ultimi articoli dell'autore

Il capo perfetto. Una commedia su storie di lavoro in una fabbrica di bilance non calibrate

di Pino Moroni

A parte una recitazione più misurata ed introspettiva di un maturo Javier Bardem, che ci aveva abituato a ruoli platealmente aggressivi da macho o da maniaco, il film Il capo perfetto di Fernando Leon de Aranoa cavalca quel genere realistico sociale (una settimana in una fabbrica di bilance tra padrone e dipendenti), attraversato da una atmosfera thriller psicologica per evitare il banale quotidiano.

Non nello stile di denuncia sociale di Ken Loach come Sorry we missed you (2017) in cui i lavoratori non hanno il tempo nemmeno di andare al bagno. Né tanto meno il contraltare del basilare La classe operaia non va in paradiso (1971) di Elio Petri, vista dalla parte del padrone. Anzi c’è così tempo per tutti i dipendenti di incasinarsi e del capo di impicciarsi e risolvere i loro problemi, che tutto si trasforma quasi in commedia comica, annacquando la critica sociale in tanti faccia a faccia in cui il capo (pater familias onnipotente ed onnipresente) tenta di accomodare le situazioni per “il suo verso”, ricorrendo allo stesso tempo alla sua interpretazione personale del principio di indeterminazione di Eisenberg, “per cui tutto cambia quando una persona ne incontra un’altra”. Ma se una ne incontra un’altra sarà sempre la più debole a perdere. Vedi padrone – operai, come sta succedendo un po’ in tutto il mondo.

immagine per il capo perfetto

Il regista de Aranoa aveva diretto Bardem esattamente 20 anni fa nel film I lunedì al sole (2022), facendogli interpretare un disoccupato e purtroppo in questi venti anni ha diretto pochi film (poco conosciuti), quasi tutti premiati con vari Premi Goya. Comprensibile il suo successo solo nel suo paese perché racconta storie con lo stile e nelle corde degli spettatori prettamente spagnoli. Tematiche provinciali, fatte di soprusi e di corna.

Quest’anno Il capo perfetto rappresentava la Spagna nella categoria del miglior film straniero ai Premi Oscar, ma è già stato eliminato nella serata delle nomination dell’8 febbraio, mentre è entrato in competizione il film di Almodovar Madres Paralelas, che tocca l’argomento più importante della maternità.

Il film basato su una storia evanescente, ripetitiva di luoghi comuni, inizia e finisce su un muro, pieno di medaglie, in cui sarà appeso un nuovo premio alla magnifica fabbrica di presunta precisione (che per il regista vale come un altro premio Goya). Quest’anno sono 20 le nomination per il suo film. E 6 i premi ottenuti: miglior film, miglior regia, attore protagonista, sceneggiatura, musica e montaggio. Forse troppi.

Oltre Bardem che meritatamente ha ottenuto il premio, De Aranoa ha preso tutti gli altri premi maggiori, come produttore, regista, sceneggiatore, montatore, ecc.

Ciò vuol dire che, come per la produzione italiana, in Spagna il livello culturale si è estremamente abbassato, e la letteratura, eccetto i romanzi storici (es. La cattedrale del mare e seguiti di Hildefonso Falcones 2006), si è appiattita su piccole storie come questa, arricchite però dei nuovi vizi capitali come ipocrisia, ambiguità, cattiveria, peccati di disonestà e corruzione fino a delitti su commissione, condite con il solito pizzico di suspence. Ma non si parli di dark comedy o di noir, che sono altra cosa.

Quando il buonismo e la falsa umanità si associano alla perversità e al puro interesse personale, e le carenze di un prodotto (che sia una bilancia o un film) debbono essere supplite con il ritiro di un premio ed un ritorno ad una pubblicità aggressiva, il capo perfetto, fattosi padre amorevole, continuerà a sciorinare sinuosi discorsetti agli operai, procederà a licenziamenti, effettuerà cambi di funzioni, piloterà tradimenti e riappacificazioni, appagando la sua libido personale con la giovane di turno, finché si ritornerà al tra tran di sempre e tutto (a proposito di bilance), si bilancerà di nuovo.

Ma tutto questo sa ormai di ancien regime, senza più nessuna prospettiva di futuro.

immagine per Pino Moroni
+ ARTICOLI

Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *