Dopo la visione del film di Giuseppe Tornatore, Brunello il visionario garbato, e la conferenza stampa al Teatro dell’Opera mi sono chiesto: “Ma chi è veramente Brunello?”
E non riuscivo a collocare le immagini, le parole al loro posto. “L’imprenditore umanista” in fondo è solo uno slogan! Poi la parola mi è risuonata, rimbalzata più volte tra le sinapsi, nei suoi significati significanti. Un Demiurgo! Il vocabolo sostantivo maschile mi ha dato ragione: “una persona eccezionalmente dotata in ambito creativo“. Poi grazie all’etimologia, dal greco Démiurgòs, meglio dal latino Demios, “appartenente al popolo”, ed Ergon “al lavoro”, ho capito come si sposassero bene alla sua filosofia di rapporti con i suoi lavoranti e con i suoi clienti. “Lavoratore pubblico” come dice Platone nel Timeo.
Siamo allora dalle parti del mito, quello cristiano, una specie di dio minuscolo come sono gli uomini, non generatore ma ordinatore della materia informe ed ingenerata che già preesiste. Un mito, continua Platone, di cui ci si serve per descrivere, per realizzare in modo intuitivo e narrativo un aspetto particolare da illustrare e comprendere. Ecco il Brunello difficile da decifrare tra il mondo delle idee e la realtà sensibile.
Brunello Cucinelli, in un’epoca artigianale ed industriale omologata è riuscito a creare un nuovo paradigma basato sul colore e sulle sensazioni. A ragione chi veste uno dei suoi capi, si sente diverso e non è un problema di estetica o di fashion, ma è una sensazione impercettibile, come se l’involucro scaldasse l’animo, perché, ha detto lo stilista-imprenditore:
“L’animo dell’uomo è uno’ (ed a 60 anni ho deciso che è immortale”.
Brunello artigiano, mediatore tra la dimensione intellegibile e la materia, una intelligenza che progetta le cose materiali del mondo guardando alle idee come modello e usando la materia come strumento. Unendo il mondo delle idee con la realtà sensibile. Come un demiurgo, legato all’idea del Bene, Brunello non ha potuto che creare il migliore dei mondi possibili.
Come si fa a non capire che la Biblioteca Universale (il suo granaio pubblico per la mente), accatastata nel manifesto del suo film, è la chiave di volta di tutto il suo pensiero: non solo Platone (Socrate), ma Kant, Schopenhauer, Adriano, Marco Aurelio, Seneca, San Benedetto da Norcia, ecc., sono la formazione del suo io pensante e poi del suo successo. I libri sono stati la sua passione, ma lo hanno aiutato a conoscere anche sé stesso ed a creare quella armonia nel suo Borgo di Solomeo, luogo di bellezza, cultura, lavoro.
Ancora di più emerge la figura del Demiurgo in Brunello, quando fa l’artigiano che traspone il modello ideale di tanti illuminati in una materia già esistente, con competenze molto tecniche e matematiche. Ma non basta, cosa significa per lui il colore? Brunello Cucinelli conosce ed ama anche gli elementi primari: terra, acqua, fuoco, aria.
L’incipit del film di Giuseppe Tornatore lo ricorda. Una impressionante panoramica, larga quanto lo schermo, piena di vigne, nei cui filari vengono accesi dei fuochi per far alzare le temperature di qualche grado, quando si abbassano troppo, e difendere così dal gelo i germogli delicati dei vitigni. Una luce celeste che difende la natura. “Amo molto il fuoco e rimango lì a lungo nel silenzio”. Ha detto Brunello. Come ha sempre amato farsi bagnare dalla pioggia e dalla neve, sdraiarsi sulle assi di un carro agricolo a guardare le stelle, il creato, con tutti gli elementi primordiali.
Come un fantasma, un osservatore, un testimone silenzioso ha seguito nel film, il racconto della sua infanzia contadina, dalle riunioni e cene nella comunità familiare (il nonno capotavola), ai lavori stagionali, come la lavorazione dei campi (l’aratro con i buoi che dissodavano il campo), dalla felicità dei raccolti (la prima balla di fieno regalata, la falcia sul grano, accatastato poi nei covoni), ai giochi dei bambini tra gli animali domestici (nelle corti dei casolari rurali restaurati). Infine il ricordo del calore odoroso della stalla dalla botola sul pavimento della camera da letto, dopo una notte abitata dalle paure ancestrali.
E poi la storia scioperata della vita giovanile, all’apparenza inutile ma fruttuosa del bar Gigino, in cui ha imparato a giocare a carte (raccogliendo il testimone dal nonno) e conoscere le persone e la società nella sua personale Università degli studi matematici, umanistici e culturali.
La guida di Brunello: ‘agisci in modo da considerare l’Umanità, sia nella tua persona sia nella persona di ogni altro sempre come nobile fine, mai come semplice mezzo’. Per questo ha dato vita con molta fantasia, ricoprendo tutti i ruoli, ad una impresa vincente puntando sul Cashmere, creando un marchio universale, mantenendo però vivi i valori di dignità, bellezza e giustizia sociale.
Come ha organizzato il film il regista Tornatore? Ha chiarito, in Conferenza:
“Vista la scarsità di documentazioni non si poteva fare un documentario allora ho fatto un film parte docu parte fiction ma la più vera possibile, sulla base dei ricordi di Brunello.”.
Impostato come una partita a carte, ispirata dal periodo giovanile di Brunello al bar Gigino della periferia di Ferro di Cavallo (Perugia), in cui il giovane si accosta alla vita degli anni ’70, con gli scherzi, i primi amori, i primi confronti vincenti. Facendo appena comparire gli atelier, i suoi successi in Germania, in America, in Cina. C’è anche una piccola parte preziosa su un suo viaggio nel Deserto del Gobi, dove si trova la migliore lana del mondo, per far vedere la sua trasformazione nei capolavori lavorati.
Cosa dire di un film dove c’è sempre qualcosa di più. Bravi tutti quelli che hanno partecipato, senza dimenticare mai nessuno, nell’ottica ancora una volta della filosofia di Brunello Cucinelli.

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.













