Dopo tanti argomenti molto impegnati ed impegnativi ho scelto di cambiare per poter finalmente ridere, su come ci rapportiamo con i nostri simili. I primi che mi sono capitati sono l’intero gruppo di scombinati che ha partecipato a tre edizioni di Boris, che attraverso la violazione di regole scritte di buon gusto e scorrettezza pura (parolacce e gesti a gogò) fanno arrivare, attraverso l’ilarità a denti stretti, a ragionare seriamente su temi quotidiani vecchi e nuovi.
Tante care cose (Bibliotheka edizioni) di Massimo De Lorenzo è una raccolta di lettere personali ed universali, rivolte a figure del passato e presente, compresi i più intimi, reali o immaginarie. Piene di sentimento e nostalgia, di rammarichi e di rancori, di rimproveri e di accuse, di scuse e buoni propositi, e di nonsense, come poi è fatta l’umanità.
Massimo De Lorenzo, veterano della famosa serie Boris (2007), prima a prendere premi per la miglior fiction, ha invitato sul palco una banda di svitati intelligenti registi, sceneggiatori ed attori, che da anni mandano avanti la storia seriale della TV italiana. Luca Vendruscolo, Pietro Sermonti, Carlo De Ruggieri, Alessandro Tiberi, Giulia Mombelli, Cristina Pellegrino, Giacomo Ciarrapico, con il conduttore Gianluca Cherubini, che si è prestato a fare la parte del provocatore di lunga memoria.
Scoppiettante inizio in cui De Lorenzo ha ricordato il grande divertimento delle prime stagioni con un gruppo di amici (ancora oggi) che si impegnavano con Francesco Pannofino (doppiatore dalle infinite voci) a cercare di far divertire intelligentemente. Si è detto scherzando, ma non troppo, che se la commedia italiana fosse fatta di storie originali, con attori rodati come quelli presenti, saremmo competitivi con le migliori americane.
Luca Vendruscolo, che ha fatto la cavia per l’autore, seguendolo nel percorso di formazione delle sue lettere ha scherzosamente detto che con la sua prefazione si è reso complice delle scorrettezze dell’autore, aiutandolo anche a trovarne altre. Ne è venuto fuori un hellzappopin di maschere italiane, come nemmeno Totò aveva mai messo insieme.
Anche Carlo De Ruggieri ha voluto aggiungere, per un tocco di satanico biografismo, che poi De Lorenzo sembra sempre un Don Bosco, invece dentro è un brutto ceffo ribelle e sguaiato come Jim Morrison. Mentre lo stesso De Lorenzo si divertiva con impertinenza a sfottere tutti gli altri. Un vero spettacolo con scambi di ruoli.
Tra le molte lettere lo stesso De Ruggieri ha voluto leggere quella ad un professore di filosofia di Reggio Calabria (paese di De Lorenzo), un prete, che in una città così bigotta si era spogliato e aveva detto che aveva un’amante. Sicuramente due scelte molto passionali.
“Caro Don Signor Professor Lo Faro”, il quale ammorbava gli studenti con la pallosa filosofia (ma era bravissimo in materia per incomprensione). Quando il giovanissimo De Lorenzo gli aveva detto che da grande avrebbe voluto fare l’attore gli aveva risposto da prete e professore: “Poi glielo reciti a tua madre…” Che in altri termini vorrebbe dire “sto ca..o”(o meglio “supercazzola”, neologismo entrato nella lingua parlata, usato per prendere in giro persone che credono a tutto quello che si dice anche se incomprensibile).
“Caro amico, scusa”. Lettera recitata con grande foga da Cristina Pellegrino. Dopo una prima parte in cui lo scrivente si profonde in scuse ripetute ed esagerate per quello che ha fatto, detto o pensato, ed esprime tutti i suoi buoni propositi per il futuro (come non si sa, come non si sa la colpa), in un graduale approfondimento dell’accaduto il tono della lettera cambia ed inizia una serie di rimproveri e analisi della questione, forse nata da un equivoco, fino ad arrivare ad un j’accuse pieno di rabbia per quello subito, e per non aver mai ricevuto le scuse necessarie, in attesa di ricevere al più presto le scuse dovute. Altro che scuse da fare, scuse da ricevere!
