Nella piazza dell’Orologio il solito rumoroso mondo del quartiere Parione, arricchito del vocio di turisti curiosi. Dentro la Casa delle Letterature il silenzio del chiostro vetrato, sotto il cui quadriportico, immersi nello studio, molti giovani sono impegnati nei programmi di formazione sul mondo della traduzione (laboratori, seminari, corsi, ecc.).
Libri dappertutto anche originali. Su un lato del portico tre bacheche con dentro in mostra i lavori di grandi artisti europei, raccolti in preziosi libri d’artista dalla Moon Rainbow Edition. Ballante con disegni di Enzo Cucchi, There must be someone to rewrite love con disegni di Francesco Clemente, Poems Painting con dipinti di Christopher Le Brun, Die Holle wird wolle con immagini di Rosemarie Trockel, che si sono ispirati a poeti italiani, cinesi, inglesi e francesi. Con una gentilissima curatrice analizziamo la filosofia di fondo che ha guidato l’idea originale della mostra Lo sguardo e la voce. Gli artisti hanno interpretato a modo loro le parole delle poesie, considerando ogni testo una serie di immagini. Si sono così superate le artificiose frontiere tra quello che la mente legge e quello che poi la stessa suggerisce alla creazione di ogni artista. Così le idee evocative di ogni poesia si sono depositate, con disegni semplicissimi o pitture coloratissime, in pagine bianche a fianco dei testi letterari.
Due preziosità in fondo alla sala. Una riedizione della visione grafica dell’artista Marcel Boodthaers delle parole della poesia di Stephane Mallarmé Un coup de dés (1968) ed una riedizione della pittura dell’artista Jean Fautrier della poesia di Francois Ponge Asparagus (1963).
Il chiostro è invaso dalla luce del mezzogiorno. Gli alberi di arance amare ombreggiano i pochi tavoli sparsi della foresteria. Nel mezzo, al centro di una fontana coperta di felci ed erbe palustri un tronco di pietra grezza, coperto di un verde indistinto, gronda acqua continua che rumoreggia leggera in gocce sonore nella vasca. E l’autore spagnolo Ildefonso Falcones de Sierra, dopo gli scatti fotografici tra luci di giada verde si siede sereno e soddisfatto ed inizia la conferenza stampa. Ildefonso Falcones con il romanzo storico La Catedral del Mar, pubblicato in Spagna nel 2006 ed in Italia da Longanesi (Trad. R. Bovaia) nel 2007, ha ottenuto un successo internazionale con oltre sette milioni di lettori. Nel 2009 ha pubblicato sempre con successo La mano di Fatima (Trad. N. Di Girolamo) e nel 2013 La regina scalza (Trad. R. Bovaia, S. Sechel.) entrambi con Longanesi. L’avvocato scrittore Falcones de Sierra è un bell’uomo maturo sopra i 50 anni con i folti capelli bianchi pieni di riccioli intorno al capo, dalle maniere delicate ma forti esprime i suoi concetti sempre in forma diretta sorretta da una intelligenza viva e pragmatica. Con risposte brevi e secche.
Partendo dal successo del suo primo romanzo Falcones ha spiegato che sia per interesse personale che per esigenze legate alla sua professione ha acquisito una profonda conoscenza della società catalana del XIV secolo e quindi ha potuto scrivere un romanzo che avendo come base la costruzione della basilica di Santa Maria del Mar a Barcellona, raccontava la storia di un protagonista che da servo della gleba riusciva ad arrivare al titolo di Barone e di Console del Mare. Su come ha conciliato il suo lavoro di avvocato e di scrittore Falcones ha ricordato che la solitudine dello scrittore è in fondo simile a quella dell’avvocato e quindi non è stato difficile scambiare così spesso i panni delle due professioni.
Alla domanda se il successo del suo primo romanzo non abbia condizionato gli altri due ha ancora paragonato i romanzi alle cause legali. Vinta la prima – ha detto – ci si dedica con più esperienza e dedizione alla seconda e così per le altre. L’autore ha anche confermato che pur essendo catalano ha scritto i suoi libri in castigliano perché avendo studiato la lingua ufficiale spagnola non avrebbe potuto usare propriamente la lingua catalana.
Alla domanda su cosa pensa del lettore italiano la risposta è stata che avendo partecipato a diversi Festival in Italia con migliaia di persone ritiene ci sia più cultura in Italia che in Spagna. Comunque che ogni Festival è importante per conoscere i propri lettori.
Alla domanda: “Perché il romanzo storico (basato sulle regole eterne del feuilleton n.d.r.) stia catalizzando così tanta gente e stia realizzando così tante vendite” Falcones prima ha rimandato al marketing librario, poi ha spiegato che stiamo vivendo una vita troppo proiettata nel futuro. Dalle tecnologie digitali agli effetti speciali tutto è in questo momento accelerato e quindi, anche per avere un po’ di quiete ci si rifugia nella storia, nelle storie di una volta.
“Che cosa pensa delle nuove tecnologie informatiche ?” gli è stato chiesto. “Come autore di un periodo storico tutto umano – ha risposto – non potendo negare le cose positive della comunicazioni in rete, mi accorgo che stiamo perdendo la nostra individualità, lo sviluppo delle relazioni interiori. Stiamo perdendo anche il suono della voce. Ci rimane solo un margine di 140 caratteri…”. E così ci ha dato la mano facendoci sentire che aveva apprezzato la nostra esigua presenza (tre giornalisti, tre fotografi ed un cameramen con l’assistente).
Nel fresco di un chiostro del Convento della Chiesa Nuova, mentre parlavamo delle elezioni europee con l’autore di un romanzo fiume del XIV secolo ai margini della Santa Inquisizione, si diceva che è tempo di rivoluzioni, che entreranno in Parlamento gruppi che vogliono sciogliere l’Unione europea. Come tutti i giornalisti stavamo dando spazio, come nelle pagine dei giornali, così nei palinsesti, così nei web alle illazioni su come andrà a finire il futuro europeo, mentre eravamo lì presenti in pochi a tener vivo il futuro della letteratura, qualunque essa fosse.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.
























