Libri come #1. Elsa Morante, Emanuele Trevi e il censimento dei radical chic di Giacomo Papi.

L’anno della Storia 1974-75. Il dibattito sulla Storia di Elsa Morante (Ed. Quodlibet). Goffredo Fofi ha presentato l’autrice Angela Borghesi. La prima edizione della Storia pubblicata nel giugno 1974, in edizione economica dalla Einaudi, è riuscita a vendere un milione di copie.

Un libro di grande popolarità scritto da una intellettuale di sinistra. Con un ammonimento ai giovani a non fidarsi della storia: narrazione di secoli di sopraffazione dell’individuo. Per un anno si parlò di questo libro dai cenacoli letterari ai saloni di bellezza ed ancora sono vive le polemiche – ha detto Goffredo Fofi – raccontando anche molti aneddoti sulla gestazione del libro, avendo un rapporto privilegiato con l’autrice e vedendola spesso a pranzo per parlare, leggere e suggerire passaggi importanti.

Un libro provocatorio per l’establishment letterario e controverso per la critica dell’epoca.

Almeno 200 recensioni o testi sono stati inseriti ne L’anno della Storia da Angela Borghesi che ha spiegato le tre parti delle 900 pagine scritte, di cui 350 di commento e 70 di bibliografia, con la storia ritrovata sull’assenza di Franco Fortini (uno dei più importanti critici dell’epoca) dalle polemiche su quel discusso lavoro letterario.

Sul rapporto tra l’individuo ed il corso della Storia, tanto criticato soprattutto dalla ideologia di sinistra post-sessantotto, la scrittrice Angela Borghesi ha voluto ricordare i tre pregiudizi che hanno dato origine alle stroncature. Un pregiudizio ideologico: la riduzione a temi più intimi (patetismo) in luogo di quelli (combattivi) delle rivoluzioni sociali. Un pregiudizio sul pessimismo atomistico che regola la vita ed il mondo. Ed un pregiudizio di genere maschile per cui solo gli uomini possono scrivere di storia e di filosofia (Pasolini, Balestrini, Fortini, ecc.).

Sogni e favole (Ed. Ponte alle Grazie). Nicola Lagioia ha presentato l’autore Emanuele Trevi. Il libro parla di fantasmi ed ombre di circa 25 anni fa quando ancora c’era il ‘900.

Un romanzo di formazione quando le persone pensavano e trasmettevano pensieri – ha detto Emanuele Trevi – ed artisti come Amelia Rosselli, grande poetessa ed anima in pena, il fotografo Arturo Patten, specialista di empatia e ritratti e Cesare Garboli letterato sociopatico, in piena autonomia culturale, parlavano ed esercitavano forme di arte profonde e durature.

Ed il monumento di Pietro Metastasio ancora parlava. Un suo sonetto offre al libro il titolo ed il filo conduttore.

Senza nostalgia culturale – ha aggiunto l’autore – molte cose sono andate fuori scala, sono cambiate le tecniche narrative ed oggi il gioco estetico consiste nel più ampio consenso e nell’identificazione emotiva. Mentre allora era tutto un processo di identificazione, oggi vige l’industria e gli operai dell’immaginario. Non che non ci siano bei libri ma sono interscambiabili. Potrebbe averli scritti un altro! Forse – ha continuato – si è perduta l’idea dell’eccezionalità umana che regola lo stile dell’originalità.

L’autore ha ricordato gli angoli di Roma dove ferveva la cultura (tra piazza del Fico ed il Bar della Pace), il cineclub Il labirinto (con le retrospettive di Tarkovskij). L’estate romana di Nicolini, il festival di poesia con i contestati poeti beat, Pina Bausch con le sue energie nascoste, il Dalai Lama nel suo odore di santità. La nuova Hollywood sul Tevere con i film di genere italiano (western, sexy, thriller, poliziotteschi, politici). Si è sentita la sua passione per Roma (che Nicola Lagioia , torinese per adozione, non ha mostrato).

Il censimento dei radical chic (Ed. Feltrinelli). Mattia Feltri ha presentato l’autore Giacomo Papi. Un libro originale, esilarante, con gli stilemi del giallo, ma con un fondo di umorismo nero.

Nero perché se la nostra società, ormai distopica, si avvia per la strada indicata da Papi, c’è poco da stare allegri. Intanto il primo ministro dell’interno, narrato dal libro, è a detta dell’autore, proprio Salvini (un radical chic doc). Il quale alla notizia che un professore in un discorso ha nominato Spinoza ed è stato ammazzato a botte sentenzia: se non fai capire al popolo sei scemo.

Il dovere di chi comunica è quello di farsi capire. Da qui la necessità di un censimento dei radical chic (un registro degli intellettuali) che per l’autore è qualunque persona abbia letto qualche libro, in una società diventata solo pubblicitaria, con un governo che ama la semplificazione, dove non esistono più né sfumature ne accenni alla complessità.

Mattia Feltri ha fatto notare che gli intellettuali sono diventati un po’ negletti ed ha chiesto da quando l’intellettuale ha cominciato a non valere più.

Papi ha parlato di una gigantesca crisi di fiducia. Quando non ci si riconosce più in se stessi – ha detto –  ci si raccoglie in gruppi o tribù, con chi la pensa o agisce nella stessa maniera. E sapere le cose che succedono agli altri ci fa sentire meno soli.

Giacomo Papi (come nuovo intellettuale) nel rovesciare tutti i registri in maniera scanzonata, tra risate e lacrime ha toccato il punto.

A che serve la cultura? Davvero chi legge è meglio di chi non legge? C’è bisogno di far scendere la cultura dall’alto? La vogliamo finire di dubitare sempre di quello che sentiamo e di quello che pensiamo?

Il seguito al prossimo libro.

Pino Moroni

Pino Moroni

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

Commenta

clicca qui per inviare un commento