Un giorno di pioggia a New York. La cultura e l’ignoranza nell’universale alleniano.

Al di là della bellezza estetica di New York, piena di atmosfere oniriche, fotografate splendidamente da Vittorio Storaro, e della perfetta sceneggiatura, ricca di evoluzioni di eventi metereologici ed umani, basta soltanto il ripetuto tema universale alleniano a far bello ed attuale l’ultimo film di Woody Allen: “Un giorno di pioggia a New York”.
Dalle origini del suo percorso artistico, ormai di oltre cinquanta anni, la cultura e l’ignoranza, presi in giro da quel particolare umorismo made Woody Allen sono stati il leitmotiv della creatività dei suoi film.

Il pensiero intellettuale di Allen è quanto di più duraturo ed anche attuale in tutta la produzione cinematografica dagli anni ’60 (quando scriveva libri e sceneggiature all’inizio di un’epoca storica pensante) fino ad oggi, all’alba di un cambiamento tecnologico epocale. Per cui dire, come fa un certo tipo di critica, che Un giorno di pioggia a New York ripete sempre la filosofia e gli stilemi alleniani è come dire che Woody in fondo ha sempre affrontato un tema universale che non avrà mai fine, anche attraverso più epoche di pensiero e scienza.

Cultura ed ignoranza sono in quest’ultimo film la dicotomia su cui si fonda la vita fatta di pensiero e sentimenti di due esseri umani, anzi di due giovani innamorati che da un college vanno a New York. Un ragazzo newyorkese (Timothée Chalamet) forzato fin da piccolo a leggere classici, vedere musei, frequentare cenacoli letterari ed artistici e locali di buona musica, che vede New York a questo livello culturale, con nonchalance, quasi con noia, apatia.

Una ragazza dell’Arizona (Elle Fanning), carina e brillante, che scrive per un giornale universitario e colleziona interviste famose, ma (come avviene oggi) corre dietro, con leggerezza al fatto contingente, agli eventi mediatici, al gossip più banale, allo scoop a tutti i costi. 

Conosce personaggi famosi e se ne innamora, li adora, ne imita la loro vita e con semplicità e superficialità cede alle lusinghe di un mondo sognato, falso, corrotto, infelice ma celebre. Entrando dentro le fotografie, le riprese, le idee, le parole, le macchine, le case e gli altri status symbol, facilmente assimilabili, che invadono ogni giorno la nostra vita.

Quel mondo, di cui esempio più importante è, per Woody Allen, la Hollywood strapagata e senza idee, fatta di registi, sceneggiatori, attori fatui, presuntuosi e ignoranti, accompagnata sempre da un mass media (giornali, televisioni e social) influencer-pilota dei cretini di massa.

Un film che ancora una volta rivela attraverso il suo alter ego il protagonista Gatsby (non a caso citando il protagonista del romanzo di Scott Fitzgerald) il suo amore per la cultura, che ci fa vedere a sua volta, con il sole o con la pioggia, in interno o all’esterno, attraverso momenti magici, quell’Anima Universale che possiede New York (e nessun’ altra città).

Una informazione sul fare cinema di Woody Allen: chiunque lavori con lui, anche le star più celebri, prende solo il minimo salariale. E guardando la sua lunga produzione ce ne sono di famosi che hanno accettato, ridimensionando le loro pretese.

Pino Moroni

Pino Moroni

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

2 commenti

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  • Ti sono grata di questo articolo: ha molti pregi. In più mi fa pensare, come in un’elegia di Rilke: “che noi non amiamo come i fiori, traendo da un unico anno…
    ma un succo immemorabile…
    l’immenso fermento…
    (E grazie a te Pino che “ci guidi presso quel giardino”…)

  • Grazie Yolanda per le belle citazioni di Rilke. Ho riletto brani delle sue Elegie e Poesie oggi, ma le avevo lette anche dopo il film Lou Von Salomé. E’ indubbiamente uno dei migliori giardinieri della poesia Universale. Un caro saluto. Pino