“Cari cugini francesi”, letto con ironia da Pietro Sermonti. Introduzione con odio verso i francesi che credono di essere sempre i migliori. Con le loro lunghe ingombranti baguettes sotto il braccio, seduti ai bistrot, che fanno finta di leggere i capolavori della loro letteratura, con in bocca il loro pardon, con la erre forte, che fa spostare la massa ed invece manda a fare in c..o. Nudi nelle loro mansarde sotto i tetti di Parigi, a scrivere poemi, a dipingere art nouveau, a suonare musica, o meglio a sc…re. Noi italiani, invece, povero popolo ignorante e bigotto, che non cambia mai niente. Pasta, peccati e preghiere. Sto pensando – dice chi scrive- che in fondo mi piacete molto e vorrei fare e vivere come voi. Ma per favore ridateci La Gioconda!
“Caro come ti chiami” letto da Giacomo Ciarrapico, per tutti coloro che hanno una figlia che dice al padre “È successo per la prima volta”. Se la figlia ti dice che ha trovato il suo uomo e tu sai che non sarai più il suo idolo, ti senti in dovere di parlare con lui per consigliarlo di darle tutto il possibile (amore, benessere, vacanze, ammirazione, stima). Anche se diventasse una padrona insopportabile bisogna assecondarla. Occorre togliersi qualsiasi ambizione, ricordi, amici, perché da ora in poi ci saranno solo i suoi desideri da esaudire. Finale bruciante: ma perché non la lasci subito, ora!
Poi Giulia Mombelli (moglie di De Lorenzo) ha letto la lettera a “Esimio Dottor Antoine Laurent de Lavoisier”, ghigliottinato per alto tradimento durante la rivoluzione francese. C’era sempre stata una dimestichezza con questo chimico intellettuale. Mi ricordava sempre mio padre che amava tanto la chimica e la insegnava in casa a studenti capoccioni, ed io stavo dietro la porta a sentire, ma non ne capivo niente. Poi quando mi interrogava gli sbagliavo sempre quella frase per lui fondamentale: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Caro papà, ora non ci sei più, ma spero ti sia trasformato in gas, per confermare le teorie di Lavoisier!
“Caro Sergio”, lettera ad una di quelle carogne di registi conosciuti nella mia carriera, letta da Alessandro Tiberi. Uno di questi mi dice quanto sono bravo, ho quella pelle da Eastmancolor, ma se mi ingrassassi sarei perfetto per un ruolo importante. Comincio a mangiare e mi ingrasso ma passa il tempo e non mi chiama. Poi mi rincontra e mi dice quanto mi stima, quanto sono bravo con la mia pelle da Eastmacolor e che mi chiamerà per un ruolo importante. Ed io continuo a mangiare e mi ingrasso e non mi chiama. Comincio a pensare che mi sta facendo perdere tempo e pazienza e poi che cosa avrà voluto dire con quella pelle da Eastmancolor? Oggi con il digitale non vale mica più!
In finale l’ultima provocazione di De Lorenzo: vorrei aprire un’agenzia per scrivere lettere per coloro che hanno subito tanti torti nella vita e chiamarla: Rancore.
Pino Moroni ha studiato e vissuto a Roma dove ha partecipato ai fermenti culturali del secolo scorso. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista dal 1976, negli anni ’70/80 è stato collaboratore dei giornali: “Il Messaggero”, “Il Corriere dello Sport”, “Momento Sera”, “Tuscia”, “Corriere di Viterbo”. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Dal 1990 è stato collaboratore di varie Agenzie Stampa, tra cui “Dire”, “Vespina Edizioni”,e “Mediapress2001”. E’ collaboratore dei siti Web: “Cinebazar”, “Forumcinema” e“Centro Sperimentale di Cinematografia”.










