrotti (scandali economico-politici) sia sugli ultimi sempre più aggressivi, in una spirale di violenza diffusa.

Quello che trapela in tutta la cultura coreana (K-pop), che si sta facendo conoscere in tutto il mondo è il controllo asfissiante su tutta la popolazione sia per produrre in competizione con gli altri paesi emergenti dell’area (Vietnam, Cambogia, Thailandia, Singapore, Macao, ecc.) sia per evitare una prevista implosione, con suicidi dei lavoratori stanchi e saccheggi di una sempre più agguerrita delinquenza mafiosa.

Tornando al film 84m², il regista Kim Tae-joon, solo alla sua seconda esperienza, attraverso la storia di un condominio è riuscito a far trapelare tutto quello che si è detto sulla attuale “Way of life” coreana, ma anche a renderla universale (perché potrebbe succedere anche in altri paesi avanzati ormai arrivati allo stesso capolinea). Anche se ogni paese industrializzato ha avuto un suo percorso di crescita ed anche di decadenza, il liberismo economico sembra abbia portato tutti al punto di non ritorno.

Il protagonista, giovane impiegato in campo tecnologico, riesce a prendere un mutuo ed orgogliosamente ad acquistare una casa in città (84 m2), ma anche facendo un doppio lavoro (come rider di consegne a domicilio) non riesce a ripagarlo. In più non riesce ad individuare la fonte dei rumori che vengono dalle altre abitazioni. Con l’aiuto di un altro condomino comincia ad investigare ed il film diventerà un thriller in cui si vengono a scoprire abusi, collusioni, corruzioni, complicità, connessioni mafiose, intercettazioni, delitti.

Quando quello che viene chiamato capitalismo speculativo (con scommesse impossibili sulle criptovalute e strategie di compravendita case) si collega ad una sorveglianza capillare e pervasiva della vita privata, farà saltare tutte le regole di convivenza pacifica e darà l’avvio ad un bagno di sangue. Purificatore di una società molto malata.

Ultima notazione, nel 2021 è uscito un successo planetario, una serie televisiva intitolata Squid Game, ripresa da un gioco coreano per bambini (gioco del calamaro) in cui persone indebitate debbono giocare in gare crudeli per la sopravvivenza. Chi perde viene ucciso. Ma forse il film non ha avuto tanto successo quanto poi tutti i videogiochi diffusi nel mondo, attraverso appunto il movimento culturale coreano K-pop.

immagine per Pino Moroni
+ ARTICOLI

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *